Giovanni Pascoli: vita e poesie

Giovanni Pascoli: vita e poesie A cura di Daniel Raffini.

Giovanni Pascoli: vita, pensiero, poetica e opere più importanti dell'autore di Myricae, una delle raccolte di poesie più importanti del '900

1Introduzione a Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli è una figura centrale della cultura italiana tra la fine dell’800 e i primi anni del 900. Fu poeta di grande successo, professore universitario, autore di saggi e critico letterario. La sua poesia unisce la raffigurazione del mondo naturale e contadino e una grande carica umanitaria.

2La vita di Giovanni Pascoli: momenti da ricordare

  • 1855. Giovanni Pascoli asce a San Mauro di Romagna.
  • 1862. Entra nel collegio degli Scolopiti a Urbino, dove riceve una formazione classica.
  • 1867. La morte del padre rompe la serenità familiare, l’anno successivo muore la madre e poi la sorella e due fratelli.
  • 1873. Pascoli studia Lettere a Bologna e si avvicina al Socialismo.
  • 1979. Viene arrestato durante una manifestazione e trascorre alcuni mesi in carcere; questa esperienza lo allontana dall’azione politica.
  • 1882-95. Insegna in vari licei italiani. Vive con le sorelle Ida e Mariù, con cui ricostruisce quel nucleo familiare che aveva perso da ragazzo, ma questo lo allontana dal mondo esterno e lo fa chiudere nel suo pessimismo.
  • 1895-1904. La sorella Ida si sposa e Giovanni Pascoli vede in questo un tradimento del nido familiare. Soggiorna spesso a Castelvecchio, vicino Lucca, dove trascorre vita appartata e di campagna, e inizia la sua carriera di professore universitario, prima a Bologna, poi a Messina e Pisa.
  • 1905. Subentra a Giosuè Carducci nella cattedra di letteratura italiana dell’Università di Bologna. Nel frattempo la sua fama di poeta si è ormai consolidata.
  • 1911. Ormai figura di spicco nel panorama culturale italiano, Pascoli pronuncia il discorso La grande proletaria si è mossa, con il quale esprime il suo appoggio alla guerra coloniale.
  • 1912. Muore a Bologna.

3Le raccolte di poesie di Giovanni Pascoli

3.1Myricae (1891)

Ritratto di Giovanni Pascoli
Ritratto di Giovanni Pascoli — Fonte: ansa

È la prima raccolta di poesie Pascoli, ma molti dei testi che la compongono erano già usciti in rivista. Come le altre raccolte poetiche di Giovanni Pascoli, Myricae andrà espandendosi con nuovi componimenti nelle edizioni successive: dalle 22 poesie della prima edizione si arriverà alle 156 dell’ultima.   

Il titolo, in latino, è una citazione dalla quarta bucolica di Virgilio, in cui le piccole tamerici (myricae in latino) indicano la poesia umile. Nella scelta di questo titolo Pascoli mostra la volontà di mettere al centro delle sue poesie le piccole cose.
Myricae raccoglie in prevalenza componimenti brevi, che ritraggono la vita campestre e la natura attraverso immagini, suoni, colori e impressioni. Gli oggetti intorno ai quali il poeta si concentra si caricano di valenze simboliche. A questo si aggiunge l’immagine ricorrente dei familiari morti del poeta.    

Sono già presenti le caratteristiche principali del linguaggio poetico pascoliano:      

  • Onomatopee, come il “bubbolìo” del primo verso della poesia Temporale.
  • Valore simbolico dei suoni, o fonosimbolismo, come la ripetizione di suoni cupi come la “o” o la “u” al fine di creare un’atmosfera di tristezza e mistero.
  • Linguaggio analogico, che crea una fitta rete di collegamenti tra le cose, ad esempio nella poesia X Agosto le immagini della rondine e dell’uomo sono legate per analogia.
  • Sintassi frantumata, fatta di frasi brevi e prive di elementi di connessione.
  • Combinazioni metriche inedite, che Pascoli chiamerà “metrica neoclassica” e che si concretizza in un ritorno alla metrica greca adattata alle esigenze della lingue italiane e alla volontà del poeta.

Più bello il fiore cui la pioggia estiva / lascia una stilla dove il sol si frange.

Giovanni Pascoli, Pianto (da Myricae)

3.2Poemetti (1897)

I Poemetti di Giovanni Pascoli sono componimenti più ampi di quelli di Myricae e di tono meno lirico e più narrativo. Sono racconti in versi in cui il poeta, attraverso le vicende di una famiglia contadina, celebra la piccola borghesia campestre, in cui risiedono valori come la solidarietà, la laboriosità, la saggezza, la bontà e la purezza morale.
La vita contadina, con i suoi ritmi ripetitivi e il suo piccolo mondo protetto, appare a Pascoli un rifugio contro i mali del mondo e della storia. Le poesie si dividono in cicli, ognuno dei quali intitolato a una delle operazioni dei campi. Nei Poemetti sono presenti anche temi più inquietanti, carichi di significati simbolici, che evocano atmosfere notturne e rimandano al tema della morte.
Dal punto di vista metrico si nota, a differenza di Myricae, l’uso della terzina dantesca. Il linguaggio rimanda alla poesia epica e conferisce eroicità ai personaggi della campagna.  

