I Promessi Sposi di Manzoni: trama e analisi per nuclei narrativi

I Promessi Sposi di Manzoni: trama e analisi per nuclei narrativi A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

I Promessi Sposi: analisi e trama dettagliata di tutti i capitoli dell'opera di Alessandro Manzoni. Analisi per nuclei narrativi

1Introduzione al riassunto dei Promessi Sposi

Veduta del Lago di Como
Veduta del Lago di Como — Fonte: ansa

La trama dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni è modellata sul romanzo antico, filtrato dalle riscritture medievali. Il nucleo narrativo non è complesso: un matrimonio viene impedito da un oppositore: a ben pensarci è una trama tipica anche nelle fiabe. Una trama semplice che però si fa complessa nel suo svolgersi, nelle peripezie – queste sì, romanzesche – che i protagonisti devono affrontare.  

L’incipit del romanzo è uno dei passi più celebri della nostra letteratura: «Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…» ed è di suggestione cinematografica. È un campo lungo, paesaggistico, che si avvicina gradatamente, a volo d’aquila, come scrisse Umberto Eco, al primo personaggio che entra in scena: don Abbondio.
Il primo personaggio ad apparire in un film, in uno spettacolo teatrale, in un romanzo, ha un ruolo molto importante. Infatti, proprio su questo personaggio si incentra gran parte dell’ironia del narratore manzoniano, ed è con il nostro curato di campagna, non certo «nato con un cuore di leone», che cominciamo a dipanare la trama del romanzo.    

2I promessi sposi: trama divisa per nuclei narrativi

2.1Primo nucleo narrativo

Renzo Tramaglino raffigurato nell'edizione del 1840 del romanzo
Renzo Tramaglino raffigurato nell'edizione del 1840 del romanzo — Fonte: ansa

Il primo nucleo narrativo comprende i capitoli I-VIII. Don Abbondio, curato di un non precisato paese di campagna, vicino a Lecco, sta tornando tranquillamente a casa, quando due bravi al servizio di don Rodrigo gli intimano di non celebrare il matrimonio tra Lorenzo Tramaglino (Renzo) e Lucia Mondella. A nulla valgono i suoi tentennamenti: quando comprende la serietà della situazione, il curato torna a casa scosso e turbato. Racconta tutto a Perpetua, la sua serva fidata. Intanto Renzo, pieno di entusiasmo per il giorno più felice della sua vita, va da don Abbondio per sincerarsi che tutto sia a posto: don Abbondio accampa scuse, cerca di prendere tempo e riesce a rinviare il matrimonio. I due fidanzati cercano una soluzione: Agnese propone di rivolgersi all’avvocato Azzecca-garbugli, per vedere se c’è qualche legge che li tutela. Lucia, però, intuisce che sarà uno sforzo vano e manda a chiamare fra Cristoforo, il suo padre confessore. Renzo va da Azzecca-garbugli, e porta in dono due capponi all’avvocato; viene inizialmente scambiato per uno dei bravi di Don Rodrigo e, quindi, l’avvocato si mostra più che favorevole ad aiutarlo

Scoperto presto l’equivoco, caccia via Renzo in malo modo. Padre Cristoforo, intanto, accorre; è l’occasione per parlare della sua storia. Il frate va al castello di don Rodrigo e passa attraverso una campagna che mostra i primi segni della futura carestia. Entrato nel castello, trova don Rodrigo a mensa con il podestà, con il cugino Attilio e con Azzecca-garbugli: il colloquio, però, si rivela fallimentare. Don Rodrigo non intende in alcun modo desistere dal suo intento. Si escogita una seconda soluzione, più rocambolesca: un matrimonio a sorpresa! Lucia si lascia convincere a fatica: dopotutto vorrebbe che il suo matrimonio fosse un momento semplice, di serenità e di gioia, non certo una sorta di rapina, ai limiti dell’illegalità. 

Vengono scelti i testimoni: Tonio e Gervasio. Contemporaneamente, nelle fila opposte, don Rodrigo sta organizzando proprio il rapimento di Lucia. La situazione è tragicomica: mentre il piccolo corteo nuziale fa irruzione nella casa di don Abbondio, nella casa di Agnese e Lucia entrano i bravi con l’obiettivo di rapirle: e in casa, appunto, non c’è nessuno. Don Abbondio scappa prima che la formula sia pronunciata. Il matrimonio pertanto fallisce e fallisce anche il rapimento. È fin troppo evidente, ormai, ai due promessi sposi che il paese non è più un luogo sicuro. Padre Cristoforo organizza le loro fughe. Nel finale del capitolo VIII il narratore interviene interpretando l’angoscia di Lucia nel celebre brano Addio monti

2.2Secondo nucelo narrativo

Nel secondo nucleo narrativo (capitoli IX-X), Renzo e Lucia si separano; seguiamo inizialmente Lucia che va a Monza, in un convento, con sua madre Agnese. È qui che abbiamo la prima digressione: la storia della monacazione coatta di Gertrude, la monaca di Monza, uno dei personaggi più affascinanti della letteratura italiana.  

