Hitler e il Nazismo: storia, ideologia e significato

Hitler e il Nazismo: storia, ideologia e significato A cura di Edoardo Angione.

Adolf Hitler: riassunto della vita e della storia dell'uomo che stravolse la Germania nel Novecento e instaurò il regime nazista

1Introduzione ad Hilter e al Nazismo

Il nazismo è stato definito un sistema politico totalitario, il che vuol dire che il partito nazista ed il suo capo, Adolf Hitler, riuscirono a dominare in modo completo e totale la società tedesca, la sua politica, la sua cultura, l’economia, nonché la vita (e come vedremo anche la morte) dei tedeschi: un dominio assoluto che dal 1933 costituisce una delle più grandi sfide alla democrazia e al liberalismo. Ciò che il nazismo voleva era la morte di ogni teoria, di ogni pensiero libero. Il volere del proprio leader carismatico, Adolf Hitler, era l’unica ispirazione dei tedeschi nella Germania nazista. Il nazismo traeva ispirazione dal fascismo, riproponendo e rielaborando molti elementi del modello fascista, ma portandoli a conseguenze più estreme. In ultima analisi, ciò che Adolf Hitler (e quindi il nazismo) voleva più di ogni altra cosa era l’eliminazione di tutti i nemici del popolo ‘ariano’.  

2Chi era Adolf Hitler?

Foto di Adolf Hitler
Foto di Adolf Hitler — Fonte: ansa

Adolf Hitler nasce nel 1889 a Braunau, cittadina austriaca. Suo padre Alois era un impiegato, sua madre Klara veniva da un’umile famiglia di contadini. All’età di 15 anni viene bocciato e decide di lasciare la scuola. Tre anni dopo, diciottenne, perde anche la madre e si trasferisce a Vienna, dove prova ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti e ad una facoltà di architettura, ma entrambe le istituzioni lo respingono. Si guadagnerà da vivere per un po’ facendo il pittore ed il decoratore.

A questo punto il dittatore in erba inizia ad interessarsi alla musica, ma anche a cose più concrete, come la politica, avvicinandosi a idee al tempo di gran moda come l’antisemitismo, il razzismo, e le tecniche di manipolazione di massa. Nel 1912 è a Monaco di Baviera: lavorerà per un po’ come operaio, e allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruola come volontario con l’esercito tedesco col grado di caporale, distinguendosi per un po’, finché nel 1916 non viene ferito nella battaglia della Somme. Nel 1918 viene quasi accecato in battaglia da un gas letale, l’iprite: quando la Germania si arrende, Hitler si trova in ospedale, in preda ad una grave depressione. È sempre più convinto che la Germania ha perso per colpa di un tradimento interno, di cui i principali colpevoli erano stati i socialisti e gli ebrei, e per questo decide di darsi definitivamente alla politica. 

l suo primo contatto con il Partito dei Lavoratori Tedeschi, una formazione antisemita e nazionalista, è nel 1919: con loro Hitler inizia a sviluppare doti di grande oratore, denunciando l’ingiustizia del trattato di Versailles.
Hitler stava diventando una vera e propria sensazione: pur di sentirlo parlare, un buon numero di tedeschi si iscriveva al suo partito. Un partito che si stava evolvendo in fretta: nel 1921 cambia nome, ed è ormai ufficialmente la NSDAP, Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi - in altre parole il partito nazista, che già allora riconosce Hitler come leader. In una Germania in condizioni economiche disastrose, nel 1923, il partito conta già 56.000 membri, e moltissimi sostenitori.

3Il ‘putsch della birreria’

Tra l’8 ed il 9 novembre del 1923 Hitler, che all’epoca ammirava molto Mussolini, tenta di coinvolgere il governo Bavarese in un’impresa ispirata alla Marcia su Roma: il putsch di Monaco. Il tentativo è anche ricordato come Putsch della birreria, essenzialmente perché partiva da un’enorme birreria situata al centro della città bavarese, dove si stava svolgendo un comizio di Gustav von Kahr, un vecchio politico reazionario. Il piano di Hitler era semplice: entrare nella birreria durante il comizio, aizzare la folla, occupare i palazzi del potere, e poi marciare verso Berlino con l’appoggio dell’esercito, dello stesso von Kahr e delle forze di polizia. 