3.3Canti di Castelvecchio (1903)

Testo autografo de La cavalla storna
Testo autografo de La cavalla storna — Fonte: ansa

Giovanni Pascoli definisce queste poesie come delle myricae, collegandole dunque alla sua prima raccolta. Ritornano le immagini naturali e la vita di campagna e si torna al verso breve e alla dimensione lirica, che Pascoli aveva abbandonato nei Poemetti. Nella natura il poeta cerca una consolazione al dolore; lo capiamo dalla riproposizione dei temi del lutto familiare e della morte.
Dal punto di vista dei paesaggi viene presentato sia Castelvecchio, il paese nel quale il poeta si rifugia nei momenti di riposo e al quale rimanda il titolo, sia il paese natale, luogo del nido perduto. Non mancano anche qui i temi più morbosi, che rimandano alle segrete ossessioni del poeta: il sesso, vissuto col turbamento di un fanciullo, e la morte, come rifugio ultimo.  

3.4Poemi conviviali (1904)

Il titolo deriva dal fatto che la maggior parte di queste poesie furono pubblicate sulla rivista «Il Convito». Si tratta di poemetti dedicati a personaggi e fatti del mito e della storia antica, dalla Grecia fino al Cristianesimo delle origini: vi compaiono personaggi come Achille, Ulisse, Elena, Solone, Socrate, Alessandro Magno.
Il linguaggio di Pascoli mira qui a riprodurre in italiano la poesia classica, ma sotto le vesti classiche appaiono i temi consueti della poesia pascoliana. Il mondo antico non si presenta immobile e perfetto, ma carico delle angosce della modernità.    

4Giovanni Pascoli e il Decadentismo

La poesia di Giovanni Pascoli si inserisce all’interno del Decadentismo, movimento letterario che si diffonde alla fine dell’800 e che si basa sulla percezione del presente come epoca di decadenza e su un ritorno all’irrazionale dopo le certezze del Positivismo. Vediamo nel dettaglio quali sono gli elementi che fanno di Pascoli un poeta decadente.  

4.1Crisi del Positivismo

Della sua formazione positivista rimane nella poesia di Giovanni Pascoli la precisione nell’uso dei nomi di animali e piante e l’attenzione alla correttezza scientifica. Famoso il passo in cui Pascoli rimprovera Leopardi per aver messo in mano alla donzelletta di Il sabato del villaggio un mazzo di rose e viole, cosa impossibile dal momento che rose e viole non fioriscono nello stesso periodo. Ma in lui si riflette anche la crisi della scienza tipica della cultura di fine secolo, che sfocia in tendenze spiritualistiche. Nella scienza egli non vede più lo strumento principale di conoscenza.   

4.2Simboli, corrispondenze e irrazionalismo

In conseguenza alla crisi del Positivismo la poesia di Giovanni Pascoli si apre all’ignoto e al mistero e cerca di decifrare i messaggi enigmatici della natura. La rappresentazione degli oggetti non risponde a un’adesione verista alla realtà. La soggettività del poeta li carica di valenze simboliche, rimandano a qualcosa di ignoto e misterioso che si situa al di fuori di essi. Si vengono a creare legami segreti tra le cose, le corrispondenze di cui parla Baudelaire, che solo possono essere colte abbandonando la logica. La conoscenza diventa intuitiva, non più razionale. Simbolo, corrispondenze e irrazionalismo legano indissolubilmente Pascoli alla cultura decadente.  

4.3Il pessimismo pascoliano

Profilo di Giovanni Pascoli
Profilo di Giovanni Pascoli — Fonte: getty-images

Il pensiero di Giovanni Pascoli è radicalmente pessimista e si basa sulla convinzione che la vita umana sia dominata dal dolore e dal male. Questa visione porta il poeta a invocare la fratellanza: gli uomini, vittime della loro infelice condizione, devono smettere di farsi del male tra loro e unirsi contro gli ostacoli della vita. La sofferenza per Pascoli purifica ed eleva l’uomo, che dal dolore deve saper approdare al perdono. Pascoli, rievocando nelle sue poesie l’uccisione del padre, si presenta come vittima del male del mondo, ma rifiuta ogni vendetta.   

4.4Poesia pura e utopia umanitaria

Per Giovanni Pascoli la poesia deve essere pura, non deve avere fini pratici, secondo una concezione tipica dell’Estetismo. Il poeta scrive per il piacere di scrivere e di creare qualcosa di bello, non per consigliare o ammonire i lettori. Tuttavia Pascoli aggiunge qualcosa rispetto alla poetica dell’estetismo: per lui la poesia, proprio nel momento in cui diventa pura e disinteressata, assume un’utilità morale e sociale. La sua poesia predica la non violenza e si oppone all’odio tra gli uomini, invocando la fratellanza. La poesia pura di Pascoli è portatrice di un grande messaggio sociale, che prende la forma di un’utopia umanitaria, il sogno irrealizzabile di un mondo migliore.  

