I Miserabili di Victor Hugo: trama e analisi

I Miserabili di Victor Hugo: trama e analisi A cura di Silvia Corelli.

I Miserabili: trama, analisi, riassunto e significato del celebre romanzo storico-sociale di Victor Hugo, considerato uno dei libri cardine del XIX secolo

1I Miserabili: il romanzo di Victor Hugo

Facsimile da una pagina del manoscritto "I Miserabili"
Facsimile da una pagina del manoscritto "I Miserabili" — Fonte: ansa

I Miserabili è il titolo di un romanzo storico, opera monumentale, pubblicato nel 1862 dallo scrittore, poeta e politico francese Victor Hugo. La trama è articolata, avvincente, colma delle grandi vicissitudini storiche che caratterizzarono l’Ottocento francese a cui si aggiungono profonde riflessioni etico-morali sulle vite dei protagonisti. Possiamo davvero immaginare di aprire questo gigantesco libro, con i suoi cinque tomi, e di poter camminare, pagina dopo pagina, attraverso i giorni che compongono gli anni dal 1815 al 1833: i drammi sociali, le tensioni della Parigi post-Restaurazione, i peccati e la redenzione dei disgraziati usciti miseramente (appunto) dalle guerre napoleoniche, sono davanti a noi come erano davanti a chi visse in quei giorni. 

Il romanzo I miserabili è composto da cinque tomi, per completare i quali Hugo impiegò moltissimi anni, interrompendo il lavoro dopo una prima ideazione (la prima bozza conosciuta è del 1843) e recuperandolo durante gli anni del suo esilio. Il romanzo è il risultato di un lunghissimo lavoro e si basa su attente ed acute riflessioni circa la condizione degli ultimi e dei miserabili nella Parigi del tempo. I miserabilli ebbe un successo immediato, viene subito tradotto e pubblicato in tutta Europa e ancora ai giorni nostri viene ristampato e rielaborato in film, spettacoli teatrali e musical.  

2La trama de I Miserabili

I miserabili è un’opera articolata e particolarmente complessa. In questo paragrafo ci occuperemo di riassumere i punti salienti della trama. Ricordiamo che l’intreccio alterna la narrazione delle storie dei protagonisti a digressioni di carattere storico e morale, vale a dire che il racconto degli eventi viene spesso interrotto per inserire resoconti di vicende storico-politiche, come la battaglia di Waterloo, o riflessioni intime dei protagonisti. 

2.1La storia di Valjaen: da carcerato a sindaco

Jean Valjaen è uno dei personaggi principali de I miserabili e il primo che incontriamo nella narrazione. Ormai quarantenne, si trova a chiedere ospitalità e aiuto a Monsignor Myriel, vescovo di Digne, dopo aver scontato una durissima pena a causa di un furtarello che oggi consideriamo certo di poco conto. Anni prima, infatti, rimasto senza lavoro, si era trovato responsabile di ben sette nipoti, figli di sua sorella e orfani di padre, per sfamare i quali finisce a rubare un pezzo di pane. Da ex detenuto viene scacciato da tutti e non riesce a reintegrarsi nella società. Non può fare altro, quindi, che cadere di nuovo nella vecchia vita delinquente e finisce per rubare delle posate d’argento al vescovo che tanto gentilmente lo aveva ospitato.

Copertina della prima edizione de I Miserabili di Victor Hugo
Copertina della prima edizione de I Miserabili di Victor Hugo — Fonte: ansa

Accade però qualcosa che redime Valjaen: viene fermato dalla polizia che lo trova in possesso di queste posate d’argento ma quando viene portato davanti al vescovo per confessare il suo furto ed essere nuovamente imprigionato, il vescovo Myriel mente alla polizia dicendo di essere stato lui stesso a regalare le posate a Valjaen e aggiunge al bottino due candelabri. Il gesto del vescovo commuove Valjaen che decide di rifarsi una nuova, rispettabile vita: cambiando il suo nome per evitare di essere tacciato ancora come ex galeotto, si stabilisce a Montreuil-sur-mer facendosi chiamare Monsieur Madeleine.  

