Guerre puniche: cronologia, battaglie e protagonisti

Guerre puniche: cronologia, battaglie e protagonisti A cura di Elisabetta Graziani.

Guerre puniche: cronologia, battaglie e protagonisti dello scontro tra Cartagine e Roma.

1Guerre puniche: introduzione

Le rovine di Cartagine
Le rovine di Cartagine — Fonte: istock

Con la vittoria romana sui cartaginesi nelle tre guerre puniche, che furono combattute tra 264 e 146 a.C., Roma compì il primo vero passo verso l'espansione e pose fine a una civiltà che le fu rivale per anni: quella cartaginese.

2Le guerre puniche: riassunto e date

Trionfo di Scipione, opera conservata al Ringling Museum di Sarasota
Trionfo di Scipione, opera conservata al Ringling Museum di Sarasota — Fonte: ansa

Le guerre puniche furono tre guerre combattute fra Roma e Cartagine tra il III e II secolo a.C. e scoppiate per motivi politici, economici e per le ambizioni di dominio del Mediterraneo dei due popoli contendenti. Le tre guerre, dette puniche perché i Romani chiamavano Punici i Cartaginesi, si risolsero con la supremazia di Roma sul mar Mediterraneo e con la totale sconfitta di Cartagine che, secondo la leggenda, fu cosparsa di sale per non farci crescere più nulla.  

  • La prima guerra punica fu combattuta tra 264 e 241 a.C. per mare e per terra e portò a un trattato di pace fra Roma e Cartagine
  • La seconda guerra punica si svolse dal 241 al 218 a.C. e vide spiccare le figure del condottiero cartaginese Annibale Barca e del generale romano Publio Cornelio Scipione detto l'Africano
  • La terza guerra punica durò dal 149 al 146 a.C. e segnò la definitiva vittoria di Roma su Cartagine

3Cartagine: storia della città rivale di Roma

Vecchio colosseo romano di Cartagine
Vecchio colosseo romano di Cartagine — Fonte: istock

Cartagine fu fondata nell'814 a.C. nelle vicinanze dell'odierna Tunisi da coloni provenienti da Tiro, la più potente città-stato dei Fenici. Grazie alla favorevole posizione geografica si trasformò in poco tempo da semplice scalo commerciale a ricco insediamento.
Quando gli Assiri conquistarono Tiro nel 573 a.C., Cartagine prese il posto della madrepatria ereditando il ruolo di guida politica di tutte le colonie fenicie nel Mediterraneo, tra cui Olbia e Palermo in Italia e Cadice in Spagna, ed entrando a far parte dei centri più potenti del mondo antico. Cartagine con la sua potente flotta e con il suo esercito formato da mercenari riuscì a resistere all'espansione dei Greci nel Mediterraneo: impedì loro l'apertura di rotte commerciali verso le isole britanniche e arrestò i tentativi di intromissione in Sardegna e nella Sicilia occidentale, ma non fu in grado di sottometterli in Italia meridionale e in Sicilia.    

Nel IV e III secolo a.C. i Greci persero potere al contrario di Roma che, da piccola potenza italica, era divenuta una forza politico-militare nel Mediterraneo.
Fra Roma e Cartagine, città quasi coetanee, sorsero i primi attriti inizialmente gestiti con dei trattati per regolare le reciproche sfere di influenza. Tra questi, il più importante fu quello del 279 a.C. che vide Roma e Cartagine alleate contro Pirro, re dell'Epiro, chiamato in Italia dalla città di Taranto contro i Romani e poi in Sicilia da Siracusa contro i Cartaginesi.  

4La prima guerra punica: Cartagine e Roma in lotta

Insegna di Cartagine
Insegna di Cartagine — Fonte: istock

La prima guerra punica fu combattuta da Roma e Cartagine tra 264 e 241 a.C.. Scoppiò perché i Mamertini, una banda di mercenari che aveva occupato Messina, non contenti dell'aiuto offertogli da Cartagine per sconfiggere il tiranno di Siracusa Gerone chiesero di potersi alleare con Roma, che accettò. I Cartaginesi, che considerarono questa alleanza un affronto ai loro interessi in Sicilia, decisero di muovere guerra a Roma.
Il primo scontro di rilievo della prima guerra punica fu vinto nel 260 a.C. dalla flotta romana a Milazzo grazie all'uso del “corvo”, passerella mobile dotata di uncini alle estremità che permetteva di agganciare la nave nemica e di far combattere i soldati quasi come sulla terraferma. 

Nel 256 a.C. il console romano Attilio Regolo assediò Cartagine, ma i Cartaginesi resistettero e distrussero l'esercito romano.
Nel 241 a.C. i Cartaginesi chiesero prima la pace e poi furono nuovamente sconfitti dalla flotta romana guidata dal console Quinto Lutazio Catulo presso le isole Egadi: Roma otteneva la Sicilia e tre anni dopo riuscì a conquistare anche la Corsica e la Sardegna.
Parte del relitto di una nave punica affondata nella battaglia delle Egadi è ancora conservata a Marsala nel Museo archeologico Baglio Anselmi.   

