Gian Lorenzo Bernini: le fasi della scultura

Di Barbara Leone.

Bernini ha iniziato la sua carriera insieme al padre nella cappella di Paolo V in Santa Maria Maggiore e il suo stile scultoreo ha subito notevoli trasformazioni nel corso degli anni

Gian Lorenzo Bernini è nato a Napoli il 7 dicembre 1598, da madre napoletana e padre fiorentino (che è stato uno scultore di grande talento). All'inizio del 1600 la famiglia si è trasferita a Roma, dove Bernini è rimasto fino alla sua morte, ad eccezione di un viaggio a Parigi, chiamato da Luigi XIV. La carriera di Bernini è ricca di successi: è riuscito infatti ad imporsi sugli artisti romani, ha goduto di grande fama presso i Papi, presso gli uomini più in vista e presso gli artisti del suo periodo. Bernini era un uomo di grande fascino, un conversatore brillante, socievole e spiritoso, un uomo dai modi aristocratici, un buon marito e un buon padre.

Bernini ha iniziato la sua carriera insieme al padre nella cappella di Paolo V in Santa Maria Maggiore. In questo modo ha attirato su di sè l'attenzione del Papa e del cardinale Scipione Borghese, sotto la cui protezione è rimasto fino al 1624, creando le statue e i gruppi che si trovano tuttora a palazzo Borghese. Dopo la salita al trono papale di Urbano VIII la sua posizione nel campo artistico si è consolidata, dal momento che ha ricevuto le le più importanti commissioni e dal 1624 fino alla sua morte è stato occupato in opere religiose. Nel 1629 è stato nominato architetto di San Pietro e, a partire da questo momento, ha realizzato le opere più prestigiose .

La scultura

Bernini ha lavorato per circa 50 anni a grandi imprese, la maggior parte delle quali lo hanno impegnato per molti anni: ha impiegato 9 anni per completare il baldacchino, 13 anni per terminare la cattedra e quasi 20 per realizzare la tomba di Urbano VIII. Il suo stile scultoreo ha subito notevoli trasformazioni, coincidenti con particolari periodi della sua vita. Il primo gruppo di opere di Bernini risalgono al 1615/17 e in esse è presente una grande libertà ed energia, un trattamento della superficie che sfiora la perfezione, nonostante siano ancora presenti i legami col manierismo. La fase successiva inizia con l'Enea e l'Anchise del 1618/19, il primo gruppo monumentale realizzato per il cardinale Scipione Borghese, nel quale Bernini torna a una composizione tipicamente manieristica.

Le statue successive rappresentano un grande processo di emancipazione nella storia della scultura (Nettuno e Tritone; il ratto di Proserpina, il David). Queste figure sono caratterizzate da immediatezza e naturalezza, da un realismo nel dettaglio e da una differenza di materia che rende ancor più forte il momento drammatico. Confrontando il David con le statue precedenti ci si rende conto di come la statua sia diventata una figura che si muove nello spazio e, quasi in maniera minacciosa, sembra afferrare l'osservatore.

Intorno al 1620 Bernini ha realizzato una serie di busti statici pensierosi e calmi, con drappeggi dalle pieghe plastiche e salde. Nel 1632 ha realizzato il busto di Scipione borghese, caratterizzato da uno stile dinamico. In questo busto il movimento è suggerito dalla testa in movimento temporaneo, dall'occhio che minaccia e dalla bocca semiaperta e inoltre anche il drappeggio sembra in continuo movimento. Con questo busto si inaugura la fase del pieno barocco per la grande importanza conferita al drappeggio che conferisce grande emotività all'opera.

Intorno gli anni '30 Bernini ha attraversato una fase classica, anche a causa dell'influsso della crescente pressione da parte dei sostenitori della dottrina classica. La fase centrale della scultura di Bernini è costituita dagli anni 1640/55, nei quali ha concretizzato il progetto definitivo della tomba di Urbano VIII ed ha elaborato un modello rivoluzionario di monumento funebre per unificare tutte le arti in un unico effetto imponente. In quegli anni ha inoltre collocato per la prima volta una fontana rustica nel centro di una piazza (la Fontana dei quattro fiumi a piazza Navona). Negli ultimi anni della sua vita Bernini è tornato a strutture più austere ed a composizioni classiche, lasciandosi influenzare dalle tendenze del periodo.

Bernini non ha mai usato marmi policromi, perché il suo intento era quello di produrre l'effetto e l'impressione del colore soltanto con il marmo bianco. Ha usato figure di bronzo e di marmo per conferire effetti pittorici alle sue grandi composizioni, come nella tomba di Urbano VIII, dove le zone bianche e scure sono equilibrate ed hanno un chiaro significato. La sezione centrale è in bronzo scuro e in parte dorato. Invece le allegorie in marmo bianco della carità e giustizia hanno qualità terrene.

Nuovi tipi iconografici

Bernini è stato il più grande creatore di tipi iconografici del barocco italiano e la sua concezione del santo, delle tombe, della statua equestre, di ritratti e di fontane è rimasta per molti anni incontestata. Con la tomba di Urbano VIII ha instaurato il nuovo tipo di monumento papale, raggiungendo un equilibrio reale tra il monumento commemorativo e il cerimoniale. In questa opera evidenzia il contrasto tra la precarietà della vita e la fede del Papa che prega.

Nella storia della ritrattistica ha lasciato un contributo importante con il primo ritratto a mezzo busto del tardo barocco: lo Scipione Borghese. Nei ritratti degli imperatori ha creato il tipo ufficiale barocco del sovrano assoluto e in quello di Luigi XIV ha espresso il concetto di nobiltà, di orgoglio, di eroismo e di maestà. Inoltre ha dato alla statua equestre barocca con il cavallo impennato una impronta eroica e un senso di drammaticità e di movimento dinamico.

Infine nelle fontane si è distinto per il modo rivoluzionario di trattare l'acqua: ha infatti sostituito i tradizionali getti d'acqua con un esuberante e forte imbrigliamento degli elementi. E attraverso il continuo movimento dell'acqua mormorante è riuscito a creare il vero movimento e la vita pulsante.