I fenomeni migratori - seconda parte

Di Gabriele Desiderio.

Si conclude l'approfondimento di Studenti.it sulle migrazioni, fenomeno complesso e cruciale per comprendere la nostra realtà politico-economica

Le politiche per l'immigrazione
L'atteggiamento statale diffuso in Europa nei confronti dei flussi migratori ha avuto varie fasi e si è differenziato da Stato a Stato, a seconda delle proprie tradizioni storico-politiche.
Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale l'Europa ha assistito ad un grande flusso di lavoratori migranti che dalle zone del Nord Africa e dell'Africa subsahariana, ma anche da zone dell'Europa meridionale ( Italia, Spagna, Grecia, Portogallo) si spostavano nelle grandi aree industriali del Centro e Nord Europa.
Fino agli anni '70 però questi flussi non subivano forti restrizioni ed avvenivano all'interno di scambi commerciali tra gli Stati ed erano tutti movimenti regolamentati e documentati.
A partire dal 1973, l'anno della crisi petrolifera e del conseguente collasso economico, invece, ci fu una chiusura molto forte dell'ingresso di lavoratori immigrati.

Una significativa differenza tra il prima e dopo il '73 è che sono aumentati in maniera consistente i flussi migratori che, grazie ad organizzazioni criminali, entrano in modo illegale e tra essi sono molto più numerosi che in passato i rifugiati. Inoltre, mentre durante gli anni '50 e '60 le migrazioni avvenivano in un contesto economico in forte espansione che poteva facilitare l'inserimento dei migranti nelle comunità d'arrivo, durante gli anni '80 e '90 avvenivano in un generale contesto di crisi economica e di elevata disoccupazione.

Oggi il nuovo assetto internazionale in seguito al crollo dell'URSS, allo scoppio delle violenze etniche nella ex Jugoslavia e all'apertura dei mercati orientali, pone l'Europa di fronte a nuove sfide che riguardano soprattutto un'armonizzazione delle politiche migratorie al fine di garantire un controllo alle frontiere ed una effettiva integrazione socio-culturale degli immigrati.
Il ruolo della Comunità europea, nell'elaborazione di leggi e misure volte al controllo dei flussi e dell'integrazione e nell'attribuire uno status giuridico alla figura dell'immigrato, è fondamentale.
Ma il livello più appropriato, e forse più efficace, per occuparsi dell'integrazione degli immigrati regolari ed assistere quelli irregolari è quello degli Enti locali.

Queste realtà locali sono in grado di percepire le differenze e le peculiarità del fenomeno e quindi dovranno essere i principali interlocutori nell'elaborazione di politiche per l'immigrazione. Esse sono il luogo in cui l'immigrato (inteso come individuo) diventa reale, acquisisce uno sorta di status percepito.

Le sfide dell'Europa
Quella della gestione dei flussi migratori è una delle sfide più importanti cui l'Unione europea dovrà fare fronte.
I pericoli più immediati sono il diffondersi di sentimenti razzisti e xenofobi che puntando il dito contro i problemi dell'ordine pubblico e della disoccupazione, spingeranno gli Stati ad una revisione in senso restrittivo delle misure sull'immigrazione.
L'Europa deve riconoscere il fatto di essere una zona di immigrazione, sia nei confronti delle proprie popolazioni che dei paesi d'invio, ed accettare le proprie responsabilità in quanto tale. E' una sfida che dovrà fare i conti con l'attuale assetto economico e politico internazionale, ma è una sfida necessaria ed improrogabile per la sopravvivenza della stessa Europa, in nome dei valori universali della persona umana.

Kant, nel suo scritto "Per la pace perpetua. Un progetto filosofico" del 1795, propone un'organizzazione internazionale degli stati basata su un nuovo diritto internazionale, dove i popoli partecipano direttamente al governo internazionale, tramite dei rappresentanti, ed in cui vengono abolite le trattative segrete tra diplomazie. Il fine cui tendere è la costruzione della pace tra gli stati e gli uomini del mondo, considerati come i titolari di diritti inalienabili e comuni a tutti, in quanto abitanti di questo pianeta:

"ospitalità significa [...] il diritto di uno straniero, che arriva sul territorio altrui, di non essere trattato ostilmente. [...] Non si tratta di un diritto di ospitalità, cui lo straniero può fare appello [...], ma di un diritto di visita spettante a tutti gli uomini, quello cioè di offrirsi alla socievolezza in virtù del diritto al possesso comune della superficie della terra, sulla quale, gli uomini non possono disperdersi all'infinito, ma devono da ultimo tollerarsi nel vicinato, nessuno avendo in origine maggior diritto di un altro ad una porzione determinata della terra".

Sono parole che oggi rimandano ad una visione utopica della realtà, ma sono anche parole che indicano una direzione, vogliono suggerire un movimento, un possibile punto di vista...

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