Homo Sapiens: storia e caratteristiche

Homo Sapiens: storia e caratteristiche A cura di Elisabetta Graziani.

Origini dell'Homo sapiens, l'uomo moderno che visse in Asia circa 200.000 anni fa: caratteristiche, lo stile di vita e la sua evoluzione e diffusione nel mondo

1Che cos'è l'Homo sapiens

Con Homo sapiens, dal latino "uomo sapiente", intendiamo l'uomo moderno così come venne classificato nel 1758 da Linneo, medico svedese padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi.
In termini scientifici con Homo sapiens si indica un primate della famiglia degli ominidi, noti anche come grandi scimmie, unica specie vivente del genere Homo nata tra i 200 e 130 mila anni fa.  

2L'origine dell'Homo sapiens

Le teorie sull'origine dell'Homo sapiens sono molteplici. Secondo alcune i primi esemplari sapiens apparvero circa 130.000 anni fa.
Secondo altre, basate su ritrovamenti in Etiopia, Stato dell'Africa, l'Homo sapiens comparve circa 200.000 anni fa per poi diversificarsi. Per mezzo di tecniche come la datazione radiometrica, i più antichi resti simili all'uomo moderno si possono datare a 195.000 anni fa.

Teschio di Homo sapiens
Teschio di Homo sapiens — Fonte: ansa

Più certezza c'è sulle tempistiche in base alle quali l'Homo sapiens si spostò dal continente africano. Secondo le teorie prevalenti circa 65-75.000 anni fa in coincidenza con un evento di riduzione della popolazione globale, ancora da definire a livello scientifico, parte della specie iniziò un percorso migratorio che attraverso un corridoio nel Medio Oriente la portò a colonizzare l'intero pianeta.   

3L'evoluzione

Per evoluzione umana si intende il processo di evoluzione dell'Homo sapiens come specie distinta e della sua diffusione sulla Terra.
Riguarda oltre al genere Homo, tutte le specie dei sette generi della sottotribù degli Hominina, di cui l'Homo sapiens è l'unico rappresentante vivente.
Il processo evolutivo, riconosciuto e attestato, ha evidenziato che la famiglia ominide si è evoluta da una popolazione di primati che si erano stanziati nella Rift Valley in Africa circa 5-6 milioni di anni fa e che 2,3 o 2,4 milioni di anni fa il genere Homo si è differenziato dall'Australopithecus.   

Disegno di scheletri di Australopithecus Boisei (a sinistra) e Homo Sapiens (a destra)
Disegno di scheletri di Australopithecus Boisei (a sinistra) e Homo Sapiens (a destra) — Fonte: ansa

Le prime specie appartenenti al genere Homo, muovendosi lungo le coste dei mari, si diffusero nelle zone tropicali.
L'Homo ergaster, nacque in Africa ed evolvendosi diede origine all'Homo erectus. Con un processo di migrazione chiamato Fuori dall'Africa 1, questa tipologia di Homo colonizzò con varie ondate migratorie l'Eurasia dove si differenziò nelle specie Homo Heidelbergensis, uomo arcaico i cui resti furono ritrovati in Germania, e in Homo di Neanderthal, così chiamato per la valle tedesca in cui furono ritrovati i resti fossili di questa tipologia di Homo e caratterizzato da una conformazione genetica anomala che lo portava ad avere fisicamente i capelli rossi e una pelle molto chiara oltre che un Dna molto diverso dal nostro.         

Secondo le ultime scoperte effettuate dall'Istituto Max Planck di Lipsia per l'antropologia sarebbero stati ritrovati nelle grotte di Sima de los Huesos, nella Spagna del Nord, campioni di denti e ossa da cui è stato prelevato il Dna di un Homo vissuto 400.000 anni fa.
I risultati di questo lavoro cambiano alcune idee sull’evoluzione del genere umano per due motivi:         

  • L'Homo scoperto è collegabile al Neanderthal, sottospecie dell'Homo sapiens, o come antenato diretto o come progenitore
  • Tale scoperta spinge molto indietro nel tempo le origini dell'Homo
Ricostruzione di Homo di Neanderthal del Prehistoric Museum di Halle, in Germania
Ricostruzione di Homo di Neanderthal del Prehistoric Museum di Halle, in Germania — Fonte: getty-images