5La seconda guerra punica: Annibale, l'invasione dell'Italia e la ripresa di Roma

La seconda guerra punica fu combattuta dal 241 al 218 a.C.. Dopo le pesanti sconfitte della prima delle guerre puniche a Cartagine si crearono due partiti:   

  • Il primo era quello dei proprietari terrieri contrari a una nuova guerra perché timorosi di perdere le loro terre e i loro beni
  • Il secondo favorevole alla ricostruzione dell'impero cartaginese e alla distruzione dei Romani era guidato dalla famiglia Barca di cui faceva parte Annibale
Immagine dei Pirenei
Immagine dei Pirenei — Fonte: ansa

Nel 219 a.C. Annibale trovò un pretesto e dichiarò guerra a Sagunto, città amica di Roma.
Roma in base a un trattato siglato con la città fu costretta a scendere in campo: iniziava così la seconda guerra punica.
Annibale, che secondo la leggenda giurò agli dei di odiare i Romani fino alla morte, concepì il piano di invasione dell'Italia sia per vincere la guerra sia per arrivare alla dissoluzione di Roma.
La rapida marcia di Annibale, condotta anche con l'aiuto di elefanti attraverso i Pirenei e le Alpi, disorientò i Romani: il generale Publio Cornelio Scipione fu battuto nel 218 a.C. sui fiumi Ticino e Trebbia.
Nel 217 a.C. Annibale continuò la sua avanzata sconfiggendo l'esercito del generale Gaio Flaminio in Italia centrale, presso il lago Trasimeno.

Roma era vicinissima, ma Annibale sapeva di non poter assediare la città prima di aver ottenuto l'alleanza delle popolazioni italiche ostili ai Romani. Si diresse perciò in Puglia dove sconfisse i Romani nel 216 a.C. a Canne. Le conseguenze di questa sconfitta furono:  

  • Le ribellioni dei Galli della valle padana
  • Le defezioni dalla confederazione dei popoli italici guidata da Roma dei Sanniti, dei Bruzi e dei Lucani
  • L'alleanza di Annibale con il re di Macedonia Filippo V
Disegno raffigurante Annibale
Disegno raffigurante Annibale — Fonte: istock

Tuttavia la maggioranza dei popoli confederati rimase fedele a Roma permettendole di resistere e di riorganizzarsi. Grazie alla paziente tecnica del militare Quinto Fabio Massimo, chiamato il temporeggiatore, l'esercito romano riuscì a riconquistare lentamente e senza combattere in campo aperto le città che Annibale aveva appena preso. Siracusa fu conquistata dai Romani nel 212, Capua nel 211 a.C.
Annibale si avvicinò senza creare danni alle porte di Roma e in Spagna Scipione prese nel 209 a.C. Cartagena, il principale centro nemico. Nel 205 a.C. i due fratelli di Annibale entrarono in Italia: Asdrubale fu sconfitto e ucciso nelle odierne Marche, mentre Megone tentò, senza successo, di rianimare la rivolta dei Galli. 

Mezzobusto di Scipione l'Africano
Mezzobusto di Scipione l'Africano — Fonte: ansa

I Romani erano nelle condizioni di rovesciare la situazione e di portare la guerra in Africa.
Scipione, sbarcato sulle coste africane nel 204 a.C., dopo essersi alleato con Massinissa re dei Numidi, vinse ai Campi Magni e impose una pace in base alla quale Annibale e il fratello Megone si sarebbero dovuti ritirare dall'Italia e avrebbero dovuto rinunciare alla Spagna.
Quando Annibale tornò a Cartagine la guerra ricominciò, ma questa volta i Cartaginesi furono definitivamente sconfitti da Scipione nel 202 a.C. a Zama.

Le condizioni di pace imposero a Cartagine di: 

  • Cedere i territori in Spagna e quelli in Africa che erano appartenuti ai Numidi
  • Rinunciare a tutta la flotta
  • Pagare un indennizzo di guerra
  • Fare guerre solo con il consenso dei Romani

Ma in un uomo di tali qualità e valore, la contropartita era data da vizi immensi: una crudeltà mai vista in altra persona, una slealtà che lo rendeva peggiore della sua stessa origine cartaginese, disprezzo per le cose più vere e più sacre, spregio assoluto per gli dèi, per i giuramenti, per i vincoli religiosi.

Tito Livio su Annibale

6La terza guerra punica: Cartagine dev'essere distrutta

Con la vittoria nella seconda guerra punica, Roma divenne la padrona del Mediterraneo occidentale da un punto di vista politico e commerciale. Inizialmente tollerò la ripresa cartaginese, ma a Roma iniziò a circolare l'idea che Cartagine dovesse essere distrutta per due motivi: 

  • L'espansione economica di Roma spingeva a eliminare ogni tipo di concorrenza
  • La piccola proprietà di Roma aveva bisogno di nuovi terreni fertili da coltivare
L'esercito romano sulle rovine di Cartagine
L'esercito romano sulle rovine di Cartagine — Fonte: istock

Nel 151 a.C. Massinissa, re di Numidia, provocò Cartagine che fu costretta a dichiarargli guerra. Il trattato con Roma fu violato, ma i Cartaginesi pur di evitare lo scontro, cedettero a tutte le richieste romane. Non poterono accettare solo l’ordine di abbandonare la città per fondarne una nuova più lontana dal mare.
Dopo una resistenza iniziata nel 149 a.C., il generale Scipione Emiliano espugnò nel 146 a.C. Cartagine. La città fu distrutta e i cittadini uccisi o resi schiavi. Quasi tutto il territorio cartaginese fu trasformato nella provincia romana d'Africa.

Alla fine delle guerre puniche Roma è rinnovata: l'economia è orientata ai commerci, l'esercito ha aumentato la sua forza e il Senato della repubblica ha acquisito prestigio con le vittorie. Cartagine, totalmente sconfitta e non più indipendente, ha smesso di giocare un ruolo importante nel Mediterraneo.