Impressionismo: caratteristiche, esponenti ed opere

Impressionismo: caratteristiche, esponenti ed opere A cura di Sonia Cappellini.

Impressionismo: approfondimento di storia dell'arte sulle caratteristiche, gli esponenti e le opere più importanti di questo movimento artistico

1Prima dell'impressionismo

Per parlare di Impressionismo, dobbiamo prima ricostruire i movimenti che lo hanno anteceduto. In Francia intorno alla metà dell’800 nasce il Realismo, un movimento artistico incluso in una vasta corrente culturale che interessa tutti gli ambiti del sapere e che si basa su un’osservazione diretta e impietosa della realtà umana, fatta di eventi lieti e tragici, di progresso ma anche di ingiustizie. Tale corrente assume in filosofia il nome di Positivismo e in letteratura di Naturalismo.
Il pittore Gustave Courbet, primo e più importante rappresentante del Realismo, si dedica soprattutto a soggetti che nel pensiero dominante dell’epoca sono considerati di poca importanza o persino disdicevoli.   

"Funerale ad Ornans", 1849-50, Gustave Courbet
"Funerale ad Ornans", 1849-50, Gustave Courbet — Fonte: ansa

La sua opera più celebre poi è la scena di un funerale ambientata nel proprio paese natale, Ornans. Mette in primo piano proprio la buca dove sarà calata la bara e rappresenta i suoi compaesani, belli e meno belli, giovani e anziani, alcuni sono lì con un incarico da svolgere come gli ecclesiastici, altri perché hanno un legame di parentela con il defunto, altri sono semplicemente curiosi, si distraggono, parlano tra loro, guardano in direzioni diverse. Non si sa nulla della persona che deve essere seppellita, è una scena di vita quotidiana ambientata in un paesetto che non è importante né famoso.   

I critici non approvano questo dipinto soprattutto perché Courbet utilizza una tela molto grande, un formato adatto a una scena di battaglia, all’incoronazione di un imperatore, insomma a un soggetto di “grande storia”.
Courbet è un innovatore, ma le sue novità non vengono comprese e accettate. Dalla sua opera, l'impressionismo prenderà le mosse.

"Gli spaccapietre", 1849, Gustave Courbet
"Gli spaccapietre", 1849, Gustave Courbet — Fonte: ansa

In uno scritto critico  il pittore spiega il suo pensiero in fatto d’arte: la pittura deve occuparsi solo di ciò che il pittore può vedere e toccare, quindi solo il presente, solo ciò che vive in prima persona, niente avvenimenti storici del passato, niente storie fantastiche, niente mitologia; la pittura non si può insegnare, ogni pittore nasce tale e non esistono maestri e allievi, quindi niente scuole, come le accademie, dove per secoli i giovani che intendevano intraprendere la carriera artistica si sono formati; il pittore non deve fermarsi al “bello” ma osservare e rappresentare ogni cosa, il bello ha una forma perfetta e sempre uguale a sé stessa, è un’astrazione, mentre la realtà ha mille varianti che incuriosiscono l’artista, quindi non più canoni estetici che per secoli e secoli avevano diviso il mondo in due categorie, “bello” e “brutto”, una degna di essere rappresentata e l’altra no.  

2La scuola di Barbizon: verso l'impressionismo

Mentre Courbet sfida le istituzioni, un gruppo di pittori innamorati della natura sceglie di vivere lontano dal caos di Parigi e si rifugia nel paesino di Barbizon, vicino alla foresta di Fontainbleau.
Camille Corot, Francois Millet, Théodore Rousseau, per citarne solo alcuni, si immergono totalmente in questo spazio incontaminato e rappresentano alberi, prati, greggi, contadini e pastori. Tutto quello che osservano, con amore e dedizione, lo riportano sul quadro senza trascurare i dettagli più umili, il disegno di una corteccia, di una foglia, di un ramo.
La critica non li ama ma li tollera, in fondo si tengono a distanza e non “sprecano” troppi metri di tela...

3L'Impressionismo: tutto nasce dalla luce

Realisti e barbisonniers manifestano dunque un’esigenza di aderenza al vero.
Gli impressionisti nella seconda metà del secolo seguono questa stessa esigenza compiendo un ulteriore passo: si rendono conto che la realtà è mutevole, non è mai uguale a sé stessa, è in continua trasformazione. È proprio l’aspetto della mutevolezza a incuriosirli maggiormente. 

"Cattedrale di Rouen, sole", 1894, Claude Monet
"Cattedrale di Rouen, sole", 1894, Claude Monet — Fonte: ansa

Ogni immagine che si presenta davanti ai nostri occhi, secondo gli esponenti dell'Impressionismo, è determinata dalla forma dell’oggetto che stiamo osservando (una mela, un fiume, un volto, un albero, un tavolo, ecc.) ma soprattutto dalla luce che colpisce quell’oggetto e che dall’oggetto stesso si dirige verso i nostri occhi. In assenza di luce infatti non possiamo vedere nulla, nemmeno le cose che sono a pochi passi da noi.
La luce però cambia velocemente, è sempre diversa a seconda del momento della giornata, della stagione, delle condizioni meteorologiche. Per fissare in un dipinto quell’immagine che si imprime nei nostri occhi e che si dissolve quasi alla velocità di un battito di ciglia, occorre quindi una tecnica nuova, rapida, immediata, che sarà propria dell'Impressionismo.

