I giovani medici dicono sì al numero chiuso

Di Tommaso Caldarelli.

In piazza con gli specializzandi delle professioni mediche: "Vogliamo la copertura delle borse di specializzazioni e diciamo no a nuove aperture del sistema"

Il numero chiuso per medicina? "Siamo d'accordo, diciamo sì"; e ancora, "io rivedrei al ribasso il numero dei medici ammessi". Sono le voci di alcuni giovani medici intervistati da Studenti.it durante la manifestazione di stamattina davanti a Montecitorio. Un presidio popolato da camici bianchi da tutt'Italia accorsi per reclamare la copertura integrale delle borse di specializzazione.

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LE BORSE - Su 10mila laureati in medicina, il ministero ha a disposizione fondi soltanto per 2mila di essi: e i restanti 8mila? O si iscrivono alle scuole di specializzazione senza borsa, dovendo gravare interamente sulle spalle della famiglia, o vanno a rinforzare il popolo delle guardie mediche, oppure espatriano. Una situazione inaccettabile: per questo il Segretariato Italiano dei Giovani Medici ha convocato la piazza "dei giovani della medicina" con adesioni da tutta Italia per chiedere l'aumento immediato dei fondi per la copertura delle borse di specializzazione. Noi c'eravamo, ecco cosa ci hanno detto sui motivi della loro protesta e sul numero chiuso universitario. Altro che abolizione del numero chiuso: i giovani della medicina italiana hanno le idee chiare.

QUELLO CHE SI LAUREA IN MEDICINA COMPRANDO GLI ESAMI

SI' AL NUMERO CHIUSO - Con questi numeri il sistema è già allo sbando, figurarsi l'idea di aprirlo ulteriormente per far entrare più aspiranti medici, ci dicono: "Se aumentassero le iscrizioni a medicina si andrebbe a creare una nuova generazione neanche di precari, ma di persone che hanno studiato per fare il medico e non potranno farlo". Già con il numero chiuso "i medici sono ben di più di quelli necessari" e "il numero chiuso serve a garantire una formazione decente". "Non possiamo far entrare tutti, purtroppo", ci dice un altro giovane medico. Quello che colpisce è la distanza fra le matricole che, per entrare a medicina, devono affrontare i test a numero chiuso e nella stragrande maggioranza dei casi risultano essere contrarie ai test; e i loro colleghi usciti dalla facoltà di medicina che invece invocano numeri più stringenti e il mantenimento dei numeri chiusi. Quale è l'equilibrio possibile?