Goethe: opere, biografia e pensiero

Goethe: opere, biografia e pensiero A cura di Chiara Colangelo.

Wolfgang Goethe: biografia, caratteristiche del suo pensiero e delle sue opere più importanti: I dolori del giovane Werther e il Faust

1Goethe: un intellettuale poliedrico

1.1La vita e le opere

Ritratto di Johann Wolfgang von Goethe
Ritratto di Johann Wolfgang von Goethe — Fonte: getty-images

Johann Wolfgang von Goethe è considerato uno dei massimi poeti delle nazioni europee e fu un personaggio estremamente poliedrico, i cui interessi spaziarono dalla letteratura, alla filosofia, alla scienza, al diritto, all’arte, alla botanica, all’ottica.

Nacque nel 1749 a Francoforte da una agiata famiglia borghese e la sua personalità fu profondamente segnata dalle due figure genitoriali: il padre, un consigliere imperiale, trasmise al figlio una certa puntigliosità e meticolosità mentre la madre, 23 anni più giovane del marito, stabilì col giovane Goethe un rapporto giocoso, armonioso e lo abituò ad un certo interesse religioso.
Il temperamento di Goethe fu da sempre dominato da una particolare sensibilità e socievolezza, accompagnata dalle sue potenti armi seduttive: il bisogno di affascinare e di essere affascinato era la cifra caratteristica della sua persona e a testimoniarlo ci furono gli innumerevoli amori della sua vita.

La sua infanzia e giovinezza furono estremamente particolari e affascinanti: furono gli anni in cui compose precocemente dialoghi in latino, imparò diverse lingue, frequentò assiduamente il teatro francese. Inoltre, usava iniziare le sue giornate con un curioso rituale: accendeva una fiamma, con l’aiuto di una lente che raccoglieva i primi raggi del sole, su un piccolo altare posto su dei blocchi di minerali. 

Appena sedicenne partì per Lipsia dove iniziò gli studi di giurisprudenza e, insoddisfatto, decise di dare alle fiamme vari manoscritti da lui composti precedentemente. Nella città cominciò a farsi notare per la sua personalità sopra le righe e il suo vestiario stravagante.
Continuò gli studi a Strasburgo e lì conobbe il filosofo Herder che lo iniziò all’amore per Shakespeare, per l’arte gotica medievale e la poesia popolare.

Il quinquennio 1770-1775 fu segnato dall’avvicinamento al movimento dello Sturm und Drang e fu uno dei periodi più intensi e drammatici della sua vita, affiancati da una produzione poetica ricchissima. Nel 1774 compose di getto il romanzo epistolare I dolori del giovane Werther che gli assicurò un successo immediato e travolgente. Goethe divenne in pochi mesi uno dei poeti più ammirati dai giovani tedeschi. L’esaltazione per il Goethe irrequieto culminò nel famoso viaggio sul Reno dell’estate del 1774: il poeta, con un gruppo di amici, tutti vestiti alla Werther (in giacca azzurra e pantaloni gialli) incontrò in varie città i suoi ammiratori. In quegli stessi anni compose la prima stesura del Faust, destinato a subire continue rielaborazioni fino agli ultimi giorni della sua vita.

All’età di ventisei anni Goethe accettò l’incarico di precettore presso il giovane duca della cittadina di Weimar ed in questi anni l’artista cominciò a maturare un cambiamento nel suo stile, meno dominato dal sentimentalismo straziante che l’aveva caratterizzato sino ad allora. Inoltre si dedicò allo studio di varie scienze (botanica, mineralogia, ottica) ed ebbe una intensa storia d’amore con Charlotte von Stein, la moglie di un ufficiale dal grande fascino e intelligenza, che gli ispirò numerose liriche e ballate.

Il vero momento di svolta della sua vita è segnato dal viaggio in Italia, desiderato da molto tempo e intrapreso per numerosi motivi: la volontà di allontanarsi da Charlotte e da Weimar ma, soprattutto, la voglia di trovare nuovi stimoli. Dopo aver visitato le città dell’Italia settentrionale, la Sicilia, Napoli, Goethe si stabilì a Roma e iniziò a studiare l’arte, l’architettura e la letteratura della Grecia, di Roma e del Rinascimento. Questa esperienza verrà narrata, molti anni dopo, nel Viaggio in Italia. Nella terra del sole e dell’equilibrio delle forme, Goethe compirà la sua evoluzione artistica, avvicinandosi al classicismo e ad un ideale di misura sentimentale e intellettuale.