"Cattedrale di Rouen, tempo grigio", 1894, Claude Monet
"Cattedrale di Rouen, tempo grigio", 1894, Claude Monet — Fonte: ansa

Il pittore dell'Impressionismo si mette personalmente di fronte al soggetto che vuole rappresentare, di solito qualcosa che si trova all’aria aperta (en plein air), non si chiude nel proprio studio ma si siede sulla collina, nella piazza, in riva al fiume che ha deciso di rappresentare. Niente più bozzetti su carta, niente più disegno preparatorio sulla tela, niente più contorni precisi delle cose, tutte operazioni che richiederebbero molto tempo, ma colore non mescolato, steso direttamente sulla tela con rapidi tocchi, con pennellate veloci e apparentemente poco precise. Apparentemente perché quelle che a distanza ravvicinata possono sembrare macchie senza senso, allontanandosi di qualche passo assumono la precisione di immagini fotografiche.
Spesso i pittori impressionisti portano con sé tre o quattro tele perché dopo una mezz’ora di lavoro, allo spostamento del sole, cambia la luce e su quell’immagine se si è fortunati si può tornare a lavorare solo il giorno dopo. È però possibile iniziare un altro dipinto, con lo stesso soggetto ma con una luce un po’ diversa.      

Claude Monet, il più celebre tra gli esponenti dell'Impressionismo, realizza oltre trenta quadri con la raffigurazione della cattedrale di Rouen: sempre la stessa facciata, della stessa chiesa, eppure sempre incredibilmente diversa!  
    

"Il foyer della danza al teatro dell'Opéra", 1872, Edgar Degas
"Il foyer della danza al teatro dell'Opéra", 1872, Edgar Degas — Fonte: ansa

Gli impressionisti amano dunque soprattutto ciò che è mutevole e sfuggente: Monet i corsi d’acqua, le marine, i laghetti con le ninfee; Renoir la vegetazione e curiosi effetti che essa provoca filtrando la luce, quelle macchioline chiare e scure che si proiettano sulle strade, gli abiti, i volti delle persone; Degas le ballerine dell’opera e i cavalli da corsa…  

3.1Analisi dell'opera: "La Grenoullière" di Claude Monet

La Grenoullière è un luogo amato dagli impressionisti e da tutti i giovani parigini, un’isoletta sulla Senna, con una passerella, un piccolo approdo e un ristorante. Un posto ideale dove fare il bagno, divertirsi con gli amici, dipingere.
In una bella giornata di primavera Monet e Renoir si siedono l’uno accanto all’altro sulla riva del fiume e ritraggono questo piccolo angolo di paradiso.

Il quadro di Monet è sensazionale dal punto di vista tecnico. Con ampie campiture verde chiaro descrive gli alberi sullo sfondo, con tocchi rapidi ma sicuri tratteggia le barche e il locale galleggiante, poche macchie sono sufficienti a descrivere le persone nei loro abiti alla moda. La vera protagonista però è l’acqua che spazia in primo piano e nella parte centrale del quadro. Grandi pennellate orizzontali bianche, rosa, verde scuro, gialle, arancio e azzurro scompongono l’immagine in un caleidoscopio di colori e, allontanandosi solo di un passo, la ricompongono in un incredibile effetto di riflessi e trasparenze.

"La La Grenoullère", 1869, Claude Monet
"La La Grenoullère", 1869, Claude Monet — Fonte: ansa

3.2Analisi dell'opera "Bal au moulin de la galette" di Pierre Auguste Renoir

Ancora un luogo di divertimento, un ritrovo per i giovani che amano ballare e ascoltare musica. Il moulin de la galette è un locale di Montmartre, dove si entra per pochi centesimi, ci si può sedere nei tavolini all’aperto per bere un bicchiere di vino e assaggiare i biscottini inclusi nella consumazione.

Il dipinto di Renoir, a dispetto delle dimensioni, è quasi un’istantanea. L’immagine coglie in primo piano un gruppo di amici intenti a ridere e a chiacchierare, sono immersi nella vita e non si accorgono di chi li osserva. In secondo piano ancora il brulicare della folla, chi cammina, chi cerca un tavolo e chi danza. Come in una foto casuale, il bordo taglia alcune figure accentuando l’idea di movimento e la sensazione di vivacità. In ogni angolo la luce che, filtrata dalle chiome degli alberi, dissemina il quadro di allegri coriandoli.

