Lavoro minorile, un dramma che riguarda tutto il mondo. Anche l'Italia

Di Andrea Maggiolo.

L'ong Save the Children sostiene che sono pochi gli sforzi per combattere lo sfruttamento in tutto il mondo. Sono concentrati principalmente nell'Africa subsahariana, nell'area dell'Asia Pacifico e nell'America Latina e Caraibica. Ma anche in Italia esiste un esercito silenzioso di baby lavoratori. A Roma in particolare Save the Children ha realizzato una Ricerca partecipata sul lavoro minorile

Il lavoro minorile è un dramma più diffuso che mai nel mondo, anche sei i mezzi di comunicazione si interessano a questo fenomeno solo in determinate occasioni. Sono tantissimi i bambini che ancora lavorano, e spesso si trovano a svolgere lavori che mettono a rischio la loro salute.

Non è necessario andare lontano
per studiare il fenomeno: in Italia mezzo milione di bambini sotto i 15 anni (spesso stranieri o in condizioni svantaggiate) lavora. La denuncia arriva dall'ong Save the Children in occasione della Giornata internazionale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, che si celebrerà il prossimo 12 giugno.

Nel mondo gran parte del lavoro minorile è nel settore agricolo
, e i bambini lavorano insieme ai familiari, ma non è sempre così. Alcuni sono costretti a lavorare per estinguere debiti, altri diventano presto vittime di sfruttamento sessuale, oppure entrano nella fila degli escerciti di bambini soldato.

Sono concentrati principalmente nell'Africa subsahariana, nell'area dell'Asia Pacifico e nell'America Latina e Caraibica
. Ma anche in Italia esiste un esercito silenzioso di baby lavoratori, circa mezzo milione, che hanno meno di 15 anni e che sono appartengono alle fasce più vulnerabili, come ad esempio i minori stranieri. Lo sottolinea Save the

Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente che lavora per migliorare concretamente la vita dei bambini in Italia e nel mondo, alla vigilia della Giornata internazionale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, che si celebrerà il prossimo 12 giugno.

"Una povertà sempre più diffusa unita alla difficoltà di andare a scuola e ricevere un'istruzione adeguata sono alcune delle principali cause del coinvolgimento e sfruttamento di milioni di bambini e bambine nel lavoro minorile a livello globale. Un fenomeno che si può combattere e sradicare agendo su più livelli: con incisive politiche e interventi di riduzione della povertà, assicurando adeguata protezione ai minori vittime di sfruttamento lavorativo, garantendo ai minori costretti a lavorare accesso ad un'educazione flessibile e gratuita che permetta loro di affrancarsi dalla condizione di sfruttamento e di costruirsi un futuro diverso", afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children per l'Italia.

In Italia, nonostante esista una difficoltà di fondo a monitorare il fenomeno, secondo alcuni studi esistono dei fattori di rischio che contribuiscono a far aumentare la probabilità che un minore si trovi precocemente inserito nel mondo del lavoro: si tratta di minori maschi, di nazionalità straniera, che vivono in una famiglia mono-genitoriale o in un nucleo familiare con più minori, e risiedono in un territorio con un alto tasso di disoccupazione. Inoltre molti appartengono a famiglie monoreddito o con un reddito inferiore al 50% della media nazionale.

"Nei paesi sviluppati, il lavoro entra nei percorsi di crescita di bambini ed adolescenti in modi differenti e per diversi motivi rispetto ai paesi del sud del mondo", continua Valerio Neri. "Innanzitutto c'è una sostanziale differenza legata all'età d'accesso al lavoro, poiché mentre nei paesi in via di sviluppo anche i minori in erà prescolare vengono coinvolti, nei paesi occidentali, in particolare europei, il lavoro di minori di 15 anni riguarda esclusivamente la fascia preadolescenziale. Inoltre, mentre in molti paesi l'esperienza lavorativa ha una valenza pressochè totalizzante, in Europa, essa viene svolta in genere contemporaneamente alla frequenza scolastica."

In Italia, però, se si confrontano le esperienze dei minori stranieri e di quelli italiani che lavorano, i primi il più delle volte, continuano ad andare a scuola, mentre per quelli italiani si nota una maggiore tendenza ad assentarsi da scuola a lungo o addirittura ad interrompere la frequenza.

Le esperienze di lavoro dei minori migranti nel nostro paese si realizzano prevalentemente all'interno del gruppo familiare, mentre al contrario, tra i minori italiani si registra la quota più alta di lavoro presso terzi. Esiste una forte diversità anche tra i luoghi di lavoro dei minori stranieri rispetto a quelli degli italiani: tra i primi, 1 su 3 lavora in strada come venditore ambulante o in alcuni casi svolgendo attività di accattonaggio, mentre i secondi dichiarano di lavorare prevalentemente in ambienti "più protetti" quali negozi, bar, ristoranti.

I minori lavoratori a Roma: la ricerca partecipata di Save the Children
A Roma, in particolare Save the Children ha realizzato una Ricerca partecipata sul lavoro minorile e le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile a Roma, con l'obiettivo di raccogliere e analizzare testimonianze e storie di lavoro minorile e di sfruttamento lavorativo, in particolare di minori migranti, neocomunitari e minori italiani a rischio di marginalità ed esclusione sociale. La peculiarità della ricerca è che è stata condotta da peer researchers, cioè ragazzi che per età, esperienze , condizioni di vita o progetto migratorio sono molto vicini ai ragazzi intervistati e che sono stati accompagnati nella posizione di ricercatori.

I ragazzi intervistati risultano principalmente impiegati nella ristorazione (pizzaiolo, barista, cameriera), edilizia (muratore), artigianato, ma anche attività illegali e di sfruttamento (borseggio, combattimenti clandestini), mendicità, prostituzione. Nella maggior parte dei casi (40 su 62) i ragazzi e le ragazze risultano impegnati per 6-9 ore al giorno, ma in alcuni casi anche tra le 9 e le 12 ore o addirittura "senza limite" nel caso di attività come mendicità e prostituzione in cui viene stabilita una cifra giornaliera da dover raggiungere ad ogni costo, indipendentemente dalle ore necessarie per farlo.

Per quanto riguarda invece il rapporto tra età e tipo di lavoro, è significativo come i bambini più piccoli – cioè di 8, 11, 12 anni – siano prevalentemente coinvolti in mendicità e attività illegali. Per quanto riguarda infine la frequenza della scuola, in contemporanea con l'attività lavorativa, solo in 23 casi su 61 essa è attestata e soltanto 1 intervistato su 42 ha dichiarato di aver assolto all'obbligo scolastico mentre lavorava.

"In questa fase storica segnata da una generale crisi economica e sociale", conclude Valerio Neri, "il rischio che sempre più minori – spinti dall’impoverimento delle famiglie –si ritrovino a lavorare è molto forte. E’ quindi necessario raddoppiare gli sforzi affinché tutto ciò non accada, in modo da garantire adeguato sostegno, protezione e aiuto a tutti quei ragazzi coinvolti in attività lavorative nocive o addirittura sfruttati".

Fonte: www.savethechildren.it