Il Risorgimento italiano: caratteristiche, protagonisti e battaglie

Il Risorgimento italiano: caratteristiche, protagonisti e battaglie A cura di Edoardo Angione.

Il Risorgimento italiano: sintesi, protagonisti, battaglie e date più importanti del periodo storico che portò all'unità d'Italia nel 1861

1Il Risorgimento italiano: introduzione

Il Risorgimento è ricordato come il movimento ideologico e letterario che culminerà, nel 1861, con l’Unità d’Italia. Si tratta in realtà di un movimento complesso, dotato di molte anime, che gli storici hanno interpretato in molti modi. Il Risorgimento è il risultato dell’attività di molti politici, pensatori, cospiratori e patrioti. Non tutti volevano la stessa cosa: qualcuno immaginava un’Italia repubblicana, qualcuno una confederazione di stati unita sotto l’autorità del papa. Alla fine l’Unità d’Italia seguirà il percorso di una monarchia liberale, quella di casa Savoia. 

Possiamo dire che il Risorgimento inizia con le guerre napoleoniche in Italia (1796-1815), quando ampi strati della borghesia italiana ebbero occasione di partecipare ai governi degli stati italiani, allo stesso tempo repubbliche e stati satelliti dell’Impero francese. Dopo la sconfitta di Napoleone gli Stati Italiani tornano agli ordinamenti pre-napoleonici, ma con rinnovate derive autoritarie. Per contrastare ciò, molti italiani si riuniranno in società segrete, come la Carboneria (anni ‘20 e ‘30) o la Giovine Italia, fondata da Mazzini nel 1831.   

In questo testo analizzeremo le radici del Risorgimento, spingendoci fino al fallimento dei moti del 1848. Sarà soltanto nel 1861 che i Savoia, con l'aiuto francese, sconfiggeranno gli Austriaci e unificheranno l’Italia, conquistando Venezia nel 1866 e la Roma papale nel 1870, e realizzando così, tra molti compromessi, gli ideali storici del Risorgimento che ci apprestiamo ad analizzare.

2Le radici del Risorgimento

Ritratto di Napoleone Bonaparte
Ritratto di Napoleone Bonaparte — Fonte: getty-images

In tutta Europa, nella prima metà dell’800, i popoli rivendicano la propria identità e la propria unità nazionale. Si pensava infatti che soltanto rendendo gli stati “nazionali” si sarebbe potuto davvero dar voce ai popoli. Dall’Irlanda all’Ungheria, dai Balcani alla Polonia, erano iniziate lotte di ‘liberazione’ per il riconoscimento di stati nazionali. Queste lotte si rifacevano ad un passato illustre, spesso a metà tra la storia ed il mito. Il patriottismo, che costituisce la radice del Risorgimento, non era quindi un fenomeno soltanto italiano. 

I patrioti italiani del Risorgimento dovevano fare i conti con un problema: non c’era mai stata un’Italia unita come stato-nazione. Certamente la penisola era stata politicamente unita in uno stato: l’Impero Romano. Che però aveva avuto aspirazioni universali, al di sopra di tutte le nazioni, proprio come l’Impero Austriaco che governava sul Regno Lombardo-Veneto. Dopo di allora, per tutto il Medioevo e l’età moderna, l’Italia era stata divisa, e spesso in parte subordinata a potenze straniere, in particolare dal ‘500. 

L’Italia non era unita politicamente, ma da un punto di vista culturale, al contrario, aveva un’identità forte. Era stata una comunità culturale, religiosa, linguistica, ed in un certo senso, sin dall’epoca dei Comuni, anche economica. Nel corso dei secoli personalità come Dante, Machiavelli, Guicciardini e Petrarca avevano mantenuto in vita questa idea d’Italia. Nel ‘700, con il diffondersi anche in Italia dell’Illuminismo, questa idea si era tramutata in una concreta aspirazione politica al rinnovamento.

Napoleone, con la Repubblica italiana (1802-1805) e con il Regno italico (1805-1814), “unirà” da un punto di vista amministrativo le entità statali più avanzate del paese, realizzando in parte le aspirazioni illuministiche per un governo più razionale e per un incremento delle libertà civili. C’era però un conflitto insanabile tra il rinnovamento in senso liberale e repubblicano, da una parte, e la dominazione di una potenza straniera, nazionalista ed assolutista com’era diventata la Francia con il Primo Impero di Napoleone (1804-1814). 

