Giovanni Verga: vita e opere

Giovanni Verga: vita e opere A cura di Daniel Raffini.

Giovanni Verga: vita e opere del maggior esponente del Verismo, autore di romanzi come "I malavoglia" e novelle come "Rosso Malpelo"

1La vita di Giovanni Verga

Giovanni Verga è tra i narratori italiani più noti della seconda metà dell’800. Fu autore di romanzi, novelle e testi teatrali e il suo nome è legato indissolubilmente al movimento del Verismo italiano.
Ecco gli eventi più importanti della sua vita: 

  • 1840 - Nasce a Catania da una famiglia nobile liberale e antiborbonica.
  • 1858 - Si iscrive alla Facoltà di Legge a Catania, ma presto la abbandona per dedicarsi alla letteratura.
  • 1860 - Allo sbarco dei garibaldini si arruola nella Guardia Nazionale in favore dell’Unità d’Italia.
  • 1869 - Si trasferisce a Firenze, allora capitale d’Italia, dove frequenta i salotti intellettuali e la vita mondana.
  • 1872 - Si trasferisce a Milano, dove resterà per 20 anni. Qui ha contatti con gli scrittori della Scapigliatura e conosce la narrativa europea. Negli stessi anni c’è a Milano anche l’amico scrittore Capuana, che gli fa conoscere il Naturalismo francese.
  • 1874 - Con la pubblicazione della novella Nedda inizia il processo di conversione al Verismo.
  • 1881- Pubblica I Malavoglia.
  • 1884 - Durante un viaggio a Parigi incontra gli scrittori Emile Zola ed Edmond de Goncourt, esponenti del Naturalismo francese.
  • 1890 - Torna definitivamente a Catania, dove vive nei suoi possedimenti e si allontana sempre di più dalla scrittura.
  • 1920 - Viene nominato senatore a vita.
  • 1922 - Muore a Catania.

2Prima del Verismo

Ritratto di Giovanni Verga
Ritratto di Giovanni Verga — Fonte: ansa

Prima di approdare al Verismo, Verga si dedica ad altri tipi di romanzi, più vicini alla letteratura di moda all’epoca. Queste opere sono importanti per il successivo sviluppo della poetica dell’autore e alcuni di essi, come La storia di una capinera, possiedono anche un valore proprio.

2.1Romanzi patriottici

Verga appoggiò attivamente l’Unità italiana, arrivando ad arruolarsi nella Guardia Nazionale. Il suo patriottismo emerge anche attraverso i suoi primi romanzi, che si inseriscono nella corrente molto diffusa all’epoca della letteratura patriottica. Questi romanzi sono: 

  • Amore e patria (1856)
  • I carbonari della montagna (1861-62)
  • Sulle lagune (1963)

2.2Romanzi mondani

Il trasferimento a Firenze e poi a Milano determina un cambiamento nei temi trattati nei romanzi. Verga inizia a descrivere l’ambiente mondano che egli stesso frequenta. Queste storie sono fondate su un elemento autobiografico: si parla sempre di un giovane artista che subisce l’influsso distruttivo della mondanità per opera di qualche donna. In questo vediamo il giovane Verga e i suoi turbolenti rapporti con le donne che incontra nei salotti fiorentini e milanesi. I romanzi che appartengono a questa fase sono:

  • Una peccatrice (1966), storia di un giovane commediografo catanese e del suo rapporto con una seducente contessa, che lo porta a diventare un artista fallito.
  • Storia di una capinera (1970), storia di una giovane costretta a farsi monaca. [Per approfondire vedi l’articolo Storia di una capinera]
  • Eva (1973), narra le vicende di un pittore siciliano trapiantato a Firenze, che perde sé stesso per amore di una ballerina.
  • Tigre reale (1975), racconta gli effetti corruttori esercitati sul protagonista da una contessa russa.
  • Eros (1975), il cui protagonista si consuma progressivamente, fino al suicidio.