Nel periodo che trascorre qui arriva a fondare un’industria di bigiotteria facendosi apprezzare dalla popolazione per la sua attenzione verso i meno abbienti e tanto è grande la sua fama che arriverà ad essere eletto sindaco di Montreuil. Solo un personaggio nutre dei sospetti per lui, ed è l’ispettore di polizia Javert, il quale era stato in servizio presso le carceri in cui Valjaen era rinchiuso e, anche se ancora non ne è certo, crede di riconoscerlo come uno dei vecchi carcerati.
Teniamo a mente questo personaggio, l’ispettore Javert, e seguiamo la narrazione di Hugo che, a questo punto, compie un salto cronologico e si sposta nel 1823.  

La liberazione non è la libertà; si esce dal carcere, ma non dalla condanna.

Victor Hugo, I Miserabili

2.2La storia di Fantine: il licenziamento e la prostituzione

Fantine è una giovane che lavora in una fabbrica, viene licenziata quando i suoi capi scoprono che la ragazza è madre di una figlia avuta fuori dal matrimonio (sedotta da un uomo che poi l’ha abbandonata) e affidata ad una famiglia, i Thénardier, a cui invia regolarmente dei soldi per il mantenimento della piccola. Un caso come questo era considerato a quel tempo assolutamente scandaloso e un licenziamento, soprattutto per una ragazza indifesa come Fantine, era cosa scontata. 

Trovatasi in condizioni di terribile miseria, Fantine si riduce a fare la prostituta per poter continuare a mantenere sua figlia, ed è qui che incontriamo di nuovo Javert, l’ispettore che continua a portare per tutta la narrazione il blasone della legalità, che funge da filo rosso per tutto il romanzo, contro gli espedienti che i disgraziati protagonisti sono costretti a mettere in atto per sopravvivere. Quando Jean Valjaen viene a conoscenza della storia di Fantine fa in modo di liberarla, curarla, e decide di trovare e prenderne in affidamento la figlia, Cosette

2.3La storia di Fantine e di Valjaen si incrociano. Valjaen aiuta la figlia di Fantine

Un caso fortuito può permettere a Valjaen di vivere finalmente tranquillo ma il suo cuore è troppo onesto per nascondersi dietro una menzogna: un delinquente viene arrestato e scambiato per Jean Valjaen, viene condannato all’ergastolo. Il vero Jean potrebbe approfittare della cosa ma non riesce a mettere a tacere il senso di colpa e si reca in carcere per autodenunciarsi. Fantine, intanto, si ammala e muore ma Valjaen riesce ad evadere di prigione, fingersi morto, e trovare finalmente la figlia di Fantine, la già menzionata Cosette, che è trattata come una serva dai Thénardier che teoricamente avrebbero dovuto accudirla e crescerla. Valjaen riesce a prenderla con sé e i due, perseguitati ancora dall’ispettore Javert che non crede alla sua morte, si nascondono in un convento di Parigi dove sono aiutati dal giardiniere che gli permette di entrare ed uscire. 

2.4Cosette e Marius

Siamo adesso nel 1829 e Cosette ha quattordici anni. Ormai sicuri di non essere più riconosciuti Cosette e Valjaen vivono allo scoperto a Parigi e in una delle giornate trascorse ai Giardini di Lussemburgo Cosette conosce e si innamora di un ragazzo figlio di un ufficiale di Napoleone, il quale la ricambia sinceramente. Fra i due sboccia quindi un tenerissimo amore. Marius ha promesso a suo padre, in punto di morte, di trovare la famiglia Thénardier perché uno dei suoi membri gli salvò la vita durante la battaglia di Waterloo

Ovviamente Marius non sa che in realtà i Thénardier sono dei criminali e, quando i protagonisti si incontrano tutti nuovamente, Valjaen rischia di essere nuovamente smascherato e Marius di finire nei guai per colpa dei Thénardier che cercano di incastrarlo nei loro loschi affari. Aiutato dalla figlia dei Thénardier che è innamorata di lui, Marius riesce a cavarsela ma a questo punto Cosette e Valjaen, di nuovo in pericolo, fuggono alla volta dell’Inghilterra e Marius, distrutto dal dolore, pensa di suicidarsi gettandosi sulle barricate degli scontri che interessarono Parigi nel giugno del 1832 quando le truppe di Luigi Filippo si scontrano con gli insorti durante il colpo di stato.  