5La poetica del fanciullino

Un discorso a parte merita il saggio Il fanciullino (1897), in cui Giovanni Pascoli espone la sua poetica. Vediamone i punti principali:  

  • Il poeta deve porsi nell’ottica del fanciullino e comportarsi come se vedesse le cose per la prima volta, con stupore.
  • Per descrivere questo nuovo mondo egli deve usare un nuovo linguaggio, svincolato dai meccanismi della comunicazione abituale e che vada all’intimo delle cose, riscoprendole.
  • La poesia diventa una conoscenza prerazionale, immaginifica, intuitiva e non logica. L’atteggiamento irrazionale in Pascoli non determina un abbandono al sogno, ma anzi porta a uno scavo profondo nella realtà e permette di conoscere le cose direttamente, senza la mediazione della ragione.
  • Il poeta-fanciullino è in grado di cogliere le somiglianze e le relazioni tra le cose, le corrispondenze che vengono a creare una rete di simboli.
  • Il poeta è un veggente, dotato di una vista più acuta degli altri uomini e può spingere lo sguardo oltre le apparenze ed esplorare il mistero.  

Tutti questi elementi ci mostrano come Pascoli abbia saputo approfondire e personalizzare gli elementi più importanti del Decadentismo.  

Il poeta, se è e quando è veramente poeta, cioè tale che significhi solo ciò che il fanciullo detta dentro, riesce perciò ispiratore di buoni e civili costumi, d'amor patrio e familiare e umano.

Giovanni Pascoli, Il fanciullino

6Temi della poesia pascoliana

Per fare il punto di quanto detto finora passiamo ora riassumere in pochi punti i temi principali della poesia di Giovanni Pascoli. 

6.1La natura e la campagna

La descrizione della natura e della vita contadina, dei suoi oggetti e dei suoi ritmi sono al centro di tutta la produzione di Giovanni Pascoli. Il poeta vede il suo ideale in una forma di vita che sta scomparendo. A differenza del Verismo di Verga, Pascoli ignora gli aspetti più crudi della realtà popolare e la idealizza. Egli preferisce concentrarsi sulle piccole cose di quel mondo e si pone nell’ottica stupita del fanciullino che vede tutto per la prima volta. Con lo stesso sguardo stupito Pascoli si sofferma sugli eventi naturali, li spoglia dei loro significati oggettivi e gliene conferisce di nuovi e simbolici.   

6.2Le piccole cose

Il mondo poetico pascoliano appare frantumato in tanti piccoli oggetti, brevi immagini, lampi di luce, scie di odori, pensieri che appaiono e scompaiono all’improvviso. Di questo mondo visto a scatti Giovanni Pascoli descrive le piccole cose.
Il poeta rifiuta il principio classicista che divide tra temi alti e bassi e non ritiene questi ultimi degni della poesia. Per lui la poesia è anche nelle piccole cose, che hanno la stessa dignità di quelle grandi. Così si ricollega al principio romantico per il quale ogni elemento della realtà è degno di entrare in letteratura e si fa cantore del mondo contadino allo stesso modo in cui canta le glorie nazionali ed evoca i miti e gli eroi antichi.  

6.3Le vicende autobiografiche

Ritratto di Giovanni Pascoli con sua sorella Maria
Ritratto di Giovanni Pascoli con sua sorella Maria — Fonte: ansa

Al centro di molte poesie di Giovanni Pascoli ci sono le sue vicende autobiografiche, in particolare la morte dei suoi familiari. Importantissima l’immagine del nido distrutto, che il poeta cercherà per tutta la vita di ricostruire. Nella poesia X Agosto, probabilmente la sua più bella, il poeta rievoca l’uccisione del padre, accostandola a quella di una rondine e al martirio di Cristo sulla croce.
Quello che bisogna sottolineare è che Pascoli parte dalle proprie vicende personali per arrivare alla condizione umana in generale. Così è anche per il suo pessimismo: nel proprio dolore egli vede il dolore di tutta l’umanità e si attiva per porvi rimedio, seppur attraverso una visione utopistica.  

6.4Il mito e la storia antica

La formazione di Giovanni Pascoli è classica, studiò la letteratura greca e latina (di cui fu anche professore a Bologna) e alle storie antiche si ispirò nelle sue poesie. Egli però non riprese quel mondo così com’era, ma lo interpretò secondo la propria sensibilità. Nei Poemi Conviviali esplora gli aspetti meno noti della storia e del mito, ricollegandosi alla poesia ellenistica, mentre nelle poesie in latino si dedica ad aspetti marginali della vita romana e mette al centro personaggi umili (gladiatori, schiavi, poveri) ma virtuosi. In questo vediamo di nuovo l’umanitarismo di Pascoli, che respinge la schiavitù e cerca di riscattare queste figure oppresse.