I fenomeni migratori: un approfondimento

Di Gabriele Desiderio.

I fenomeni migratori sono complessi e cruciali per comprendere la nostra realtà politico-economica; hanno cause varie e complesse e necessitano la messa a punto di opportune politiche

Introduzione
Gli spostamenti di popolazioni o migrazioni sono un aspetto intrinseco dell'evoluzione e della diffusione umana su gran parte della superficie terrestre. Per capire il grado di complessità dei fenomeni migratori a cui oggi si è giunti occorre tenere presente i cambiamenti economici e politici avvenuti in alcune zone del pianeta, come ad esempio la nascita e lo sviluppo del capitalismo, e che hanno in modo determinante influenzato le altre economie mondiali.
Inoltre non bisogna dimenticare che alcuni processi storici, come ad esempio il colonialismo, hanno lasciato nel tempo una loro impronta, difficile da eliminare, nel pensiero economico e politico, ma anche intellettuale, degli abitanti dei paesi ricchi.

Il colonialismo significò la riduzione in schiavitù di intere popolazioni e la sistematica rapina delle risorse di quei paesi sottomessi da parte delle potenze europee allo scopo di alimentare le proprie economie in espansione. Da qui bisogna partire per comprendere la forte dipendenza che oggi le zone meno sviluppate del mondo hanno nei confronti di quelle avanzate (America del Nord e Europa occidentale).

E' comunque impossibile generalizzare quando si parla dei fenomeni migratori. Questo perché molteplici sono le cause per cui una persona, delle minoranze o intere popolazioni si spostano da un luogo all'altro. Vi possono essere motivazioni politiche, economiche e sociali molto diversi da gruppo a gruppo. Si può però distinguere tra i rifugiati (coloro che sono in attesa di asilo politico) che fuggono da situazioni discriminanti che opprimendo la loro identità culturale o politica, ne rendono impossibile la crescita materiale e culturale della persona; ed il gruppo degli immigrati cosiddetti "economici" che spinti dalla povertà di reddito scelgono la strada dell'emigrazione.
Ma nessuna di queste cause agisce da sola ed è qui la difficoltà maggiore nella descrizione dei flussi migratori e nella successiva elaborazione di politiche attive, e non solo in risposta alle emergenze umanitarie, rivolte all'immigrazione.

Migrazione ed economia internazionale
Molte volte i canali e le direzioni di questi spostamenti sono determinati da precedenti rapporti commerciali o vecchi legami coloniali tra i Paesi d'accoglienza (che di quei flussi hanno bisogno per alimentare le loro economie di maggiore forza lavoro, in determinati momenti di crescita economica o di calo demografico) ed i Paesi d'invio (che nell'emigrazione vedono una valvola di sfogo delle tensioni economiche o politiche interne).

In questi ultimi secoli, soprattutto a partire dalla prima Rivoluzione Industriale abbiamo assistito ad una progressiva apertura internazionale, ad una globalizzazione delle economie dei singoli Stati, che ha accentuato il processo migratorio, inserendolo in un più ampio mercato internazionale del lavoro. Ciò è stato reso possibile dall'avvicinamento delle distanze geografiche tramite l'impiego di sempre più veloci e potenti mezzi di comunicazione (treni, navi a vapore, aerei).
Così assieme alle merci, e molte volte come merci, iniziarono a muoversi anche gli uomini. Il flusso migratorio è da sempre inserito nell'ampio contesto dell'economia internazionale, e rimanda prepotentemente al problema della ridistribuzione della ricchezza e dell'utilizzazione delle risorse energetiche.

Secondo alcune stime il 77% dei beni complessivi, cioè la ricchezza prodotta, del pianeta è appannaggio degli abitanti dei paesi ricchi, dove si concentra quasi tutta la struttura produttiva del mondo e dove risiede solo il 15 % dei circa 6 miliardi della popolazione mondiale. Uno squilibrio che richiede con forza il ripensamento dell'intero sviluppo occidentale.
Il fenomeno dello spostamento di popolazioni dunque non è nuovo all'Europa, e all'Italia in particolare. Appena un secolo fa, fra i mille sguardi spauriti e attoniti che si sporgevano dai bastimenti o dai finestrini dei treni c'erano anche quelli di emigranti italiani che fuggivano dallo spettro della fame, in cerca di una migliore fortuna, in America o nel nord Europa.

Oggi l'Italia, nel frattempo diventata, da Paese d'invio, quale è stato fino agli anni '60 del '900, un Paese d'accoglienza, si trova a dover fare i conti con i problemi legati all'immigrazione.
Già nel 1962 Pasolini intuiva e descriveva, ne La profezia questa inversione di tendenza italiana:

"[...] Alì dagli occhi azzurri uno dei tanti figli dei figli,
scenderà da Algeri su navi a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni
della Fame. Porteranno con sé i bambini e il pane
e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai
porti coloniali. Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camicie americane.[...]"

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