2.3Terzo nucleo narrativo

Raffigurazione dell'episodio della rivolta del pane
Raffigurazione dell'episodio della rivolta del pane — Fonte: ansa

Nel terzo nucleo narrativo (capitoli XI-XVII) seguiamo, invece, le vicende di Renzo che giunge a Milano e si ritrova coinvolto nei tumulti della città: i forni sono saccheggiati, è assalita la casa del vicario di provvisione, tutti affollano la piazza. Il clima è teso e Renzo, quasi senza accorgersene, si ritrova ad arringare con successo la folla, il popolo, supportando i sostenitori di Antonio Ferrer che prometteva «pane e giustizia». Renzo, euforico dopo questo momento di gloria, va all’osteria della Luna Piena, ignaro che lo sta accompagnando una spia della polizia milanese: per precauzione si rifiuta di dare il proprio nome all’oste, ma ingenuamente lo dà alla spia. È subito denunciato e arrestato: sta per essere portato in carcere, ma riesce a scappare approfittando di un parapiglia tra la folla. Giunto a Gorgonzola, viene a sapere che ha acquisito una certa, benché indesiderata, notorietà. Fugge di nuovo, di notte, alla disperata: giunge all’Adda; qui, sulle sponde del fiume, dorme in una capanna e all’alba oltrepassa le acque del suo amato fiume, entrando nella Repubblica di Venezia. Qui andrà dal cugino Bortolo. 

2.4La seconda digressione

La seconda digressione riguarda i capitoli XVIII e XIX: Attilio, cugino di Don Rodrigo, si rivolge al Conte zio per agire contro padre Cristoforo che protegge quel Renzo Tramaglino, un malfattore. Il Conte zio convince il Padre provinciale a trasferire padre Cristoforo a Rimini: i buoni perdono una pedina importante, e i cattivi si avvantaggiano. Don Rodrigo, infatti, saputo che Lucia è nascosta dalla monaca di Monza, si rivolge all’innominato per avere un aiuto.  

2.5Quarto nucleo narrativo

Suor Gertrude tratta dalle illustrazioni dell'edizione del 1840 dei "Promessi Sposi"
Suor Gertrude tratta dalle illustrazioni dell'edizione del 1840 dei "Promessi Sposi" — Fonte: ansa

Nel capitolo XIX viene presentata la sua storia. Siamo ora nel quarto nucleo narrativo (capitoli XX-XXVII), che si apre con l’innominato disponibile ad aiutare Don Rodrigo; egli, anzi, accetta quasi senza esaminare la questione, come se volesse mettere a tacere qualcosa dentro di lui, un senso di fastidio, forse generato dall’abitudine a quella vita malvagia. Attraverso Egidio, Gertrude viene convinta a far uscire Lucia dal convento. Il piano viene attuato e il Nibbio – uno dei luogotenenti dell’innominato – rapisce Lucia che viene condotta al castello e affidata a una vecchia serva.  

Intanto l’innominato continua a sentire quel fastidio interiore che lo rode come un tarlo. Rompe gli indugi: vuole guardare la sua vittima, sapere chi è, affrontare il male che sta commettendo, leggerlo negli occhi di Lucia. Vuole domandarle qualcosa e non ha idea del come e del perché debba chiederlo proprio a lei. L’incontro lo sconvolge: passerà la notte insonne, la notte dell’innominato, nella quale la conversione troverà la via per illuminargli il cuore. Ma la notte dell’anima è anche per Lucia, che teme per la sua vita: fa voto di castità se riuscirà a salvarsi. 

Il giorno dopo, nel paese vicino, sta arrivando in visita pastorale il cardinale Federigo Borromeo: l’innominato vuole udienza e Borromeo lo riceve con affetto, tra lo stupore generale. Dopo la conversione, il cardinale e l’innominato studiano un modo per aiutare Lucia: torna in scena un tremante don Abbondio, che viene inviato al famigerato castello insieme a una brava donna; Lucia viene liberata e portata prima alla casa del sarto, poi al suo paese natio. Quindi Lucia va a Milano da donna Prassede e don Ferrante. A tenere i contatti con Renzo pensa Agnese, tra mille difficoltà.  

