Guerra fredda: significato, cronologia e protagonisti

Guerra fredda: significato, cronologia e protagonisti A cura di Edoardo Angione.

Storia e protagonisti della guerra fredda, il conflitto che dopo la seconda guerra mondiale si manifestò con nuove dinamiche e strategie

1Il significato di "guerra fredda"

Stalin Joseph Stalin (1879 - 1953)
Stalin Joseph Stalin (1879 - 1953) — Fonte: getty-images

Per ‘Guerra fredda’ si intende un’aperta e lunga fase di rivalità che tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che si sviluppò, con la partecipazione degli alleati delle due potenze, a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Non si trattò di una guerra nel senso tradizionale del termine, perché la Guerra fredda si combatteva con le armi della politica, dell’economia e della propaganda. Soltanto raramente le due potenze arrivarono allo scontro. Secondo alcuni storici, la ‘guerra fredda’ propriamente detta termina nel 1953, con la morte di Stalin, ma la lunga fase di rivalità tra le due potenze non può considerarsi del tutto finita prima del crollo definitivo dell’Unione Sovietica (1991). 
Il termine Guerra fredda ('cold war') viene utilizzato per la prima volta nel 1945 dallo scrittore e giornalista britannico George Orwell che in un articolo del 1945 prevedeva che "ci sarebbe stato uno stallo nucleare tra due o tre mostruosi super-stati, ognuno in possesso di un'arma tramite cui milioni di persone possono essere spazzate via in pochi secondi". Negli Stati Uniti, il termine venne utilizzato per la prima volta nel 1947.   

2Le origini della guerra fredda

Il presidente U.S.A. Harry Truman
Il presidente U.S.A. Harry Truman — Fonte: getty-images

Nel maggio del 1945 la Germania nazista si era arresa. Il nemico comune che teneva uniti due alleati così diversi, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna da un lato, e l’Unione Sovietica dall’altro, era stato finalmente sconfitto. Quasi da subito, la fragilità di questa improbabile alleanza iniziò a pesare. Nel corso della conferenza di Parigi, tra il luglio e l’ottobre del 1946, l’Unione Sovietica e la Turchia entrarono in contrasto riguardo allo stretto dei Dardanelli. Gli stati uniti intervennero mandando la flotta americana nel Mar Egeo, ed approvando nel marzo del ‘47 aiuti economici alla Grecia e alla Turchia (tra i pochissimi nell’area dell’Europa orientale a non essere diventati comunisti). Il presidente americano Harry S. Truman elaborò in questa occasione la dottrina Truman, che prevedeva il supporto economico, politico e militare dei paesi minacciati da ‘forze autoritarie’ e ‘regimi totalitari’: il riferimento all’Unione Sovietica era implicito, ma chiaro. La dottrina Truman avrebbe ispirato per decenni la politica estera americana, che da allora interverrà molto spesso in conflitti lontani dai confini statunitensi. 

La dottrina Truman dimostrava quanto gli Stati Uniti temevano che l’influenza russa potesse allargarsi a dismisura, coinvolgendo la Turchia e la Grecia. Del resto c’erano ottime ragioni: l’Unione Sovietica stava imponendo regimi comunisti ‘amici’ a tutti i paesi dell’Europa dell’est che erano stati liberati dall’Armata Rossa. Allo stesso tempo, i sovietici stavano influenzando pesantemente anche i partiti comunisti delle democrazie dell’Europa occidentale. La politica americana di questi anni, il containment, mirava essenzialmente a contrastare con tutti i mezzi, e se necessario con la forza, l’espansionismo sovietico. Per i Sovietici, d’altro canto, mantenere un controllo sull’Europa orientale significava rimanere al sicuro da possibili minacce future. Diffondere il comunismo in tutto il mondo, poi, era ancora uno degli obiettivi principali dell’Unione Sovietica, anche se rimane difficile distinguere le motivazioni ideologiche, dalle concrete ambizioni di dominio del regime stalinista. 

Per 'containment' (arginamento) si intende la strategia politica statunitense che aveva l'obiettivo di fermare l'avanzata del comunismo nei paesi europei, ma anche in Cina, Corea, Africa e Vietnam, etc. (il cosiddetto 'effetto domino'). Principale ideatore di questa strategia fu il diplomatico George F. Kennan.