Hitler era sicuro dell’appoggio di Ludendorff, un generale della Prima Guerra Mondiale piuttosto influente, ma non quello di von Kahr, né tantomeno poteva fidarsi in quel momento delle forze dell’ordine. Seguito da una ventina di seguaci, tenta comunque l’impresa, irrompendo nella birreria con una pistola, gridando e proclamando l’inizio di una ‘rivoluzione nazionale’. Tra i 2.000 ed i 3.000 nazisti il mattino dopo marciano verso il ministero della difesa bavarese, ma vengono fermati dai poliziotti in uno scontro a fuoco: c’è qualche morto, 4 poliziotti e 16 nazisti. 

Foto di Hitler e Mussolini
Foto di Hitler e Mussolini — Fonte: ansa

Hitler è nei guai: non soltanto ha subito una lussazione alla spalla, ma è anche ricercato per tradimento. Si rifugia per un po’ in casa di un amico, ma viene presto trovato e arrestato. Al processo l’accusa è piuttosto grave: alto tradimento. Ma il processo è anche un ottimo teatro per i comizi di Hitler, che parlerà personalmente in difesa di sé stesso. Tutto ciò che dice viene stampato sui giornali, e la sua popolarità durante il processo aumenta. Alla fine se la caverà con una pena relativamente leggera: cinque anni di prigione, peraltro in una prigione relativamente comoda. Qui Hitler resterà in realtà per meno di un anno, durante il quale potrà ricevere visitatori e rispondere alle lettere dei suoi ammiratori. In questo anno, Hitler avrà anche tutto il tempo per scrivere, con l’aiuto di Rudolf Hess, il Mein Kampf, “la mia battaglia”.

4'La mia battaglia'

Una copia della prima edizione del Mein Kampf
Una copia della prima edizione del Mein Kampf — Fonte: ansa

Il titolo originale del Mein Kampf doveva essere molto più lungo: “Quattro anni e mezzo di lotta contro la menzogna, la stupidità e la codardia”. L’editore, un ex commilitone di Hitler, lo convincerà, per ragioni di ‘marketing’, ad adottare un titolo più sintetico e funzionale: “la mia battaglia”.  Il libro riscuote un certo successo anche fuori dalla cerchia degli iscritti al partito nazista, rendendo Hitler ancora più famoso: in qualche modo, i contenuti riescono a fare presa sui tedeschi. Il Mein Kampf uscirà nel 1925 - otto anni prima che Hitler arriverà al potere. Nel frattempo, alla fine del 1924, il futuro dittatore era stato liberato in anticipo grazie ad un’amnistia.

Ma cosa c’era scritto sul Mein Kampf? Essenzialmente, il libro delineava l’ideologia di Hitler ed i suoi piani futuri per la Germania. L’elemento più importante era la necessità di colonizzare altri paesi, poiché il popolo germanico (volk) aveva bisogno di spazio vitale (lebensraum) dove poter prosperare senza essere contaminato da altre razze. Il popolo ebraico, al contrario, era per Hitler un popolo di parassiti, che infestavano quegli spazi che spettavano di diritto agli altri popoli: per avvalorare queste tesi, Hitler non si fa problemi ad utilizzare materiale falso e complottista, come i Protocolli dei Savi di Sion. Un altro nemico da combattere, poi, erano i socialisti ed i comunisti, perché le loro idee negavano concetti come la classe e la nazione, due elementi fondanti del nazionalsocialismo. L’espansione tedesca profilata da Hitler avrebbe dovuto essere diretta verso est, perché ad est c’era il nemico, comunista ed asiatico. Soltanto così si sarebbe realizzato un ‘nuovo ordine Europeo’, naturalmente contrassegnato da una supremazia tedesca.