Nel 1815 il Congresso di Vienna e la Restaurazione (1815-1830) stabiliranno l’egemonia austriaca su tutta la penisola. Se da una parte questo peggiorerà la situazione politica, dall’altra, se non altro, renderà più chiari gli obiettivi dei patrioti del Risorgimento: la lotta per gli ideali di libertà e democrazia e quella contro il dominio di una potenza straniera tornavano ad essere una cosa sola. Con i moti del ‘20 e ‘21 le società segrete italiane organizzeranno una serie di insurrezioni per ottenere mutamenti politici e l’adozione di costituzioni, non arrivando quasi mai però ad ipotizzare un’Italia unita. Ai moti parteciperanno soprattutto i militari, e non, come auspicato, i ceti popolari. Sarà il fallimento di questi moti ad ispirare le prime fasi del Risorgimento: l’unità e l’indipendenza della nazione italiana.

3Insurrezioni patriottiche: I moti del ‘30 e ‘31

Ritratto di Francesco IV, duca di Modena
Ritratto di Francesco IV, duca di Modena — Fonte: ansa

La “Rivoluzione di luglio” del 1830 in Francia, in difesa della monarchia costituzionale, ispirerà una serie di insurrezioni in tutta Europa. In Italia, all’inizio del 1831, l’insurrezione scoppierà nei Ducati di Modena e Parma ed in alcuni punti dello Stato pontificio. Ad essere coinvolto è anche Francesco IV, il duca di Modena. L’ambizione del duca era quella di cavalcare l’insurrezione per ottenere una corona, proprio come era accaduto in Francia a Luigi Filippo con la Rivoluzione di Luglio. 

Francesco IV entra in contatto con una figura di spicco del patriottismo e del Risorgimento a Modena: Ciro Menotti, un imprenditore ed un cospiratore. Menotti era un liberale, ed aveva abbandonato i principi repubblicani, puntando sempre all’Italia Unita, ma sotto una monarchia costituzionale. Francesco IV, pur solleticato dall’idea di diventare re di un’Italia unita costituzionale, si rende conto che l’Austria non avrebbe accettato nessun mutamento politico. Per questo, il 3 febbraio del 1831, farà arrestare a Modena Menotti ed altri congiurati. I moti, già organizzati, scoppieranno comunque il giorno dopo a Bologna, raggiungendo in breve tempo le altre Legazioni dello Stato pontificio (Pesaro, Urbino e Ferrara), il Ducato di Parma, e coinvolgendo infine la stessa Modena, da cui Francesco IV sarà costretto a fuggire.   

Ritratto di Ciro Menotti, uno dei volti del Risorgimento italiano
Ritratto di Ciro Menotti, uno dei volti del Risorgimento italiano — Fonte: ansa

Se i moti del ‘20-21, in Piemonte e nelle Due Sicilie avevano coinvolto soprattutto militari, stavolta i rivoluzionari erano in gran parte borghesi, che godevano però dell’appoggio delle frange più liberali della nobiltà. Non mancava in qualche misura la mobilitazione popolare, in particolare a Bologna, che vede tumulti e dimostrazioni in piazza. C’era anche un progetto unitario: per coordinare le insurrezioni viene istituito nelle Legazioni un Governo delle province unite, con sede a Bologna. Nei progetti era prevista anche una marcia verso Roma di un manipolo di volontari.

Nonostante questi progetti ambiziosi, i moti risorgimentali del ‘30 e del ‘31 saranno un fallimento. Prima di tutto c’erano forti divisioni: sia tra le varie città, che tra gli insorti democratici (che ambivano a portare la lotta fino a Roma) e quelli moderati (che speravano che la Francia - fresca di rivoluzione - sarebbe intervenuta in loro favore). I moti finiranno con l’intervento degli Austriaci, che a marzo sconfiggono gli insorti a Rimini. Non tarderà la repressione, anche da parte del nuovo papa Gregorio XVI: alcuni congiurati riusciranno a fuggire, rifugiandosi soprattutto in Francia. Altri saranno condannati a pene durissime o, come lo stesso Ciro Menotti, impiccati. 

