Maturità 2017, e poi? Ecco i laureati che trovano lavoro secondo il rapporto Almalaurea

Di Marta Ferrucci.

Quali sono i laureati che trovano prima lavoro, quanto guadagnano, cosa valorizzano le aziende? Queste e altre informazioni sono nell' indagine Almalaurea 2017

LAUREE CHE FANNO TROVARE LAVORO

Laurea e lavoro nel rapporto Almalaurea 2017
Laurea e lavoro nel rapporto Almalaurea 2017 — Fonte: istock

Anche quest’anno i risultati del rapporto Almalaurea aprono una finestra sul mondo dei laureati, sulle scelte formative e le opportunità lavorative al termine del percorso di studi. Un’analisi complessa che prende in considerazione molti fattori (la scelta del percorso di studi, l’area geografica, la regolarità negli studi, il titolo di studio dei genitori…) e che fornisce risultati utili a chi – dopo gli esami di maturità – sarà alle prese con la scelta del percorso di studi. Cosa far prevalere dunque nella scelta, le preferenze personali o il percorso che fa trovare più facilmente lavoro? La scelta sarà comunque individuale ma Almalaurea, con il rapporto 2017, offre un prezioso strumento ai maturandi, a chi si trova alle prese con la scelta di un percorso formativo, fornendo dati e spunti per una scelta più consapevole.

I LAUREATI PIU' FAVORITI

Tra le prime evidenze che mette in luce il rapporto, c’è che il percorso disciplinare intrapreso esercita un effetto determinante nell’individuare le chance occupazionali dei neo-laureati: a parità di altre condizioni, infatti, i laureati delle professioni sanitarie e di ingegneria risultano più favoriti. Più penalizzati, invece, sono i colleghi dei percorsi psicologico e geo-biologico.

CHI HA PIU' CHANCE DI TROVARE LAVORO

A parità di condizioni, sono le lauree triennali ad avere maggiori chance occupazionali ad un anno dal titolo.
Si confermano significative le tradizionali differenze di genere e, soprattutto, territoriali, testimoniando, la migliore collocazione degli uomini e di quanti risiedono o hanno studiato al Nord.
I laureati provenienti da famiglie nelle quali almeno un genitore è laureato registrano una minore occupazione ad un anno dal titolo. Come mai? Perché il contesto socio-culturale di origine sostiene propensioni ed aspettative, sia formative che di realizzazione, che ritardano l’ingresso nel mercato del lavoro, in attesa di una migliore collocazione professionale.

VOTO, LAUREA NEI TEMPI, ESPERIENZA ALL'ESTERO E STAGE FANNO LA DIFFERENZA

Il punteggio negli esami, calcolato tenendo conto della relativa distribuzione per ateneo, gruppo disciplinare e classe di laurea, risulta determinante nel favorire migliori opportunità occupazionali. Ma il rispetto dei tempi previsti dagli ordinamenti esercita un effetto ancor più positivo, perché in tal caso i laureati si pongono sul mercato del lavoro in più giovane età.

Le esperienze lavorative (in particolare di chi ha svolto attività continuative a tempo pieno per almeno la metà della durata degli studi, i cosiddetti lavoratori-studenti), così come alcune competenze maturate nel corso degli studi universitari, esercitano un effetto positivo in termini occupazionali. A parità di ogni altra condizione, infatti, le esperienze di lavoro, di qualsiasi natura, le competenze informatiche, i tirocini/stage compiuti durante gli studi, le esperienze di studio all’estero sono tutti elementi che rafforzano la probabilità di lavorare, entro un anno dal conseguimento del titolo. Infine, anche la disponibilità ad effettuare trasferte per motivi lavorativi (indipendentemente dalla frequenza), risulta premiante in termini occupazionali.

A tre anni dalla laurea, il tasso di disoccupazione riguarda il 12% dei laureati triennali e l’11% dei magistrali biennali. La situazione migliora ulteriormente a cinque anni, quando tali quote scendono, rispettivamente, all’8 e al 9%.

CRESCE IL LAVORO AUTONOMO TRA I LAUREATI DEL 5%

Rispetto all’indagine 2008 si registra un aumento del lavoro autonomo, rispettivamente, di 5 punti percentuali tra i laureati di primo livello e di 3 punti tra i laureati del biennio magistrale. Il tempo indeterminato, invece, ha subìto una significativa contrazione (-13 punti percentuali) per i laureati triennali, mentre ritorna ai livelli di otto anni fa per i magistrali biennali.

Nell’ultimo anno si registra inoltre, tra i triennali, un aumento dei contratti non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato) e, parallelamente, una modesta ma confortante diminuzione dei lavori non regolamentati da alcun contratto.

QUANTO GUADAGNA UN LAUREATO A 1, 3 E 5 ANNI DALLA LAUREA?

La retribuzione percepita dai laureati ad un anno risulta in aumento, attestandosi, nel 2016, attorno ai 1.100 euro netti mensili: 1.104 per il primo livello, 1.153 per i magistrali biennali. A tre anni dalla laurea la retribuzione mensile netta supera i 1.250 euro per i laureati triennali e sfiora i 1.290 euro per i magistrali biennali; valori, per entrambi i collettivi, in aumento rispetto a quanto rilevato lo scorso anno.
A cinque anni dalla laurea la retribuzione mensile netta supera i 1.360 euro per i laureati triennali e i 1.400 euro per i colleghi magistrali biennali.