3Le superpotenze della guerra fredda

Bambini tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale
Bambini tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale — Fonte: getty-images

Il passo successivo di Truman fu l’European Recovery Program, meglio ricordato come piano Marshall, del giugno 1947. I principi erano sempre quelli della ‘dottrina Truman’, ma allargati. Si trattava di un piano di ingenti aiuti economici all’Europa, che tra il 1948 ed il 1952 porterà circa 13 miliardi di dollari alle economie europee sotto forma di macchinari, prestiti monetari e derrate agricole. L’Unione Sovietica accolse il piano Marshall come un tentativo americano di dominare l’Europa, rifiutò gli aiuti ed obbligò i paesi satelliti a fare lo stesso; mentre i partiti comunisti occidentali manifestavano apertamente contro gli aiuti americani. La principale conseguenza del piano Marshall fu nell’immediato un enorme rilancio dell’economia liberista in tutta l’Europa occidentale, mentre in campo politico iniziarono a prevalere tendenze moderate, i conflitti sociali diminuirono ed i rapporti tra i paesi europei e gli Stati Uniti si rafforzarono.

Mao Zedong nel 1955 a Mosca con Nikita Sergeyevich Khrushchev.
Mao Zedong nel 1955 a Mosca con Nikita Sergeyevich Khrushchev. — Fonte: getty-images

La risposta di Stalin, nel settembre del 1947, fu l’istituzione dell’Ufficio d’informazione dei partiti comunisti, meglio conosciuto come Cominform, un tentativo di coordinare i partiti comunisti europei a distanza di quattro anni dallo scioglimento della Terza Internazionale. I due blocchi erano ormai apertamente ostili l’uno all’altro, pur senza entrare formalmente in guerra. I partiti comunisti di molti paesi europei, tra cui Italia e Francia, vennero estromessi dai governi, mentre i paesi del blocco sovietico, stretti dalla morsa di Stalin, subivano un progressivo restringimento della propria sovranità nazionale.

4La Germania nella Guerra Fredda

Berlino, 23 agosto 1948
Berlino, 23 agosto 1948 — Fonte: getty-images

Alla fine della Seconda guerra mondiale, la Germania era stata divisa in quattro zone di occupazione (americana, francese, inglese, sovietica) in seguito a due importanti conferenze (Yalta, e Potsdam) del 1945. Due anni dopo, Stati Uniti e Gran Bretagna iniziarono a liberalizzare l’economia nelle zone della Germania sotto il proprio controllo, che grazie agli aiuti del piano Marshall stava rinascendo. Per l’Unione Sovietica di Stalin, il ritorno di una Germania forte, ma stavolta inserita nel blocco delle potenze occidentali capitaliste, era difficilmente tollerabile. Nel 1948 i sovietici risposero con il blocco di Berlino: la città si trovava nella zona sovietica, ma essendo stata la capitale della Germania, era stata divisa a sua volta in quattro zone. Gli accessi alla città vennero chiusi dall’ Unione Sovietica, bloccando in questo modo i rifornimenti da fuori, nel tentativo di spingere le potenze occidentali ad abbandonare Berlino ovest, la zona della città da loro controllata.

Rifornimenti americani a Berlino in seguito al blocco U.R.S.S.
Rifornimenti americani a Berlino in seguito al blocco U.R.S.S. — Fonte: la-presse

Fu un momento drammatico, perché sembrava che la guerra stesse quasi per tornare in Europa. Fortunatamente non si arrivò a tanto, principalmente perché gli americani riuscirono ad organizzare un ‘ponte ‘aereo’, grazie al quale i rifornimenti alla città poterono continuare fino al maggio del ’49 quando l’Unione Sovietica non eliminò il blocco e le tre zone della Germania divise tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti si unirono nella Repubblica federale tedesca.
La Germania est a questo punto rispose dando vita alla Repubblica democratica tedesca (DDR). Così come c’erano ormai due germanie, la contrapposizione dell’Europa in due blocchi diventava ancora più netta e, molto presto, sarebbe stata sancita dalla politica internazionale. 

5Il Patto atlantico e il Patto di Varsavia

Il Patto atlantico viene firmato a Washington nell’aprile del 1949 tra Stati Uniti, Canada, ed i paesi dell’Europa occidentale: Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda e Portogallo. Nel 1951 si sarebbero unite al patto anche la Turchia e la Grecia, nel 1955 anche la Germania federale, che in seguito all’adesione si riarmò ufficialmente, e nel 1982 anche la Spagna.
Si trattava di un patto di alleanza militare difensivo, firmato mentre la crisi di Berlino era ancora in corso e sancito in nome della democrazia (nonostante il fatto che il Portogallo fosse nel pieno del regime dittatoriale di Salazar). Il risultato principale fu la creazione della Nato, Organizzazione del trattato del Nord Atlantico, una forza militare composta da contingenti di tutti i singoli paesi che avevano aderito al patto.