4La Giovine Italia

La  sconfitta del ‘31 spingerà i patrioti italiani del Riosrgimento ad un ripensamento generale delle loro strategie. La fiducia nei sovrani (come Francesco IV) e nelle potenze straniere (come la Francia) si era rivelata fallimentare, e i ceti popolari non potevano più essere esclusi dalla lotta, come avevano fatto le società segrete. A capire queste cose prima di tutti è Giuseppe Mazzini (1805-1872), un Carbonaro esiliato in Francia che ripartirà da una profonda riflessione critica sulle società segrete. Dopo la Rivoluzione di luglio, la Francia ospitava una vera e propria comunità di esuli democratici e repubblicani. Dalla Francia, Influenzato dal Romanticismo, Mazzini predicherà una vera e propria ‘fede’ mistica in ideali come la libertà ed il progresso umano. 

Per Mazzini, uno dei padri del Risorgimento italiano, la nazione non era soltanto politica: era un fatto culturale e spirituale. Ogni popolo aveva la propria missione storica, e per compierla bisognava che il popolo diventasse una nazione. Secondo Mazzini la missione storica del popolo italiano era quella di abbattere i due pilastri principali del vecchio ordine: Impero (l’Austria asburgica) e Chiesa (lo Stato pontificio). Una volta raggiunta l’indipendenza, le nazioni avrebbero dovuto cooperare per il bene dell’umanità. 

Ritratto di Giuseppe Mazzini, uno dei padri del Risorgimento italiano
Ritratto di Giuseppe Mazzini, uno dei padri del Risorgimento italiano — Fonte: ansa

Da un punto di vista economico, Mazzini era per la difesa della proprietà privata, da un punto di vista politico era per le riforme sociali, ma nell’ordinamento di un’Italia indipendente e repubblicana, senza nessun compromesso con le monarchie. Il programma per realizzare questi ideali era molto preciso: dopo aver educato tutto il popolo, senza distinzioni di classe, alla politica, l’Italia sarebbe diventata indipendente attraverso l’insurrezione.

In seguito a riflessioni fortemente critiche sulla Carboneria, nell’estate del 1831, a Marsiglia, Mazzini fonda la Giovine Italia. Il simbolo era il vecchio tricolore, utilizzato per la prima volta durante i moti giacobini italiani alla fine del ‘700. L’associazione si proponeva di rendere l’Italia una repubblica democratica, fondata sui principi di libertà, indipendenza ed unità. L’identità degli iscritti restava segreta, ma i programmi erano diffusi attraverso un periodico.

L’associazione, forse la più importante del Risorgimento, contava il più possibile sugli italiani, e predicava l’azione ad ogni costo, anche in assenza di concrete possibilità di successo. Fin da subito l’associazione fa proseliti nel Regno di Sardegna, dove la prima trama cospirativa della Giovine Italia viene scoperta nell’aprile del ‘33. Un secondo tentativo prevede un’insurrezione a Genova, che ancora una volta fallisce. È coinvolto anche un giovane Giuseppe Garibaldi. Nonostante gli arresti e le condanne a morte, Mazzini organizza altre insurrezioni fallimentari in Toscana e nel Lombardo-Veneto. 

La bandiera della Giovine Italia
La bandiera della Giovine Italia — Fonte: ansa

Espulso dalla Francia, Mazzini emigra in Svizzera nel 1834, dove fonderà la Giovine Europa, che si proponeva di coordinare tutti quei popoli che aspiravano all’indipendenza nazionale in Europa. Esiliato in Gran Bretagna, nel 1840 rifonderà la Giovine Italia, questa volta auspicando una partecipazione popolare maggiore. Durante questa nuova fase, la Giovine Italia ispirerà nuovi tentativi di insurrezione. Il primo nel ‘43, presso le Legazioni pontificie, seguito dal famoso, tragico tentativo dei Fratelli Bandiera nel ‘44 in Calabria, e da un tentativo a Rimini nel 1845. I moderati di tutta Italia, pienamente inseriti nel dibattito del Risorgimento, iniziano in questi anni una dura critica delle strategie rivoluzionarie di Mazzini e dei repubblicani. 

Finché, domestica o straniera, voi avete tirannide, come potete aver patria? La patria è la casa dell'uomo, non dello schiavo.

Giuseppe Mazzini, Ai giovani d'Italia

5Gli Stati Italiani tra 1830 e 1840: un momento di stallo per il Risorgimento?

