I giovani? Non studiano e non lavorano

Di Valeria Roscioni.

Con i suoi milioni di ragazzi disoccupati secondo i dati Eurofound l’Italia si aggiudica il record negativo a livello europeo

Si scrive Neet (Not in education, eployment or training) ma si legge “costo attivo che pesa sull’economia nazionale”. Questo è quello che sono i giovani che non studiano e non lavorano né si preparano a farlo: una spesa pari all'1,2% del pil Ue e al 2,06% di quello italiano che nel nostro Paese si traduce in 32,6 miliardi di euro volatilizzati.


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Un record nostrano che arriva direttamente dai dati di Eurofound, la fondazione dell'Unione Europea specializzata nella consulenza sui temi del lavoro e delle condizioni di vita, secondo cui in Italia il fenomeno è in aumento al punto che se nel 2008 i giovani rimasti fuori sia dal mondo del lavoro che da quello dell’istruzione corrispondevano all'11% dei ragazzi tra 15 e 24 anni e al 17% di quelli tra i 25 e i 29 anni, nel 2011 le percentuali erano salite rispettivamente fino ad arrivare al 13% e al 20%.

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Ora i Neet in Italia sono circa 2 milioni, per quel che riguarda la fascia tra i 15 e i 29 anni ma diventano ben 3,2 milioni se si estende il conteggio fino ai trentaquattrenni.

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Ovviamente la situazione critica non è di tipo puramente economico: ''Le conseguenze di una generazione perduta non sono solo economiche, ma anche sociali – avvertono da Eurofound - Si rischia che tanti giovani rinuncino alla partecipazione democratica nella società''.