Giorno della memoria: significato e riflessioni sulla data del 27 gennaio

Giorno della memoria: significato e riflessioni sulla data del 27 gennaio A cura di Edoardo Angione.

Storia della liberazione di Auschwitz, la proclamazione dell'ONU del giorno della memoria e riflessioni sul perchè è importante ricordare

1La liberazione di Auschwitz

I cancelli del campo di concentramento di Auschwitz dopo la sua liberazione nel 1945
I cancelli del campo di concentramento di Auschwitz dopo la sua liberazione nel 1945 — Fonte: getty-images

Ogni anno, il 27 di gennaio si celebra il Giorno della memoria. Cosa vuol dire “memoria”? E perché è importante ricordare? Cercheremo di chiarire il senso e la storia di una giornata commemorativa istituita in Italia nel 2000 ed in tutto il mondo nel 2005 - una giornata che non è tanto un omaggio alle vittime del nazismo, quanto un’occasione di riflessione su una storia che ci riguarda da molto vicino.  

Il 27 gennaio del 1945 è il giorno in cui i cancelli di Auschwitz vengono abbattuti dalla 60esima armata dell’esercito sovietico. Il complesso di campi di concentramento che conosciamo come Auschwitz non era molto distante da Cracovia, in Polonia, e si trovava nei pressi di quelli che erano all’epoca i confini tra la Germania e la Polonia. Con l’avvicinarsi dell’Armata Rossa, già intorno alla metà di gennaio, le SS iniziarono ad evacuare  il complesso: circa 60.000 prigionieri vennero fatti marciare prima dell’arrivo dei russi. Di questi prigionieri, si stima che tra 9000 e 15000 sarebbero morti durante il tragitto, in gran parte uccisi dalle SS perché non riuscivano a reggere i ritmi mostruosi della marcia. Altri prigionieri, circa 9000, erano stati lasciati nel complesso di campi di Auschwitz perché malati o esausti: le SS intendevano liquidarli, ma non ebbero il tempo necessario per farlo prima dell’arrivo dei sovietici.  

Le SS riuscirono invece ad eliminare qualcos’altro: quante più prove possibile dei crimini che avevano commesso, facendo esplodere diverse strutture, alcune delle quali contenevano i forni crematori industriali (dove venivano bruciati i cadaveri delle persone uccise ad Auschwitz), ed altre proprietà delle vittime dello sterminio. Quando la 60esima armata dell’esercito sovietico arrivò al campo principale di Auschwitz, intorno alle 3 di pomeriggio, e dopo una battaglia in cui persero la vita più di 200 sovietici, si trovò davanti uno scenario desolante. Circa 9.000 prigionieri, i più deboli e ammalati, erano stati lasciati indietro - 600 di loro erano già morti. La stampa sovietica non accolse con troppo clamore la liberazione di Auschwitz, e tuttavia la giornata del 27 gennaio è andata ad assumere col tempo un significato simbolico: quello della fine della persecuzione del popolo ebraico.    

2Il giorno della memoria in Italia

Foto scattata durante la commemorazione del 70° anniversario della liberazione di Auschwitz
Foto scattata durante la commemorazione del 70° anniversario della liberazione di Auschwitz — Fonte: getty-images

Dato il significato simbolico della data, il 20 luglio del 2000 in Italia è stata approvata una legge (la numero 211), composta da due semplici articoli. Questa legge istituisce ogni 27 gennaio il “Giorno della Memoria”: una commemorazione pubblica non soltanto della shoah, ma anche delle leggi razziali approvate sotto il fascismo, di tutti gli italiani, ebrei e non, che sono stati uccisi, deportati ed imprigionati, e di tutti coloro che si sono opposti alla ‘soluzione finale’ voluta dai nazisti, spesso rischiando la vita.     

Questa legge prevede l’organizzazione di cerimonie, incontri ed eventi commemorativi e di riflessione, rivolti in particolare (ma non soltanto) alle scuole e ai più giovani. Lo scopo è quello di non dimenticare mai questo momento drammatico del nostro passato di italiani ed europei, affinché, come dice la stessa legge “simili eventi non possano mai più accadere”. Come queste parole indicano chiaramente, non si tratta affatto di una ‘celebrazione’, ma del dover ribadire quanto sia importante studiare ciò che è successo in passato.     