Ritratto di Johann Wolfgang von Goethe
Ritratto di Johann Wolfgang von Goethe — Fonte: ansa

Ma la svolta di Goethe fu accolta freddamente dai circoli letterari di Weimar, quando decise di ritornare. I contemporanei si dimostrarono incapaci di comprendere ed apprezzare il Goethe classico così diverso dal creatore del Werther. Tuttavia il poeta decise di rimanere a Weimar, motivato dalla possibilità di dirigere il teatro ducale e di potersi dedicare al meglio ai suoi studi scientifici.

Riavvicinatosi alla letteratura scrisse i suoi romanzi più noti: Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister, Le affinità elettive, Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister e diede alla luce numerosi lavori di carattere scientifico (Teoria dei colori e Morfologia). Nel 1808 diede alle stampe, inoltre, la redazione definitiva della prima parte del Faust a cui seguì la seconda parte nel 1831, a pochi mesi dalla morte. Realizzò, infine, un’autobiografia: Poesia e verità.
All’età di ottantatre anni Goethe morì a Weimar dopo aver seguito con estremo distacco, durante la sua vita, alcuni eventi epocali della storia (la Rivoluzione Francese, il processo di unificazione tedesca) e aver posto le basi, pur nutrendo riserve, di quel grande movimento culturale che fu il Romanticismo.  

1.2Gli interessi filosofici e scientifici

Pur non essendo un filosofo in senso stretto, Goethe elaborò un pensiero che si nutrì profondamente delle teorizzazioni dei pensatori precedenti e sviluppò, nel corso della sua vita, delle idee originali e interessanti. Il punto di partenza della sua speculazione, in linea con ciò che propugnavano gli aderenti allo Sturm und Drang, è che gli aspetti più profondi della realtà non siano accessibili unicamente tramite la ragione (come credevano gli Illuministi) ma anche col ricorso al sentimento e all’intuizione.

L’interesse principale di Goethe è per la Natura, concepita attraverso una visione panteistica (cioè, letteralmente, “tutto è Dio”), come unione con Dio, un tutt’uno inscindibile. La natura si qualificava come un organismo vivente in cui era possibile riconoscere una forza divina che regge tutto ciò che esiste. Tale concezione diede il via a delle ricerche naturalistiche che lo portarono a interpretare la natura come sede dell’evoluzione, della trasformazione non caotica, ma graduale e differente, di un unico fenomeno originario.

Statua raffigurante Johann Wolfgang von Goethe
Statua raffigurante Johann Wolfgang von Goethe — Fonte: istock

Secondo Goethe la Natura costituiva, dunque, un Tutto di cui l’uomo era solo una manifestazione, una sua parte. E l’uomo doveva stabilire una giusta armonia tra sensibilità e ragione, un equilibrio tra gli impulsi e la volontà intellettuale.

Gli studi di Goethe si rivolsero inoltre, in opposizione alla concezione scientifica allora in voga, all’osservazione di innumerevoli altri fenomeni. Elaborò una sua personale teoria dei colori, facendo derivare questi ultimi dalla contrapposizione di chiaro e scuro, cioè bianco e nero. Secondo Goethe non c’era differenza tra la scienza e l’arte in quanto entrambe, attraverso l’intuizione, si imbattono nella ricerca delle spiegazioni che si nascondono al semplice ricorso ai sensi.
Il suo interesse per la scienza lo portò a conseguire notevoli scoperte tra cui: l’esistenza dell’osso intermascellare e quella dell’origine del cranio dalla trasformazione delle vertebre.