Secondo la Teoria dell'Origine unica o Teoria della migrazione africana, la teoria dell'evoluzione più diffusa, coloro che tra gli Homo rimasero in Africa si evolsero nell'Homo sapiens. Successivamente migrarono verso l'Asia e l'Oceania con un secondo processo di migrazione detto Fuori dall'Africa 2, incontrando le specie già fuoriuscite precedentemente tra cui i Denisoviani in Asia orientale e i Neanderthaliani in Eurasia occidentale e in America, con i quali convissero per un determinato periodo prima di prenderne il posto. A dimostrazione dell'origine africana dell'uomo moderno, che solo durante la seconda migrazione dall'Africa si sarebbe mischiato con gli ominidi europei residenti nel centro Europa dalla prima migrazione, si porta il fatto che alcune popolazioni non presentano tracce di ibridazione con l'uomo di Neanderthal.         

Secondo la Teoria multiregionale gli uomini moderni si evolsero da popolazioni di ominidi che vivevano in modo indipendente, mentre per la teoria dell'origine Euroasiatica, variante della multiregionale, l'Homo sapiens avrebbe un'origine euroasiatica.
L'Homo sapiens si impose sulle altre specie appartenenti al genere Homo, causandone l'estinzione attraverso processi che gli studiosi stanno ancora indagando. 

Secondo alcune ipotesi l'uomo di Neanderthal si sarebbe estinto a causa di un patrimonio genetico limitato, mentre per altri una più rapida riproduzione e una competizione per le risorse in Europa e Medio Oriente causarono l'estinzione dell'Homo di Neanderthal circa 30.000 anni fa.  

4Vita e abilità

L'Homo sapiens, caratterizzato da una corporatura tozza, da un cervello molto sviluppato oltre che da mani robuste e denti forti per strappare la carne e per tenere gli oggetti, acquisì le conoscenze raggiunte dall'Homo erectus e le migliorò ulteriormente. Non solo comprese il valore del fuoco e imparò a conservarlo, ma seppe generarlo.
Dal punto di vista del linguaggio si presume che avesse sviluppato la capacità di parlare ai propri simili e che fosse stato in grado di migliorare ulteriormente questa abilità.  

Bisonti dipinti sulle pareti delle grotte di Altamira in Spagna
Bisonti dipinti sulle pareti delle grotte di Altamira in Spagna — Fonte: ansa

L'Homo sapiens era nomade. Viveva in gruppo ed era cacciatore di grandi animali come i mammut, gli orsi e i bisonti, ma sapeva anche pescare nei fiumi.
Nella stagione più calda e di caccia l'Homo sapiens viveva in tende ricoperte da pelli di animali, costruite utilizzando rami e tronchi. Nei periodi freddi si stanziava insieme a più famiglie nelle caverne riscaldate dal fuoco. Tracce di questa permanenza nelle caverne sono presenti in Spagna nelle grotte di Altamira dove pitture rupestri del Paleolitico superiore, raffiguranti mammiferi selvatici e mani umane, ci danno conferma del popolamento delle caverne e informazioni sulle abilità dell'Homo sapiens come cacciatore e creatore di utensili.
L'Homo sapiens sapeva costruire oggetti con le ossa e con le corna degli animali, ma anche lame sempre più taglienti e martelli in pietra. Le donne si dedicavano in particolare alla raccolta di frutta ed erbe e al confezionamento di abiti.
Fu il primo homo a seppellire i propri morti, attenendosi a riti che fanno presumere che credesse in una vita dopo la morte: deponeva il corpo del morto in posizione rannicchiata all'interno di una fossa con oggetti come ossa e fiori, che probabilmente avevano la funzione di rendere omaggio al defunto.   

Dodicimila anni fa terminò l'ultima era glaciale, che favorì un'ulteriore evoluzione dell'Homo sapiens non più da un punto di vista fisico, ma culturale.
Una nuova economia basata sull'agricoltura prese piede e sostituì nei gruppi umani più evoluti a livello sociale l'economia di caccia e raccolta. Il nomadismo venne meno e lasciò il posto alla creazione di primi nuclei di villaggi.
Con lo sviluppo di società complesse tra il Neolitico e l'età dei metalli si assistette alla nascita della scrittura. La preistoria aveva fine e iniziava la storia di cui l'Homo sapiens continuò a essere protagonista.