3La risoluzione ONU del 2005

Bambini nel campo di concentramento di Auschwitz
Bambini nel campo di concentramento di Auschwitz — Fonte: getty-images

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunitasi il 1° novembre 2005, ha proclamato ufficialmente, in occasione dei 60 anni dalla liberazione dei campi di concentramento, il 27 gennaio Giornata Internazionale della Commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto. In questo l’Italia ha anticipato di 5 anni la risoluzione dell’ONU, insieme a numerosi altri paesi che avevano istituito giornate commemorative nazionali per il 27 gennaio, come la Germania (1996) o il Regno Unito dal (2001).   

Secondo il testo dell’Assemblea Generale del 2005, ogni anno, il 27 gennaio, tutti gli stati membri delle Nazioni Unite hanno il dovere di inculcare nelle generazioni future le “lezioni dell’Olocausto”. A questo scopo è stata istituita una task force internazionale per l’educazione, la ricerca ed il ricordo. Questa risoluzione rifiuta inoltre in modo chiaro qualsiasi tentativo di negazione dell’Olocausto come evento storico, sia totale che parziale, chiedendo parallelamente che i luoghi che un tempo ospitavano campi di concentramento, di lavoro e di sterminio vengano conservati. In questa giornata, inoltre, l’intolleranza, l’odio e l’aggressività verso persone e comunità motivate da differenze religiose ed etniche sono condannate senza riserva.   

L'ingresso di Auschwitz: "Il lavoro rende liberi" 15 foto
L'ingresso di Auschwitz: "Il lavoro rende liberi"

4Le altre memorie

Il 27 gennaio è una giornata celebrativa (in questo caso sia nazionale che internazionale), e non è certo l’unica solennità che osserviamo ogni anno in Italia allo scopo di commemorare vittime. Ricordiamo, tra le altre:   

  • la giornata europea in ricordo delle vittime del terrorismo (11 marzo),
  • La giornata nazionale in ricordo delle vittime del terrorismo e delle stragi (9 maggio)
  • La giornata delle vittime degli incidenti sul lavoro (seconda domenica di ottobre).

Esistono inoltre numerose solennità civili:    

  • il Giorno del ricordo degli istriani, fiumani e dalmati (vittime delle stragi iugoslave ed esodati)
  • la giornata del ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni di pace,
  • La giornata del ricordo dei marinai scomparsi in mare.
Uniforme di Mr Leon Greenman: sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz
Uniforme di Mr Leon Greenman: sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz — Fonte: getty-images

Nel corso della storia ci sono stati diversi tentativi di genocidio: tra i più recenti c’è quello degli armeni in Turchia (durante la Prima guerra mondiale), o quello compiuto dalla dittatura comunista in Cambogia a metà degli anni ‘70, o le terribili deportazioni di contadini volute da Stalin negli anni ‘30 o ‘40. Lo stesso termine ‘genocidio’, tuttavia, è stato coniato in occasione della Shoah. Ciò che rende unica la Shoah è il fatto che si trattò di un genocidio razionale, ben organizzato, che si avvaleva della tecnologia e di impianti efficienti per sterminare un popolo intero nel cuore dell’Europa

5Perché è importante ricordare?

Immagine dello scudo di David: simbolo della civiltà e della religiosità ebraica
Immagine dello scudo di David: simbolo della civiltà e della religiosità ebraica — Fonte: istock

Ricordare e commemorare le vittime della shoah non significa affatto trascurare altri genocidi, né tantomeno stabilire inutili ‘priorità’ tra stermini e dolori di un popolo piuttosto che di altri popoli. Il giorno della memoria non è un omaggio alle vittime, ma semplicemente un riconoscimento pubblico e collettivo di un fatto particolarmente grave di cui l’Europa è stata capace, e a cui l’Italia ha attivamente collaborato. Nel 2001, il teorico e saggista Tzvetan Todorov ha scritto in un libro, Memoria del bene, tentazione del male che “la singolarità del fatto non impedisce l’universalità della lezione che se ne trae”: in altri termini, la memoria storica della shoah non riguarda soltanto il popolo ebraico, ma l’intera umanità, perché da questi avvenimenti si possono trarre insegnamenti.   

Affinché il ricordo della Shoah sia utile, tuttavia, la memoria non deve limitarsi soltanto all’indignazione e alla denuncia morale contro i crimini nazisti, sentimenti sicuramente giusti e naturali nei confronti di avvenimenti gravi e disumani. Perché la memoria abbia un senso, è soprattutto importante, prima di denunciare, capire ciò che accadde in Germania da un punto di vista storico.