La Peste di Milano del 1630 in un affresco di Luigi Vacca
La Peste di Milano del 1630 in un affresco di Luigi Vacca — Fonte: ansa

La terza e ultima digressione è la storia della carestia dell’inverno 1628-1629, con la guerra e la famosa discesa dei lanzichenecchi (autunno del 1629). L’innominato organizza la resistenza e don Abbondio, Agnese e Perpetua si rifugiano nel suo castello. Passa circa un mese: al ritorno al paese natio, i tre tornano alle loro case brutalmente saccheggiate. Comincia a diffondersi la peste, portata dall’esercito tedesco. Il contagio accelera a causa dell’inettitudine delle autorità milanesi e delle processioni religiose, organizzate per scongiurare il male. 

Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l’erbe del prato.

Donna Prassede, capitolo XXV Promessi Sposi

2.6Quinto nucleo narrativo

Il quinto nucleo narrativo (capitoli XXXIII-XXXV) ha per argomento gli effetti della peste sui personaggi. Don Rodrigo si ammala e il Griso, a tradimento, lo fa portare via dagli untori; Renzo nel Bergamasco si ammala, ma miracolosamente guarisce e si mette in cammino in cerca di Lucia. Torna al suo paese e osserva la sua casa e la sua vigna in rovina. Parte per Milano alla ricerca di donna Prassede. Arrivato, trova la città nel degrado più totale, sconvolta dalla peste. Lo spettacolo che si para agli occhi di Renzo lo tocca profondamente; orrore e pietà si mischiano insieme.  

Arriva a casa di donna Prassede e Lucia non è lì: si è infatti ammalata ed è stata portata al lazzeretto. Renzo va a cercarla. Rischia quasi di essere linciato perché sospettato di essere un untore, ma si salva saltando su un carro di monatti. Arrivato al lazzeretto trova l’amato padre Cristoforo, stanco, piagato dalla peste, che però continua ad assistere gli appestati. Renzo racconta le sue disavventure e fa sentire a padre Cristoforo l’antica rabbia verso don Rodrigo.  

Lucia e Don Rodrigo in un affresco di Nicola Cianfanelli
Lucia e Don Rodrigo in un affresco di Nicola Cianfanelli — Fonte: ansa

Ignora che questi è nel lazzeretto, moribondo. Padre Cristoforo, allora, conduce Renzo al capezzale di don Rodrigo. Renzo non ha il cuore di provare ancora quella sete di vendetta che lo aveva sconvolto. Don Rodrigo, infatti, è un uomo moribondo che forse sta già espiando le sue colpe. Renzo trova così la forza di perdonarlo, da vero uomo, compiendo un passo decisivo nella sua formazione. 

2.7Sesto nucleo narrativo

Don Rodrigo muore e si passa nel sesto nucleo narrativo: capitoli XXXVI-XXXVIII. Renzo e Lucia si ritrovano, dopo tante disavventure. Lucia si è ammalata di peste, ma sta guarendo anche lei; la promessa sposa confida il voto di castità pronunciato in quella notte di terrore nel castello dell’innominato. Deve rispettarlo. Renzo chiede consiglio a padre Cristoforo, che persuade Lucia della nullità del suo voto, in quanto dettato solo dalla paura di morire. Il voto è sciolto. Renzo saluta Lucia e padre Cristoforo e torna al suo paese sotto una pioggia rigenerante. La peste finisce. Anche Agnese fa ritorno al paese e aspetta Lucia in compagnia di Renzo. 

Renzo e Lucia nello sceneggiato televisivo Rai "I promessi sposi"
Renzo e Lucia nello sceneggiato televisivo Rai "I promessi sposi" — Fonte: ansa

Finita la quarantena, dopo infinite tribolazioni, Lucia per ultima torna al suo paese: finalmente i due promessi sposi possono convolare a nozze. Tuttavia don Abbondio, intristito dalla morte di Perpetua, oppone ancora qualche resistenza, finché non giunge la notizia della morte di don Rodrigo. L’erede è un marchese che agevola le nozze dei due promessi, infine celebrate. Dopo il matrimonio Renzo, Lucia e Agnese si trasferiscono nel Bergamasco, dove Renzo diventa imprenditore nel campo della seta. Alla loro prima figlia viene dato il nome di Maria. Nel finale, Renzo e Lucia si confrontano sul significato della loro storia: è una meditazione sul male presente nella vita delle persone

Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c’è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia. La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta.

Alessandro Manzoni, finale de I Promessi Sposi