Gli studenti di Ingegneria si lamentano perché studiano troppo

Di Valeria Roscioni.

Il secondo semestre è alle porte e il carico di CFU da conseguire è eccessivo. I ragazzi dell’università D’Annunzio di Chieti e Pescara non ci stanno

Ad un primo momento si potrebbe pensare che sono sempre i soliti studenti svogliati che non hanno voglia di fare niente e, dato che sono costretti a studiare, si lamentano. Ciò che spinge gli universitari dell’ateneo D’Annunzio di Chieti e Pescara protestare per l’eccessivo carico di lavoro, invece, è una motivazione ben diversa, sensata, tipica di chi vorrebbe fare il suo dovere ma non può per via della disorganizzazione generale.

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI DAL MONDO DELL'UNIVERSITA'>>

Il problema, infatti, consiste nel fatto che nella facoltà di Ingegneria delle costruzioni la suddivisione dei crediti tra primo e secondo semestre è tutt’altro che equa dato che al primo semestre i ragazzi del secondo anno hanno potuto seguire corsi per un totale di 15 crediti (non ne sono stati attivati altri!) e che la prossima sessione per non andare fuoricorso dovranno sostenere esami per un totale di 45 CFU.

SETTE COSE DA FARE DOPO AVER PASSATO UN ESAME ALL'UNIVERSITA' >>


Simile la situazione anche a Tecniche del costruire dove la suddivisione prevede 21 crediti al primo semestre e 39 al secondo.
Gli studenti hanno protestato sostenendo che in questo modo sono costretti ad andare fuori corso dato che sostenere una mole di lavoro suddivisa in modo così impari è praticamente impossibile.

HAI PAURA DI UNA BOCCIATURA? SCOPRI TUTTO QUELLO CHE NON DEVI ASSOLUTAMENTE FARE >>

Alessio Sergi, Paolo Affuso e Sergio Di Carlo si sono fatti portavoce di questa situazione e hanno chiesto un incontro con il preside di Architettura Alberto Clementi che però non è servito a niente dato che è stato detto loro che “l’università si trova in una fase di transizione in seguito alla trasformazione delle facoltà in dipartimenti per effetto della riforma Gelmini. E che i carichi didattici squilibrati sarebbero dovuti alla mancata disponibilità dei docenti, per la maggior parte precari e con incarichi annuali a costo zero”.