Guerra tra atenei: i migliori prendono meno soldi

Di Tommaso Caldarelli.

Come è possibile? Ecco perché

Gli atenei che prendono voti migliori per la qualità della loro produzione di ricerca sono anche quelli che ricevono dal ministero meno fondi: un paradosso? Sembra proprio di si, e la responsabilità è della legge italiana e dei criteri utilizzati dal ministero per dividere gli atenei "buoni" da quelli cattivi. Un'intricata selva di regole e normative che finisce per penalizzare gli atenei migliori invece che quelli peggiori.

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I CRITERI - Di cosa stiamo parlando? Da un lato il ministero dispone dei criteri che dovrebbero premiare il merito delle università che svolgono ricerca in maniera migliore; dall'altro lato questi criteri, che consentono di premiare alcuni atenei, "pesano" di meno dei tagli orizzontali ed indiscriminati che il ministero continua ad infliggere al comparto unviersitario. Con il risultato di penalizzare, stranamente, proprio gli atenei che per merito svolgono un lavoro migliore. Scrive ad esempio il Sole 24 Ore che "Milano Bicocca avrebbe in teoria ottenuto i premi più importanti per i risultati ottenuti nella didattica e nella ricerca, ma all'atto pratico si è vista comunque tagliare le risorse dell'1,63%, un po' più rispetto a Foggia o Chieti che si collocano più in basso nella graduatoria del "merito". Stessa situazione a Verona, Venezia, Bologna.

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LA PROTESTA - E così i rettori sono già sul piede di guerra: "Il problema è oramai noto: il modello distributivo dei fondi per la ricerca universitaria in Italia è un retaggio del passato, ed è legato in parte ancora alla spesa storica degli Atenei", dice il rettore di Padova, spiegando che i fondi vengono distribuiti non per merito, ma sulla base delle passate spese sostenute dai singoli atenei. Con il risultato che la piccola Università della Tuscia risulta essere l'università meglio finanziata d'Italia (6mila euro per studente): “A che serve impegnarsi a fare bene ed essere ai primi posti tra gli indici di qualità se poi la ricompensa è una penalizzazione?”, scrive Carlo Carraro, rettore dell'Università di Venezia? Si sta lavorando per elaborare nuovi criteri di distribuzione delle risorse, ed entro marzo qualcosa dovrebbe cambiare.