Nello Stato della Chiesa, governato da papa Gregorio XVI (1831-1846) e nel Regno delle due Sicilie di Ferdinando II (1830-1859) gli anni ‘30 non ci sarà praticamente nessuno spazio per le riforme. Nel regno di Sardegna, Carlo Alberto farà qualche concessione ai liberali, pur senza arrivare alla costituzione, istituendo un Consiglio di Stato consultivo e promuovendo qualche riforma nei codici delle legge e nell’istruzione.

Statua equestre rappresentante Carlo Alberto
Statua equestre rappresentante Carlo Alberto — Fonte: ansa

Nel Granducato di Toscana, relativamente tollerante, il granduca Leopoldo II subiva uno stretto controllo da parte dell’Austria. Per questo le sue politiche oscillavano tra la repressione (con la chiusura, ad esempio di un’importante rivista liberale come l’«Antologia»), e la promozione di convegni scientifici dove gli intellettuali italiani potevano incontrarsi, pur senza poter parlare di politica.

All’inizio degli anni ‘40 l’agricoltura italiana restava fortemente arretrata, con qualche eccezione in Piemonte. Anche l’industria, il cui settore principale era il tessile, non si avvaleva delle ultime tecnologie in fatto di macchinari. Nel settore dei trasporti c’erano forti ritardi, nonostante l’apertura, nel 1839, della prima ferrovia in Italia tra Napoli e Portici, e qualche sviluppo negli anni ‘40. soprattutto in Piemonte, Toscana e Lombardo- Veneto.

In generale si trattava di uno sviluppo economico lento, che non riusciva a colmare il forte divario con i paesi Europei più avanzati. Ma riflettendo su queste tematiche l’opinione pubblica iniziava a risvegliarsi in ottica risorgimentale, lamentando l’assenza di un mercato nazionale, di comunicazioni efficienti nella penisola e di un’unione doganale

6Moderati e federalisti: l'altra faccia del Risorgimento

Ritratto di Cesare Balbo
Ritratto di Cesare Balbo — Fonte: ansa

Negli anni ‘40, dopo il fallimento delle cospirazioni di ispirazione mazziniana, emerge dalle riflessioni di molti intellettuali del Risorgimento un orientamento liberale moderato, favorevole al cambiamento ma contrario all’uso della violenza.

Nel mondo cattolico, nonostante le condanne del papa, la storia d’Italia inizia ad essere letta in chiave patriottica. Nel papato viene riconosciuta un’istituzione che, secondo pensatori come Cesare Balbo, aveva difeso le libertà italiane nella storia. L’interesse di questa corrente per la storia medievale è alla base del nome con cui la identifichiamo: neoguelfa.

Nel 1843 Vincenzo Gioberti, un sacerdote e importante filosofo nato a Torino, nonché uno dei pensatori più importanti del Risorgimento, riprenderà da Mazzini l’idea di una ‘missione’ storica degli italiani. Non si trattava però dell’unità nazionale, ma di una confederazione di Stati italiani sotto l’egida del papa (con Roma capitale), e guidati militarmente dai Savoia. Il papa dell’epoca era Gregorio XVI: quanto di più lontano da una possibile guida di un’Italia federale. Nonostante questo, il federalismo moderato e cattolico di Gioberti aveva un pregio: era progetto credibile, che poteva essere accettato anche dalla borghesia moderata. Altri pensatori, come Giacomo Durando e Cesare Balbo, proponevano altre varianti del federalismo

Ritratto di Vincenzo Gioberti
Ritratto di Vincenzo Gioberti — Fonte: ansa

Il federalismo era una solida alternativa liberale al radicalismo repubblicano di Mazzini. Il più illustre critico di Mazzini sarà sicuramente Massimo d’Azeglio, che vedeva nel riformismo un’efficace alternativa ai moti insurrezionali, giudicati non soltanto inutili, ma anche controproducenti.

Il federalismo non era esclusivo appannaggio di cattolici e moderati. Il lombardo Carlo Cattaneo, ad esempio, auspicava un federalismo di tipo repubblicano, sul modello degli Stati Uniti. Anche Cattaneo era contrario all’insurrezionalismo mazziniano: la sua visione puntava alla libertà economica ed superamento dell’assolutismo monarchico, fino ad arrivare agli Stati Uniti d’Europa.