Gli ebrei non furono mai nomadi, ma sempre e soltanto parassiti.

Adolf Hitler, Mein Kampf

5La scalata verso il potere

La crisi del 1929 aveva dimezzato la produzione industriale tedesca, creato 6 milioni di disoccupati, e preoccupato i risparmiatori: diviso sulla strada da seguire per migliorare la situazione, il governo socialdemocratico si dimette nel 1930. Il nuovo governo del centrista Heinrich Brüning, privo di una maggioranza, punta al contenimento del debito pubblico, senza però risolvere i problemi dei ceti più poveri. Brüning considera i nazisti degli alleati di cui servirsi all’occorrenza. Quanto alle sinistre, i socialdemocratici (votati  dagli operai organizzati) e i comunisti (votati dai disoccupati) erano più divisi che mai. Gli uni puntavano a salvaguardare la democrazia, gli altri puntavano invece direttamente alla rivoluzione. 

Il partito nazista non era l’unica formazione di destra che stava rapidamente guadagnando consensi nella Germania della Repubblica di Weimar. Il Partito nazionalpopolare tedesco (DNVP) costituiva la principale alternativa ad Hitler: era una formazione ostile alla costituzione di Weimar, al movimento operaio e alla democrazia, ma priva degli elementi di novità che rendevano il nazismo unico. Insieme ad importanti personalità dell’esercito, il Partito popolare si illudeva di poter sfruttare Hitler, sottovalutandone l’unicità e le capacità.

Ma cos’è che rendeva il partito nazista così efficace e così particolare? I loro punti di forza erano essenzialmente quattro:

  • Agire secondo le leggi
    Dall’esperienza fallita del Putsch, Hitler aveva imparato alcune cose: in una società di massa, il potere non si conquistava con la forza, ma con il consenso delle masse, e per di più, per garantirsi l’appoggio dei poteri già consolidati, bisognava agire, almeno in apparenza, secondo le regole. Per questo motivo, nel 1928 e nel 1930 il partito nazista si candida regolarmente alle elezioni, ottenendo prima il 2%, e poi il 24,5%.
  • Un’Organizzazione paramilitare e violenta
    I nazisti accompagnavano le tattiche ‘legalitarie’ con la violenza politica sistematica e con un’organizzazione paramilitare e gerarchizzata, largamente ispirata al fascismo italiano. Studenti, contadini, medici, donne: c’era un’organizzazione nazista per ognuna di queste categorie, ognuna con la propria divisa ed il proprio regolamento. Dal 1921, poi, esistevano organizzazioni paramilitari naziste come le SA (‘truppe d’assalto’), principalmente dedite ad atti di violenza nei confronti di comunisti e socialisti, o come le SS (Schulz Staffen, ‘squadre di protezione’), che costituiscono inizialmente la guardia del corpo di Hitler. Tutte queste organizzazioni inquadravano i giovani in un’ottica di purezza razziale, e attraverso la violenza sistematica contribuivano a rendere l’atmosfera in Germania sempre più pesante e tesa. Era Adolf Hitler, il Führer (‘capo’), l’unico che poteva controllare queste organizzazioni. Non lo Stato, l’esercito o la polizia.
  • La propaganda
    Joseph Goebbels, laureato in filosofia e capodistretto del partito nazista a Berlino, intuisce l’importanza delle nuove tecnologie di comunicazione. Il suo sarà un imponente lavoro di propaganda, di costruzione del mito del Führer, di imponenti coreografie di massa e manifestazioni pubbliche in grado di colpire profondamente le emozioni dei tedeschi. Soprattutto, Goebbels sfrutta al massimo i nuovi media per la comunicazione di massa, in particolare la radio. Nel 1933 Goebbels farà esplicitamente progettare il ‘ricevitore del popolo’, una radiolina portatile in vendita a prezzi stracciati. I tedeschi la battezzeranno ironicamente ‘la bocca di Goebbels’, ed avrà un ruolo importantissimo nel diffondere in modo profondo la propaganda nazista.
  • Il carisma del leader
    Hitler riusciva a farsi amare dal popolo non per le sue capacità, non per il suo sangue, ma perché riesce ad entrare in rapporto diretto con la massa attraverso la retorica, la propaganda, le emozioni e le scenografie. La propaganda nazista era illustrata nel Mein Kampf, ed il nazionalismo è la chiave propagandistica che assicurerà ad Hitler il successo: alla fine della Prima Guerra Mondiale la Germania era stata umiliata, ed Hitler era portatore di un messaggio e di una politica che incarnavano il bisogno di riscossa dei tedeschi.
Foto di Adolf Hitler e Joseph Goebbels
Foto di Adolf Hitler e Joseph Goebbels — Fonte: ansa