Firma del Patto Atlantico a Washington il 24 agosto 1949
Firma del Patto Atlantico a Washington il 24 agosto 1949 — Fonte: getty-images

Anche in questo caso, la risposta sovietica non si fece attendere. Nel 1955, poco dopo l’adesione della Repubblica federale tedesca al patto atlantico (e del conseguente riarmo della Germania), l’Unione Sovietica strinse con le democrazie popolari dell’Europa dell’est (Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Repubblica democratica tedesca, Romania, Ungheria) il Patto di Varsavia. Si trattava di un’alleanza politico-militare che sostanzialmente rafforzava il controllo dell’URSS sui paesi satelliti, prevedendo inoltre un’integrazione militare, consultazioni politiche, e, proprio come il Patto atlantico, un impegno concreto nella difesa reciproca. Naturalmente, uno dei principali obiettivi del Patto di Varsavia fu anche il riarmo della Repubblica democratica tedesca (Germania Est), in risposta a quello della Germania Ovest.

Anche in questo caso, la risposta sovietica non si fece attendere. Nel 1955, poco dopo l’adesione della Repubblica federale tedesca al patto atlantico (e del conseguente riarmo della Germania), l’Unione Sovietica strinse con le democrazie popolari dell’Europa dell’est (Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Repubblica democratica tedesca, Romania, Ungheria) il Patto di Varsavia. Si trattava di un’alleanza politico-militare che sostanzialmente rafforzava il controllo dell’URSS sui paesi satelliti, prevedendo inoltre un’integrazione militare, consultazioni politiche, e, proprio come il Patto atlantico, un impegno concreto nella difesa reciproca. Naturalmente, uno dei principali obiettivi del Patto di Varsavia fu anche il riarmo della Repubblica democratica tedesca (Germania Est), in risposta a quello della Germania Ovest.

Contemporaneamente allo svilupparsi dei patti internazionali, una serie di eventi internazionali contribuivano all’aggravarsi della tensione:

  • Nel 1949 i sovietici fanno esplodere la loro prima testata nucleare
  • Nello stesso anno il comunismo andò al potere in Cina
  • Nel 1950 il governo comunista della Corea del Nord, supportato dai sovietici, invase la Corea del Sud, a sua volta supportato dagli Stati Uniti, dando inizio alla Guerra di Corea (1950-1953).

Il 1953, anno della morte di Stalin, viene talvolta considerato come l’anno della fine della ‘guerra fredda’ propriamente detta, perché segnò la fine di un periodo in cui non sembrava esserci nessuno spazio per il dialogo e per la diplomazia. Si tratta però soltanto della fine della fase più drammatica. Nei decenni successivi, il contrasto tra i due blocchi contrapposti (Est ed Ovest) continuerà a presentare le stesse caratteristiche ideologiche dei primi anni. Da una parte, l’’Unione Sovietica non esitò a ricorrere ancora per decenni alla repressione armata, spesso sanguinosa, per conservare i regimi comunisti nell’Europa orientale: 

  • a Budapest nel 1958 un movimento rivoluzionario apertamente contrario alla dominazione sovietica dell’Ungheria venne soffocato nel sangue nel 1958.
  • Altri casi analoghi ci saranno in Cecoslovacchia nel 1968 ed in Afghanistan nel 1979

A Dall’altra parte, gli Stati Uniti appoggeranno una serie di regimi autoritari in nome della difesa di un “mondo libero” dal comunismo, pur ergendosi a paladini della democrazia e dell’autodeterminazione dei popoli. Alcuni casi eclatanti: 

  • Il rovescio di un regime di sinistra in Guatemala nel 1954
  • Il sostegno economico del regime autoritario di Fulgencio Batista a Cuba, sospeso nel 1958, poco prima che Fidel Castro, alla guida di un movimento guerrigliero, assumerà il potere nel gennaio del 1959.
  • Un tentativo fallito di invasione di Cuba nel 1961. Nel 1962, dopo aver pesantemente attaccato gli interessi americani sull’isola e dopo aver interrotto le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, Castro si proclamerà marxista-leninista ed alleato politico dell’Unione Sovietica.
  • L’occupazione della Repubblica Domenicana tra il 1965 ed il 1966 per contrastare una rivolta democratica
  • La lunga e fallimentare guerra del Vietnam (1964-1975) fu un tentativo di impedire al Vietnam del nord (comunista) di espandere il proprio dominio al Vietnam del sud.

6La crisi dei missili di Cuba

Dopo una fase di rilassamento tra la morte di Stalin (1953) ed il 1957, anno in cui i sovietici effettuano il primo test di lancio di testate nucleari intercontinentali, le tensioni tra Unione Sovietica e Stati Uniti ricominciarono ad intensificarsi.
Nel 1962, i sovietici installarono segretamente a Cuba alcuni missili in grado di colpire le città statunitensi, scoperti grazie ai voli di ricognizione degli U-2 americani. Le due superpotenze si trovarono nuovamente sull’orlo della guerra. Il 16 ottobre, il presidente americano John Fitzgerald Kennedy istituì un Comitato segreto del Consiglio di sicurezza nazionale, incaricato di discutere se adottare una soluzione militare, invadendo Cuba o distruggendo le basi missilistiche, o una soluzione diplomatica. 