3La poetica del Verismo

3.1La realtà siciliana

Il contatto con le città del nuovo stato unitario (Firenze, Milano) e la crescente sfiducia verso la vita moderna e gli ambienti mondani determinano in Verga un ritorno alle sue radici, a quel mondo siciliano rimasto fuori dalla storia e dominato da leggi immutabili. Nella Sicilia Verga vede le sue origini, un mondo che conosce bene ma che al momento gli è distante, visto che si trova a vivere lontano.
La conversione al mondo siciliano e al Verismo nasce in Verga da una serie di motivi. Elenchiamo brevemente i più importanti: 

  • Insoddisfazione per la frivolezza degli ambienti mondani
  • Diffidenza verso il sentimentalismo romanzesco
  • Scoperta del Naturalismo francese
  • Nostalgia per la terra natale
  • Interesse verso la questione meridionale

La prima novella in cui si assiste a questo ritorno al mondo siciliano è Nedda, del 1874, in cui Verga narra le vicende di una raccoglitrice di olive e propone una commossa partecipazione alle sue sventure. 

3.2Tecniche narrative: impersonalità e regressione

Ritratto di Giovanni Verga in bianco e nero
Ritratto di Giovanni Verga in bianco e nero — Fonte: ansa

Per descrivere un mondo come quello siciliano, fisso nei propri valori, Verga sceglie di adottare un tipo di scrittura oggettiva, priva dei sentimenti e delle opinioni dell’autore. Questo tipo di scrittura rientra all’interno della poetica dell’impersonalità, che vuole guardare il mondo dei contadini e dei pescatori da una certa distanza, al fine di restituirne la verità, usando le parole della narrazione popolare e mettendo al centro il fatto nudo e crudo.
In questo senso si parla di regressione dell’autore. Lo scrittore mette da parte sé stesso, le sue conoscenze, il suo mondo, e regredisce fino a calarsi all’interno del contadino o del pescatore, parla con le sue parole e vede il mondo dai suoi occhi. In questo modo l’autore si allontana dalla realtà oggettiva e ci presenta la realtà del mondo che rappresenta, sottolineandone l’alterità rispetto alla vita moderna.

3.3Visione del mondo: la fiumana del progresso e i vinti

Ritratto di Giovanni Verga
Ritratto di Giovanni Verga — Fonte: ansa

Centrale nella svolta verista e nella scelta del mondo da rappresentare è la visione della modernità di Verga. Per lui il progresso e la modernità sono come un fiume in piena che scorre a grande velocità trasportando il mondo verso nuovi traguardi ma che allo stesso tempo travolge e distrugge le vite di coloro che non riescono ad adattarsi in tempo alle novità, alla velocità che il progresso impone, tutti coloro che insomma non riescono a stare al passo. È così che il progresso e la modernità lasciano dietro di sé una scia di vittime, i vinti. Di questi personaggi Verga decide di parlare nei suoi romanzi e nelle sue novelle veriste e per ripagare in qualche modo questa loro sconfitta sul campo di battaglia della storia decide di proporci le loro stesse parole, di darci il loro punto di vista.

3.4Differenze dal Naturalismo francese

Alla base del Verismo verghiano c’è il Naturalismo francese, a cui Verga si avvicinò grazie all’amico e scrittore Capuana. I romanzi naturalisti pongono al centro della narrazione la rappresentazione della realtà popolare. Il principale esponente del Naturalismo fu Emile Zola, autore molto letto da Verga. Tuttavia occorre precisare che il Naturalismo non si identifica con il Verismo. Il narratore dei romanzi di Zola riproduce il punto di vista dell’autore, del borghese colto, ed esprime giudizi sui fatti narrati. Solo nel romanzo Assomoir (1877) Zola assume un punto di vista più impersonale, ma non si tratta di un’operazione sistematica bensì di episodi isolati. Zola risulta insomma abbastanza estraneo alla tecnica verghiana della regressione, per lui l’impersonalità è piuttosto il distacco dello scienziato, che guarda l’oggetto da fuori e dall’alto. Questo si lega a due visioni del mondo diverse: Zola giudica e commenta i fatti perché crede che la letteratura possa cambiare la realtà, mentre Verga è pessimista e crede che la realtà sia immodificabile.

3.5In breve

Ricorda:

  • La sfiducia verso il mondo cittadino e mondano spinge Verga a parlare del mondo contadino siciliano.
  • Questo mondo è descritto attraverso le tecniche dell’impersonalità (l’autore non esprime giudizi) e della regressione (l’autore parla dal punto di vista del popolo).
  • Per Verga il progresso è come un fiume che travolge chi non riesce ad adattarsi, i vinti.
  • Zola assume il punto di vista esterno e dall’alto, Verga adotta la regressione dell’autore. Questo perché per Zola la letteratura può intervenire sulla realtà, mentre Verga crede che la realtà non sia modificabile.