Questi elementi garantiscono al nazismo un successo che va oltre le classi medie, e che riesce a toccare anche operai, contadini e disoccupati. Dopo il successo del 1930, iniziano ad accorgersi del nazismo anche gli imprenditori, gli aristocratici ed i funzionari statali. Nel 1931 Hitler si incontra col capo del partito nazionalpopolare, ma rimane tra le due forze un dissenso di fondo: Hitler vuole rovesciare il potere, i nazionalpopolari puntano soltanto ad una svolta autoritaria. Nel 1932 ci sono le elezioni presidenziali, e la spunta il candidato nazionalpopolare, appoggiato anche dai socialdemocratici: entrambi sperano di contenere Hitler. I socialdemocratici vengono presto esclusi dal parlamento, e passano all’opposizione. Ci sono nuove elezioni: stavolta i nazisti sono il primo partito, col 37% dei voti. In realtà avevano perso consensi, ma i loro oppositori, profondamente divisi non sanno approfittarne: con l’appoggio degli industriali, dei poteri economici, e dell’esercito, Hitler viene nominato cancelliere il 30 gennaio del 1933, quasi 10 anni dopo il putsch della birreria. 

6Il Terzo Reich

In soli 6 mesi, i nazisti riescono ad instaurare una dittatura fondata sul proprio partito, escludendo dal potere tutti gli altri:

  • 1 febbraio 1933: sciolto il parlamento
  • 4 febbraio 1933: vietati i giornali e le assemblee in caso di pericolo per la sicurezza pubblica
  • 27 febbraio: incendio del Reichstag, palazzo del parlamento a Berlino. Vengono incolpati i comunisti: uno di loro, il giovane operaio Marinus van der Lubbe, verrà ghigliottinato per tradimento, ma è un ottimo pretesto per arrestare i principali esponenti del partito comunista e limitare ulteriormente le libertà:
  • 28 febbraio: vista la situazione un nuovo decreto sopprime la libertà di stampa, di opinione e di associazioni (diritti costituzionali) - il governo centrale poteva ora controllare le comunicazioni postali e telefoniche dei cittadini.
  • A marzo ci sono nuove elezioni, la NSDAP è al 44%, ed Hitler deve formare un governo di coalizione con i nazionalpopolari. Il 21 del mese una manifestazione pubblica celebra l’ordine e la pace, mentre Heinrich Himmler, capo delle SS, apre a Dachau il primo di molti campi di concentramento per gli oppositori politici. In pratica si tratta di un carcere autonomo rispetto alle leggi e allo stato, interamente gestito dai nazisti.
Una delle manifestazioni di massa del Nazismo durante il Terzo Reich
Una delle manifestazioni di massa del Nazismo durante il Terzo Reich — Fonte: ansa

Con l’arresto dei deputati comunisti e di molti socialdemocratici, il nuovo parlamento ha la maggioranza necessaria per approvare una legge che dà pieni poteri al governo, che da questo momento può legiferare in contrasto con la costituzione e gestire la politica internazionale. I poteri del cancelliere (Adolf Hitler) si sovrappongono a quelli del presidente della repubblica.
Il partito nazista, a questo punto, può inserire i propri uomini in tutte le istituzioni tedesche, pubbliche e private. Partiti operai e sindacati vengono sciolti, i movimenti di Centro si sciolgono, gli ebrei vengono espulsi dalla gestione di aziende, e le associazioni di industriali si sottomettono al regime: non avevano più nulla da temere dai sindacati.