"Bal au moulin de la galette", 1876, Pierre-Auguste Renoir
"Bal au moulin de la galette", 1876, Pierre-Auguste Renoir — Fonte: ansa

4L'impressione

Quelli in cui nasce e si diffonde l'Impressionismo sono gli stessi anni in cui nasce e si afferma la fotografia: gli impressionisti sono curiosi e affascinati da questo nuovo mezzo di riproduzione della realtà, non la considerano al contrario dei pittori tradizionalisti un pericoloso antagonista, colgono immediatamente le possibilità che offre.   

La macchina fotografica per dirla in modo semplice è una scatola chiusa (la camera), al cui interno si trova una carta sensibile alla luce (la pellicola), nella scatola c’è un’apertura (l’obiettivo) e uno sportellino (il diaframma) che può essere aperto o chiuso per un tempo più o meno lungo.
Quando il fotografo apre il diaframma permette alla luce di penetrare all’interno della scatola e la luce va a sbattere sulla pellicola, che fissa per sempre l’immagine di ciò che si trova davanti all’obiettivo. Si dice che la pellicola si “impressiona” e la somiglianza del termine con il nome “Impressionismo” non è affatto casuale.

Nello stesso momento si fanno grandi passi avanti in campo medico, si studia il funzionamento dell’occhio umano e il tema appassiona molto gli impressionisti. L’occhio in fondo non è troppo diverso dalla macchina fotografica: è un bulbo chiuso con una apertura (la pupilla) e una parte (l’iride) che è in grado di allargare e stringere le dimensioni della pupilla, quindi di regolare la quantità di luce che entra. All’interno c’è la retina, che funge da pellicola, su cui si imprime l’immagine rovesciata…   

Tutte queste scoperte e queste innovazioni tecnologiche influenzano i pittori dell'Impressionismo, uomini al passo con i tempi che si lasciano alle spalle i tradizionali metodi di lavoro lenti e laboriosi.    

5Il grande rifiuto dell'Impressionismo

Nel 1863 gli impressionisti (che ancora però non si chiamano così) propongono le loro prime opere al Salon, un’esposizione molto importante organizzata dall’Accademia reale, che si tiene ogni due anni a Parigi. 

Come era stato per Courbet nel 1855, però, la giuria non comprende e non accetta le novità e non permette loro di partecipare. Al rifiuto seguono vive proteste e quale premio di consolazione gli viene messo a disposizione uno spazio secondario, fuori concorso, subito chiamato “Salon des Refusés”, salone degli scartati, un insulto più che un nome.

"Colazione sull'erba", 1863, Edouard Manet
"Colazione sull'erba", 1863, Edouard Manet — Fonte: ansa

Il pubblico e la critica non accolgono bene i quadri degli esponenti dell'Impressionismo, quello più osteggiato è La colazione sull’erba di Edouard Manet. Colori stesi in modo rapido, assenza di chiaroscuro, poca attenzione ai contorni delle figure, grandi macchie di colore per descrivere la vegetazione e soprattutto quella donna svestita, non una dea, una figura mitologica o allegorica, una donna in carne e ossa che senza imbarazzo si spoglia e guarda l’osservatore: che scandalo!  

6L'amico Nadar

Passa qualche anno e questi giovani pittori, che non si sentono accettati negli ambienti della tradizione e della cultura ufficiale, organizzano autonomamente una mostra tutta propria. Ad ospitarli, non a caso, è un fotografo, Felix Nadar, che presta loro il suo studio per l’esposizione. È il 1874 e l’evento passa alla storia come la prima mostra degli impressionisti.

"Impressione, sole nascente", 1872, Claude Monet
"Impressione, sole nascente", 1872, Claude Monet — Fonte: ansa

Qui un dipinto di Monet Impressione, sole nascente fa andare su tutte le furie il critico Louis Leroy. Paragona il dipinto alla sua carta da parati, la quale sarebbe più accurata e rifinita. Ironizza sul titolo che finirà per dare definitivamente il nome all’intero movimento artistico.
L’accusa è sostanzialmente che i quadri di Monet e compagni, non sono finiti, sono solo abbozzi non portati a compimento. Non sono quadri ma solo l’impressione di essi

Nonostante le critiche però gli impressionisti non si arrendono. Si susseguono molte altre mostre e il pubblico pian piano si lascia conquistare da quei paesaggi che respirano luce, che dilatano occhi e polmoni. Un po’ alla volta, con pazienza e coraggio le nubi vaniglia e le acque vibranti di Monet, le nevicate pastello di Pisarro, le feste, i balli e le risate di Renoir si fanno strada nelle menti e nei cuori.

Oggi il signor Claude Monet ha vinto l’odio, ha costretto l’ambiente al silenzio. È come si suol dire “arrivato”. Se certi caparbi, per i quali l’arte è soltanto la restaurazione di forme congelate e di formule morte, discutono ancora sulle tendenze del suo talento, non discutono più su questo talento che si è imposto da solo con la sua forza e il suo fascino

Le Figaro, 1884