2.5Jean scopre della relazione fra Cosette e Marius. La resa dei conti con Javert

Cosette, illustrazione da I Miserabili di Victor Hugo
Cosette, illustrazione da I Miserabili di Victor Hugo — Fonte: ansa

A questo punto Jean intercetta una lettera fra Cosette e Marius e viene a sapere, in questo modo, del gesto estremo che Marius, per amore di Cosette, sta per commettere. Corre quindi a Parigi e si butta anche lui nella mischia degli scontri, riesce a salvare Marius attraverso una rocambolesca fuga nelle fogne di Parigi. Intanto Javert, catturato dai rivoluzionari, viene condannato a morte ma Jean dà ancora prova della sua nobiltà d’animo e dopo essere riuscito a farsi assegnare l’incarico dell’esecuzione finge di uccidere Javert ma invece lo libera. L’ispettore è sconvolto e combattuto fra il senso di riconoscimento verso Valjaen e il ruolo che sente di dover continuare a ricoprire come responsabile della legalità: tormentato finirà per uccidersi gettandosi nella Senna.   

2.6Marius e Cosette si sposano. La morte di Valjaen

Siamo ora nel 1833, ultimo anno in cui si dispiega la narrazione de I Miserabili. Marius e Cosette si sono sposati ma Jean decide di scappare e sparire per sempre per non mettere a repentaglio la sicurezza dei giovani sposi. Solo Marius è al corrente della vecchia vita di Jean, Cosette non ha mai saputo nulla della vera vita dell’uomo che le ha fatto da padre. I tre quindi si separano ma Jean arriva ad ammalarsi gravemente e i due coniugi, saputa la notizia, lo raggiungono al suo capezzale dove, accanto ai vecchi candelabri donati a Jean dal vescovo all’inizio della vicenda, l’uomo muore ormai in pace e circondato da chi lo ama.

Morire non è nulla; non vivere è spaventoso.

Victor Hugo, I Miserabili

3Commento all'opera

Il romanzo I miserabili non parla di criminali ma di vittime di una società che li ha ridotti in condizioni tragiche e disgraziate. Diviene quindi necessaria una riflessione: è giusto condannarli se i loro crimini sono commessi solo per sopravvivere? La legge lo impone, ma Hugo spinge il lettore a interrogarsi sui metodi da adottare per consentire una vita dignitosa e una reintegrazione nella società per chi è stato costretto all’illegalità. Jean rappresenta, in questo senso, il personaggio che da solo e contro un mondo che fa di tutto per affossarlo di nuovo, riesce a seguire il suo buon cuore e trovare sempre il modo di ricominciare, di proteggere chi è più debole, memore della condizione disagiata in cui versava lui stesso prima di rifarsi una vita e racimolare qualche ricchezza. Per Jean è importantissima la figura del vescovo e il momento del furto delle posate rappresenta la vera svolta nella sua vita. Il vescovo mostra di fidarsi di lui, crede nella possibilità di una redenzione e di una nuova vita per l’uomo, e Jean – ricordando sempre i due candelabri che diventano il simbolo della sua lotta – fa di tutto per mantenere fede al vescovo.

Francobollo con immagine di Victor Hugo
Francobollo con immagine di Victor Hugo — Fonte: istock

Quello che resta dopo la lettura di un romanzo appassionato e carico di vicende come I miserabili di Victor Hugo, è la sensazione di aver vissuto in un periodo complesso, in una fase della storia fondamentale che ha portato dalla Rivoluzione Francese al dominio di Napoleone fino agli anni della Restaurazione e della monarchia di Luigi Filippo. Sappiamo come questi anni non influirono solo sulle carte geografiche, lasciando un segno nei libri di storia, ma anche che un mondo di invisibili, di miserabili, dietro la facciata delle battaglie e delle vicende politiche di quei giorni, vive di stenti, fra le ingiustizie e le avversità più grandi. Il compito di uno scrittore è quello di lasciare ai posteri uno spaccato del mondo che con i suoi occhi e le sue esperienze ha saputo vedere, interpretare e criticare, e certo Victor Hugo è fra i migliori a impersonare questo ruolo.