Nel maggio del 1933 vengono bruciati i lavori di alcuni tra gli esponenti più illustri della cultura tedesca degli ultimi due secoli, in un rito dal sapore medievale, architettato da Goebbels, ormai padrone assoluto anche della stampa. Il 6 luglio, la ‘rivoluzione nazista’ è conclusa e poco dopo vengono vietati i partiti: l’unico partito riconosciuto è quello nazista, che coincide ormai con lo stato stesso.

Segue una fase di pacificazione: gli elementi più radicali del nazismo, come le SA, volevano schierarsi contro gli industriali e la grande economia. Per rassicurare i ‘poteri forti’, Hitler toglie alle SA ogni riconoscimento militare. Le forze armate tedesche rimangono l’unico elemento militare riconosciuto in Germania, escludendo allo stesso tempo gli ebrei ed adottando la svastica, già simbolo del nazismo, a proprio emblema.

Paul von Hindenburg, presidente della Germania dal 1925 al 1934
Paul von Hindenburg, presidente della Germania dal 1925 al 1934 — Fonte: ansa

Il 30 giugno del 1934 gran parte dei dirigenti delle SA vengono assassinati insieme ad esponenti dell’Azione Cattolica e a molti altri rivali di Hitler. Il pretesto è quello di un colpo di stato che le SA starebbero organizzando, le vittime sono circa 200, ed un altro migliaio di persone vengono arrestate. Questo vero e proprio regolamento dei conti era stato voluto in particolare dai leader delle SS e dell’esercito, che iniziano così una collaborazione intensa. Ironicamente, dato che le SA erano colpevoli di soprusi e violenza organizzata, la popolazione vede questo episodio come una liberazione.

Nell’agosto del 1934 muore il presidente della repubblica Hindenburg, ed Hitler ne assume la carica: il suo potere ormai è senza limiti, essendo al contempo capo dello stato, del governo e delle forze armate. Il tutto è ratificato da un plebiscito.

Il dominio di Hitler si fonda su una concezione di stato pensato esclusivamente per i cittadini razzialmente puri e rispettosi delle regole. Non rientrano in queste categorie non soltanto gli oppositori politici e gli ebrei, ma anche gli omosessuali, i criminali comuni e i vagabondi, i testimoni di Geova, gli zingari e più in generale gli ‘asociali’, i diversi. Tutti gli altri, godono di agevolazioni mirate all’incremento demografico: le donne vengono incoraggiate a non lavorare e a procreare, ciò le esclude al contempo dai diritti politici (come quello di voto) e da quelli civili, impedendo loro di studiare e di fare carriera.

Campo di concentramento in Polonia
Campo di concentramento in Polonia — Fonte: ansa

Naturalmente, il principale bersaglio delle persecuzioni naziste sono gli Ebrei, una comunità numerose (quasi il 10% della popolazione) e relativamente benestante. Risale al 7 aprile del 1933 una legge che impediva agli Ebrei di lavorare nell’amministrazione statale, nelle università, negli ospedali, nei tribunali e persino nel mondo dell’arte. Sono invece del 1935 le leggi di Norimberga, che vietano il matrimonio tra ‘ariani’ ed ebrei. Tutti i non tedeschi vengono esclusi dal diritto di cittadinanza, e gli ebrei vengono privati di qualunque diritto civile.