L'amore ch'io porto all'Italia e il vivo desiderio che tengo d'ogni suo bene, mi obbligano ad aggiungere che nulla più osta, secondo il parere mio, al risorgimento della comune patria, che le dottrine intemperate, e l'opera di quelli che le spargono e promulgano dentro e fuori della Penisola.

Vincenzo Gioberti, Del primato morale e civile degli italiani

7Le riforme del ‘46 e del ‘47

Le istanze dei riformatori e dei liberali del Risorgimento trovano un parziale sbocco tra il 1846 ed il 1847, con l’elezione di Pio IX al soglio pontificio. Questo papa non era affatto un liberale, ma allo stesso tempo era estraneo allo schieramento conservatore. Tanto bastava per suscitare gli entusiasmi dei liberali d’Italia, galvanizzati dai primi provvedimenti del nuovo pontefice: un’amnistia per i detenuti politici, e la nomina a segretario di Stato di un cardinale con simpatie liberali.
Pio IX in un primo momento asseconda gli entusiasmi del mondo liberale, attenuando la censura sulla stampa e convocando la Consulta di Stato, un organo consultivo di rappresentanti delle provincie dello Stato, ma privo di poteri decisionali

Foto di Papa Pio IX
Foto di Papa Pio IX — Fonte: ansa

L’entusiasmo si trasmette presto in tutta la penisola: con l’appoggio del Regno di Sardegna e con il beneplacito governo Britannico, nel ‘47 l’intera penisola viene investita da un moto riformatore, ma anche da tumulti dovuti ad una forte crisi economica che percorre l’Europa del tempo. I sovrani, a cominciare da Pio IX e dal granduca di Toscana, fanno qualche concessione ai moderati, anche per isolare il più possibile i democratici ed i repubblicani. Il risultato più importante sarà una Lega doganale italiana promossa dal papa, tanto auspicata dai liberali, che coinvolgerà Piemonte, Stato della Chiesa e Toscana.

Il governo Austriaco reagisce occupando la città di Ferrara nel luglio del 1947, ma il periodo si concluderà definitivamente soltanto nel 1848, con una serie di rivolte iniziate nell’unico stato italiano a non aver preso parte in modo significativo alla stagione di riforme: il Regno delle Due Sicilie.

8I moti del ‘48 del Risorgimento: verso l'unità d'Italia

Lo Statuto Albertino in una mostra del 2010
Lo Statuto Albertino in una mostra del 2010 — Fonte: ansa

Le rivoluzioni del ‘48 sconvolgono tutta l’Europa, ma in Italia si inseriscono nel processo del Risorgimento hanno uno sviluppo relativamente autonomo: il denominatore comune è la richiesta di costituzioni, o statuti. La prima insurrezione è a Palermo il 12 gennaio: Ferdinando II di Borbone è costretto a concedere una costituzione il 29 gennaio. Seguiranno Carlo Alberto di Savoia, Leopoldo II di Toscana e Pio IX. Tutte queste costituzioni si ispireranno a quella francese del 1830, di carattere estremamente moderato. La più importante è sicuramente lo Statuto Albertino, che sarebbe stato applicato in seguito al Regno d’Italia, e che prevedeva una Camera ed un Senato. 

I moti iniziano a rimettere in primo piano la questione nazionale dopo lo scoppio delle rivolte a Vienna (13 marzo): a Venezia (17 marzo) si chiede la liberazione di detenuti politici. Il 23 viene proclamata la Repubblica veneta. Tra il 18 ed il 22 marzo si consumano a Milano le cinque giornate, durante le quali Carlo Cattaneo guida un consiglio di guerra democratico. Il 23 marzo il Piemonte dichiara guerra all’Austria: Carlo Alberto assecondava le pressioni dei liberali, ma ambiva anche semplicemente all’annessione del Lombardo-Veneto ai propri possedimenti.

All’inizio Ferdinando II, Pio IX e Leopoldo II di Toscana sembrano volersi unire alla guerra contro l’Austria, ma alla fine di Aprile i sovrani tornano sui propri passi. Vengono organizzati plebisciti per sancire l’annessione dei territori conquistati da Carlo Alberto al Regno sabaudo, finché tra il 23 ed il 25 luglio gli austriaci non sconfiggono Carlo Alberto a Custoza, vicino Verona. Si concludeva così la Prima guerra d’indipendenza italiana, ed iniziava il processo che porterà dal Risorgimento verso l’Unità d’Italia.