2Le opere principali di Goethe

2.1I dolori del giovane Werther

Il romanzo apparve nel 1774 e da subito conquistò la Germania e poi l’Europa intera, suscitando una vera e propria epidemia di suicidi, a tal punto che lo stesso Goethe assistette al recupero del corpo di una ragazza uccisasi a Weimar con in tasca il suo romanzo. Inoltre, la trama e la struttura narrativa furono fonti di ispirazione per numerose opere, tra cui la più celebre è Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo.
«L’effetto di questo libro fu grande, anzi enorme, specialmente perché comparve nel tempo giusto. Perché, come basta una pagliuzza per far scoppiare una mina potente, anche l’esplosione che si produsse nel pubblico risultò così potente perché il mondo dei giovani era già minato e la commozione fu tanto grande perché ciascuno veniva allo scoppio con le sue esigenze esagerate, le sue passioni inappagate e i suoi dolori immaginari», scrisse Goethe nella sua autobiografia.

Illustrazione per l'edizione del 1774 de "I dolori del giovane Werther", scritto da Johann Wolfgang von Goethe
Illustrazione per l'edizione del 1774 de "I dolori del giovane Werther", scritto da Johann Wolfgang von Goethe — Fonte: ansa

Il romanzo narra la storia di Werther, un giovane che, attraverso una serie di lettere inviate al suo amico Guglielmo, descrive il suo amore impossibile per Lotte, promessa ad un altro ragazzo, Albert. Werther prova ad allontanarsi, a cercare lavoro altrove, ma la sua incapacità di adattarsi all’ambiente che lo ospita, lo spinge a ritornare da Lotte. Stabilisce con Albert un rapporto di amicizia senza mai però rassegnarsi a rinunciare a lei e, anzi, soffrendo terribilmente per l’impossibilità di coronare il suo amore. La parte finale del romanzo è narrata in terza persona e descrive la gelosia insostenibile di Werther che, dopo aver strappato un bacio a Lotte, decide di uccidersi.

Il romanzo è stato spesso travisato e mal compreso, sembrando ai più un’esaltazione della passione e un’apologia dell’amore infelice e del suicidio. In realtà i motivi del Werther sono molti e complessi e possiamo così riassumerli:

  1. Il romanzo è una sorta di autobiografia dello stesso Goethe che, ripercorrendo i suoi anni trascorsi a Lipsia, si immedesima con Werther. Ma quella che l’autore compie è una vera e propria condanna del sentimentalismo introspettivo, passivo, che si alimenta solo di se stesso, incapace di portare ad un’esistenza felice ma che produce unicamente un piacere temporaneo, fatto di attimi “eccezionali”, irripetibili e vissuti con straziante intensità.
  2. Davanti ad un presente deludente, Werther si rifugia non tanto nell’amore per l’amata, quanto nell’amore stesso in modo che riempia tutta la sua esistenza e sia dispensatore di grandi gioie, come di grandi dolori. La domanda chiave del romanzo non sembra essere il perché ami proprio Lotte ma in che modo ami la giovane o il sentimento stesso.
  3. L’amore irrealizzato di Werther diventa la metafora del senso di esclusione e dello sradicamento dell’artista, dell’intellettuale, dalla classe borghese a cui appartiene. Infatti Werther incarna i valori del giovane genio passionale, insofferente delle convenzioni sociale e delle idee correnti. Albert, il suo antagonista amoroso, è invece il classico borghese, un uomo normale, razionale.

Il dramma di Werther è dunque una denuncia, una critica ed una fotografia delle ingenuità del giovane Goethe  e, al tempo stesso, dei limiti etici e intellettuali delle classi medio-alte del suo tempo.

È comunque certo che nulla al mondo rende l'uomo tanto necessario quanto l'amore.

Johann Wolfgang von Goethe, I dolori del giovane Werther

2.2Faust

Goethe lavorò a quest’opera per tutta la sua vita, componendo una primissima redazione nel 1775 (l’Urfaust) a cui seguì la stesura definitiva della prima parte e, infine, della seconda nel 1831. È sicuramente il lavoro più impegnativo, noto e complesso che Goethe realizzò e il nucleo tematico prendeva ispirazione da un personaggio realmente vissuto nella Germania del primo Cinquecento: Georg Faust, un mago o presunto tale che ispirò una leggenda popolare. Quest’ultima narrava la storia di Faust che, volendo accedere ai segreti nascosti della natura, aveva stretto un patto col diavolo: la figura del protagonista era l’esempio della superbia umana che, sbagliando, vuole sorpassare i limiti della conoscenza segnati da Dio. Nei secoli successivi la leggenda fu rimaneggiata e volta in chiave positiva da numerosi altri autori.
Goethe conobbe i motivi dell’opera dopo aver assistito ad una sua messinscena in uno spettacolo di burattini ed, inizialmente, decise di aderire all’immagine di un Faust dannato e peccaminoso.
Col passare degli anni questa visione fu mutata e, nella stessa opera, avendolo accompagnato per tutta la vita, si possono ben identificare le sue due tensioni intellettuali: quella sturmeriana della giovinezza e quella classica successiva.