Il passaggio dalla discriminazione civile alla persecuzione di massa è segnato dalla cosiddetta notte dei cristalli (9-10 novembre 1938), in cui 200 sinagoghe vengono incendiate, 91 ebrei assassinati e migliaia di negozi saccheggiati da una folla inferocita. Il nome ‘notte dei cristalli’ è in riferimento alle vetrine spaccate, e l’evento scatenante era stato l’omicidio di un diplomatico tedesco da parte di un giovane ebreo polacco: le prime rappresaglie sono scatenate da membri in borghese delle SS e delle SA, mentre alle forze dell’ordine viene imposto di non intervenire. Per la stampa di regime si tratterà di una manifestazione popolare spontanea. Dopo questo pogrom, circa 26.000 ebrei vengono internati in campi di concentramento: il nuovo obiettivo è quello di cacciare gli ebrei dal paese rendendo loro la vita impossibile. Prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, più di mezzo milione di ebrei emigra da Germania, Austria e Sudeti, accompagnati da moltissimi oppositori politici. Alcuni di loro sono tra le massime menti del novecento, come Einstein, il filosofo Cassirer, lo scrittore Thomas Mann o il regista Fritz Lang.  

Il campo di sterminio ad Auschwitz
Il campo di sterminio ad Auschwitz — Fonte: ansa

Con lo scoppiare della guerra (1 settembre 1939), e la progressiva annessione di nuovi territori, la popolazione ebraica aumenta, ed inizia ad essere applicata una vera e propria politica di sterminio di massa. Soltanto da questo momento nei campi di concentramento, dove prima di allora si moriva comunque di stenti, verranno impiegate strutture espressamente dedicate ad uccidere persone in modo sistematico e massificato. L’1 settembre del 1939 Hitler firma anche un ordine che autorizzava l’eutanasia medica, che causò l’assassinio di tedeschi affetti da handicap fisici e mentali in ospizi creati appositamente dalle SS. Nel 1941 il personale delle SS sarebbe stato trasferito presso campi di sterminio allestiti in territorio polacco (uno dei quali ad Auschwitz).

7Economia e consenso

Con l’avvento del nazismo al governo, la Germania era ancora un paese segnato da una disoccupazione e da un’inflazione gravissime. Per sanare il debito pubblico vengono stanziati 5 miliardi di marchi allo scopo di creare posti di lavoro, in particolare nel settore dell’edilizia (pubblica e privata) ed in quello dell’industria militare. Queste politiche provocheranno un netto calo della disoccupazione, da 5,5 milioni nel 1932 a 1,5 nel 1936.

Il principale mezzo per creare posti di lavoro è il riarmo: l’economia della Germania nazista è indirizzata in modo netto verso la produzione di armi. Non vi sono invece significative riforme dal punto di vista dell’agricoltura, a parte una tutela della piccola proprietà.

Obiettivo del regime era la totale autosufficienza (autarchia), che portava i tedeschi a dover sostituire beni per loro di primo consumo (ad esempio il burro) con succedanei più economici (come la margarina). Alla fine del 1938 l’economia tedesca era in deficit, e l’unica alternativa al prendere accordi con gli altri paesi era la guerra.

Nel 1938, in compenso, la disoccupazione era pressoché sparita. Le organizzazioni sindacali erano state sostituite dal Fronte tedesco del lavoro, che non negoziava condizioni vantaggiose per i lavoratori, ma li inquadrava piuttosto in una struttura paramilitare: in questo modo, ad esempio, la giornata lavorativa si allungava. Ciò non impediva agli industriali e allo stato di mantenere i prezzi bassi per i generi di consumo, riportando il potere d’acquisto dei tedeschi a livelli accettabili. Le aziende garantivano aree verdi, colonie estive per i figli dei dipendenti e pasti caldi in mensa (tutte novità, del resto, introdotte negli anni della Repubblica di Weimar). Se le ferie aumentavano, il tempo libero dei lavoratori veniva gestito dallo stato, che organizzava manifestazioni sportive e spettacoli cinematografici.   