Il discorso di Kennedy alla nazione, sulla crisi di Cuba ed il rischio di un conflitto nucleare
Il discorso di Kennedy alla nazione, sulla crisi di Cuba ed il rischio di un conflitto nucleare — Fonte: getty-images

Kennedy opterà per un blocco navale dell’isola, intimando contemporaneamente a Mosca di ritirare i missili. Il 22 ottobre la situazione era ormai talmente tesa che J. F. Kennedy lanciò un messaggio radiofonico e televisivo alla nazione, dove considerava l’ipotesi di una guerra nucleare. La crisi si risolverà con lo smantellamento delle basi missilistiche. Gli americani, dal canto loro, si impegnarono a non invadere Cuba, e a smantellare dalla Turchia e dall’Italia i missili Jupiter, armi nucleari puntate verso Mosca. 

Il 5 agosto del1963, dopo che a Cuba si era rischiata la catastrofe, le due superpotenze ed il Regno Unito firmano a Mosca il Trattato sulla messa al bando parziale dei test nucleari (Partial Test Ban Treaty). Questi furono gli effetti del trattato:

  • gli esperimenti nucleari vennero limitati al sottosuolo, allo scopo di diminuire gli effetti dei test nucleari sull’ambiente e sulle persone
  • Si tratta del primo accordo di una certa rilevanza tra Unione Sovietica e Stati Uniti per il controllo degli armamenti
  • L’accesso alla tecnologia nucleare a scopo bellico venne resa più complessa per gli altri Stati, perché svolgere test nucleari nel sottosuolo è molto più complesso che svolgerli all’aperto
  • La competizione tra le due superpotenze non diminuì affatto: per altri 25 anni, infatti, Stati Uniti ed Unione Sovietica continueranno a competere nello sviluppo di armi nucleari, evitando allo stesso tempo lo scontro diretto.

7Un nuovo ordine mondiale: la fine della Guerra Fredda

Tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70, lo scontro bipolare tra il blocco sovietico e quello americano iniziò a complicarsi in una rete di relazioni internazionali dove gli schieramenti non erano più così chiari. Dal 1960 ci fu la prima grande frattura tra Cina ed Unione Sovietica, che andò ad aggravarsi con gli anni, frantumando progressivamente l’unità del blocco comunista internazionale. Anche l’Europa ed il Giappone tra gli anni ‘50 e gli anni ‘60 cresceranno economicamente in modo tale da uscire parzialmente dalla posizione di inferiorità nei confronti degli Stati Uniti. Le potenze intermedie, insomma, iniziavano a godere di una certa indipendenza nei confronti dell’ingombrante ruolo delle due superpotenze. 

Il presidente U.S.A. ed il presidente dell'U.R.S.S. ad un summit a Ginevra, Svizzera.
Il presidente U.S.A. ed il presidente dell'U.R.S.S. ad un summit a Ginevra, Svizzera. — Fonte: getty-images

Negli anni 70 i rapporti tra USA ed Unione Sovietica iniziano a rilassarsi con i SALT (Strategic Arms Limitation Talks), dei cicli di conferenze che nel 1972 e nel 1979 si conclusero in due trattati per la limitazione degli armamenti strategici, in cui entrambe le superpotenze si impegnavano a limitare il proprio impiego di armi nucleari. Con la fine degli anni ‘80, durante l’amministrazione di Gorbačëv, che iniziò a liberalizzare il sistema sovietico, i regimi del blocco sovietico iniziarono a cadere: in Germania Est, Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia iniziarono ad essere eletti governi democratici.  

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Nel 1990, dopo la caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), ed un trattato sull’unione monetaria economica e sociale tra Germania Est e Germania Ovest, la riunificazione tedesca del 3 ottobre del 1990 fu il passaggio più logico. Sia la NATO che l’Unione Sovietica approvarono l’accaduto.
Nel frattempo, il Partito Comunista era stato indebolito dalle riforme di Gorbačëv, finché, alla fine del 1991, non si arrivò al collasso definitivo dell’Unione Sovietica. Ne vennero fuori 15 nazioni indipendenti, tra cui una Russia, il cui nuovo leader, eletto democraticamente, era un anticomunista. Soltanto a questo punto la guerra fredda può considerarsi veramente finita.  

L'umanità deve mettere fine alla guerra o la guerra metterà fine all'umanità.

J.F. Kennedy