Statua raffigurante Goethe in posizione seduta
Statua raffigurante Goethe in posizione seduta — Fonte: istock

Il capolavoro è diviso in due parti: nella prima (pubblicata nel 1808) Goethe apre il racconto con l’immagine di Faust che, infelice e insoddisfatto per i suoi studi in quanto non gli consentivano di accedere ai segreti della Natura, decide di volgersi verso le arti magiche. Anche questo tentativo risulta fallimentare e il protagonista decide di uccidersi, salvo poi ripensarci. A quel punto entra in scena il diavolo, Mefistofele, con cui l’uomo stringe un accordo: Faust gli avrebbe concesso l’anima in cambio anche di un solo attimo di godimento, di piacere terreno. Si apre così il viaggio dei due, percorrendo i più vari ambienti, e Faust si innamora di una fanciulla, Margherita. La prima parte si chiude con l’infelicità di Faust per non poter coronare il suo amore.
Nella seconda parte, Goethe abbandono la tematica sentimentale e descrive le avventure del protagonista nel mondo. I riferimenti mitologici e classici rendono la trama complessa, dai ricchi significati simbolici: si passa da una corte imperiale, all’incontro e all’amore con la donna più bella del mondo (Elena di Troia), alla partecipazione ad un sabba (un incontro di streghe). Nella parte finale Faust, vecchio e stanco, ottiene un appezzamento di terra ma, insoddisfatto, cerca di appropriarsi anche dei possedimenti dei suoi vicini. La morte di questi ultimi, causata dallo stesso protagonista, lo getta in un profondo senso di colpa e Faust decide di dedicarsi ad un’attività che fosse utile per la collettività (la bonifica dei suoi territori). Soltanto allora realizza cosa fosse la felicità, accompagnata da una sensazione di libertà. Pronuncia così la frase attesa dall’inizio dell’opera («Dirò all’attimo: sei così bello, fermati») e Mefistofele pone fine alla sua vita. Ma Faust non viene condotto all’inferno ed è, invece, salvato dagli angeli che lo guidano verso il cielo.

I motivi dell’opera, per quanto numerosi e complessi, ruotano intorno a due concetti fondamentali:  

  1. lo Streben, cioè il continuo sforzo di autosuperarsi, l’insoddisfazione costante per i risultati acquisiti e la tensione perpetua verso un obiettivo, di volta in volta spostato in avanti. Si tratta infatti di una aspirazione a raggiungere e unirsi all’infinito e a superare i limiti umani, vivendo ogni esperienza, bella o brutta, con intensità.
  2. il patto col diavolo, che nell’opera di Goethe assume un significato del tutto diverso rispetto alla leggenda popolare originaria. Difatti, al timore per la scienza sentita quasi come demoniaca e pericolosa e al monito di non valicare i limiti umani, si sostituisce un’esaltazione dell’attivismo individuale (in chiave positiva per la collettività), che non si arresta davanti a nulla, in uno sforzo di incessante trasformazione. «Amo colui che sogna l’impossibile», scrive Goethe.

La ricchezza del Faust e dei suoi personaggi, oltre ad ispirare innumerevoli adattamenti teatrali, ha influito sul pensiero di molti filosofi (tra cui Nietzsche e la sua teoria del Superuomo) e sulla produzione letteraria successiva (su tutti: il capolavoro di M. Bulgakov Il Maestro e Margherita).  

Ma solo per accorgermi che non ci è dato di sapere, al mondo, nulla di nulla. E quasi mi si strugge, ardendo il cuore.

Johann Wolfgang von Goethe, Faust