4Le opere veriste

4.1Le raccolte di novelle

Verga è autore di moltissime novelle in cui si esprime la poetica del Verismo. Ricordiamo qui di seguito le tre raccolte più importanti. 

  • Vita nei campi (1880), raccoglie novelle in cui è descritto il mondo della campagna siciliana e la sua vitalità originaria. I personaggi di questi racconti sono estranei alle situazioni artificiali della vita cittadina e risultano dominati da passioni elementari. È un mondo fuori dalla storia, fondato sulla ripetizione di ritmi sempre uguali, fatto di lavoro, miseria, violenza, gerarchie, egoismi e codici di comportamento immutabili. La voce popolare narrante spesso descrive i personaggi con sarcasmo e aggressività, creando un contrasto con la tragicità delle vicende narrate.
  • Novelle rusticane (1882), ripropongono ambienti e personaggi della campagna siciliana, ma in prospettiva più amara e pessimista, portando in primo piano la miseria e la fame. Il mondo descritto in queste novelle si basa sul possesso della “roba”, sulla ricerca della ricchezza, di fronte alla quale gli uomini perdono principi e valori. Il mondo rurale non è idealizzato, ma rappresentato in tutti i suoi aspetti, sia positivi che negativi.
  • Per le vie (1883), riprende i temi di Novelle rusticane, ma in un’ambientazione cittadina. Verga torna a raccontare la città come aveva fatto nei romanzi giovanili; questa volta non parla però dell’ambiente borghese e mondano, ma preferisce la classe povera cittadina.

4.2I romanzi

I romanzi veristi di Verga ruotano intorno al progetto del Ciclo dei vinti, che si sarebbe dovuto comporre di cinque romanzi, in cui Verga voleva rappresentare la lotta per la vita nelle diverse classi sociali, il cammino fatale verso il progresso, quella fiumana che trascina via con sé i vinti, coloro che non riescono a stare al passo. Nella crisi creativa che lo colpisce negli ultimi anni, lo scrittore lascia incompiuto il progetto. Solo I Malavoglia e Mastro Don Gesualdo vengono pubblicati, mentre La duchessa di Leyra, che avrebbe dovuto rappresentare il mondo della nobiltà travolto dalla modernità, rimane allo stato di abbozzo. Gli ultimi due romanzi non saranno nemmeno iniziati.

  • I Malavoglia (1881)
    Storia di una famiglia di pescatori siciliani, colpiti da una serie di disgrazie e dalle trasformazioni della modernità, che distrugge il loro mondo e li riduce alla rovina. La famiglia stessa si disgrega progressivamente. Stile e linguaggio si adattano, in conformità alla poetica verista, al mondo popolare descritto. [Per approfondire vedi l’approfondimento su I Malavoglia]
  • Mastro Don Gesualdo (1889)
    Racconta l’ascesa sociale di un muratore che riesce a diventare ricco grazie alla sua intelligenza e alla sua forza di volontà. La ricchezza non determina però la serenità dell’uomo e tantomeno garantisce il lieto fine della storia. Mastro Don Gesualdo vede infatti disgregarsi gli affetti familiari e muore solo. L’ambiente rappresentato è quello borghese e aristocratico e di conseguenza, secondo il principio dell’impersonalità a della regressione, anche la cultura del narratore e la lingua salgono rispetto alle opere precedenti.

Ma la ragazza cantava come uno stornello, perché aveva diciotto anni, e a quell'età se il cielo è azzurro vi ride negli occhi, e gli uccelli vi cantano nel cuore.

Giovanni Verga, I Malavoglia

5Il teatro: Cavalleria rusticana

Nota scritta a mano da Giovanni Verga
Nota scritta a mano da Giovanni Verga — Fonte: ansa

Parallelamente all’opera di romanziere e novellista, Verga si dedicò anche al teatro. Ci occuperemo qui solo della sua opera teatrale più famosa: Cavalleria rusticana, che va in scena a Torino nel 1984. L’opera è tratta dall’omonima novella inclusa nella raccolta Vita dei campi e fin dalla prima rappresentazione ottiene un grande successo.
Di ritorno dal militare, Turiddu trova l’amata Lola con Alfio. Per farla ingelosire, decide di corteggiare Santuzza. Riesce così a riprendere la relazione con Lola, ma Santuzza per vendetta rivela tutto ad Alfio, che a sua volta sfida Turiddu a duello e lo uccide.