Fuga dall'Italia. I giovani laureati cercano fortuna in U.K., Francia, Spagna e U.S.A.

Di Marta Ferrucci.

Parta chi può. Sembra essere questo il moto di tanti laureati italiani che decidono di andare a cercare fortuna all'estero, spesso trovandola. E' un'emigrazione d'élite che toglie all'Italia molti talenti che non hanno nessuna voglia di tornare in patria. Ecco i dati dell'ultimo rapporto della Fondazione Migrantes

L'emigrazione italiana è ancora oggi un fenomeno vivo, reso ancor più dinamico dall'attuale congiuntura economica che sta vivendo il paese: sono circa 4 milioni gli italiani residenti attualmente all'estero - oltre la metà è di età inferiore ai 35 anni- e la massima concentrazione si riscontra in Germania e Argentina. E' quanto emerge dal terzo rapporto 2008 della Fondazione Migrantes - organismo della Conferenza episcopale italiana (Cei) -, elaborato in collaborazione con Aire e presentato a Roma lo scorso settembre.

Più della metà degli italiani all’estero (54%, pari a circa 2.013.000 persone) è costituita da giovani al di sotto dei 35 anni. Di questi, 3 su 10 sono minorenni (606.000, circa un sesto dell’intera popolazione italiana che vive oltreconfine), oltre 2 su 5 hanno un’età compresa tra i 18 e i 24 anni (quasi 860.000) e più di un quarto (27%, pari a circa 547.000 individui) appartiene alla fascia d’età più avanzata, quella compresa tra i 25 e i 34 anni.

Nella fascia tra i 25 ed i 35 anni si riscontra una "emigrazione d'élite", la fuga all'estero cioè di migliaia di laureati, che riescono a trovare oltre confine un lavoro qualificato e ben retribuito. La maggior parte di questi giovani è concentrata in Europa (1,2 milioni, pari al 60,6% del totale, all’incirca 3 su 5), un continente non solo più vicino ma anche più affine culturalmente: è qui che i giovani studiosi, i lavoratori e i professionisti trovano maggiori opportunità di formazione e di avviamento occupazionale, grazie anche al supporto di specifici programmi di ricerca e di scambio in ambito comunitario. Ci si dirige prevalentemente verso il Regno Unito (19,2%), la Francia (12,6%), la Spagna (11,4%) e gli USA (9,8%).

Diminuiscono, con il trascorrere del tempo, le possibilità di un rientro, sia per le donne che per gli uomini: a cinque anni dalla laurea sono 52 su 100 i laureati occupati all'estero che considerano molto improbabile un ritorno nel Bel Paese.

Le lauree più ricorrenti tra quanti lavorano all’estero sono, come avviene in Italia, quelle del ramo letterario, linguistico, ingegneristico ed economico-statistico: invece, la laurea in giurisprudenza è maggiormente finalizzata alle esigenze del contesto italiano. Le percentuali di coloro che espatriano con titoli del ramo scientifico e tecnologico sono nettamente superiori a quelle che si riscontrano nel gruppo umanistico, anche se, in assoluto, il loro numero è piuttosto contenuto

Fonti: Fondazione Migrantes, Almalaurea


STORIE DI GIOVANI ITALIANI ALL'ESTERO


> Francesco, cuoco a Leeds, in Inghilterra


> Francesca, ricercatrice all'Universitat de Valencia


> Luca Rebeggiani, docente all'Università di Hannover da quando aveva 24 anni

> Silvia, traduttrice a Zurigo, in Svizzera

> Francesca Serena, inpiegata nel settore della comunicazione a Madrid, in Spagna

> Enrico, ingegnere del software a Vienna, in Austria

> Gabriele, consulente finanziario e insegnante di italiano in Guatemala

> Nicola, coordinatore delle vendite tra Germania ed Austria

> Luca, supervisore del residence degli studenti a Londra

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