Joseph Goebbels durante le riprese di un film di propaganda nazista
Joseph Goebbels durante le riprese di un film di propaganda nazista — Fonte: ansa

Resta celebra l’opera di Leni Riefenstahl, un’ex attrice che realizzò film di propaganda ancora oggi considerati artisticamente validi. Uno di questi, Il trionfo della volontà, realizzato grazie ad ingenti finanziamenti del governo, e premiato sia in Europa che negli Stati Uniti, documenta un congresso del partito nazista del 1934 a Norimberga, restituendoci ancora oggi un’impressione piuttosto inquietante del trionfalismo nazista. Insomma, tutti gli ambiti di evasione e di intrattenimento erano dominati dalla propaganda: un fattore essenziale per la costruzione di un consenso di massa, che in Germania non vedrà mai significativi movimenti di resistenza popolare, guadagnandosi anzi il silenzio-assenso di alcuni intellettuali di alto profilo del tempo, come il compositore Richard Strauss o il filosofo Martin Heidegger.

Adolf Hitler stringe la mano al vescovo cattolico Ludwig Muller nel corso del Congresso Nazionalsocialista tenutosi a Norimberga nel 1934
Adolf Hitler stringe la mano al vescovo cattolico Ludwig Muller nel corso del Congresso Nazionalsocialista tenutosi a Norimberga nel 1934 — Fonte: ansa

Le autorità religiose protestanti, pur prendendo le distanze dal nazismo, ne condividevano il progetto nell’ottica di una lotta al comunismo, mentre la chiesa cattolica, pur condannando il nazismo prima del 1933, firmava un concordato con il regime nel luglio del 1933 (il Vaticano è tra i primi a riconoscere così la Germania nazista). Il nazismo tendeva comunque a violare l’autonomia di tutte le confessioni, anche tramite una certa insistenza su miti neopagani legati al popolo germanico e alla razza ariana. 

Il regime, insomma, era penetrato in modo approfondito in una popolazione che tendeva a rimanere non soltanto soggiogata, ma ad immedesimarsi in pieno nel Führer

8Un nuovo imperialismo

Alla base del programma nazista, così come alla base del consenso dei tedeschi, c’era anche una politica estera fondata su un imperialismo aggressivo, che andava a soddisfare quel bisogno di rivalsa che risaliva alla fine della Prima Guerra Mondiale.  

Nell’ottobre del 1933 la Germania esce dalla Società delle Nazioni: era evidente che il regime puntava sulla forza, piuttosto che sulla diplomazia, per mettere in discussione la Pace di Versailles. Nonostante questo, vengono stipulati accordi bilaterali con l’Unione Sovietica e con la Polonia. Un altro obiettivo di Hitler era quello di includere nella Germania nazista tutti i tedeschi d’Europa: un primo tentativo di annettere l’Austria fallisce nel 1934, mentre nel 1935 viene annessa la Saar, regione occidentale ricca di carbone occupata da Britannici e Francesi, attraverso un plebiscito.  

Anche l’energica politica nazista di riarmo violava apertamente il trattato di Versailles: durante una riunione del 1937 Hitler esponeva ai ministri il proprio progetto di scatenare una guerra l’anno successivo allo scopo di annettere Austria e Cecoslovacchia alla Germania. Gli oppositori a questa politica, membri del vecchio establishment conservatore, vengono allontanati. Il paese si era ormai trasformato in un’efficace ‘macchina da guerra’: nel 1938 vengono annesse l’Austria ed i Sudeti, nel 1939 la Boemia e la Moravia, territori cecoslovacchi. Il 1 settembre dello stesso anno, la Germania nazista invade la Polonia e scatena la Seconda Guerra Mondiale.  

Per noi è chiaro che la guerra potrà finire soltanto con la liquidazione delle popolazioni ariane oppure con la scomparsa del Giudaismo dall'Europa.

Adolf Hitler