Giacomo Leopardi ed il Romanticismo | Video

Di Redazione Studenti.

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Dopo la letteratura, il romanticismo si manifesta ed influenza tutti i campi sociali: dalla filosofia alla letteratura, dalla politica alla religione, diventando un vero fenomeno culturale, che esalta la libertà e la creatività dello spirito, valorizzando il sentimento, l’originalità, i dialetti, la Nazione, il popolo e il divenire dell’umanità e della storia.

Il primo movimento romantico nacque in Germania, sulla base di un movimento letterario del ‘700 che rifiutava le regole della poesia classicistica che rivendicava l’assoluta libertà creativa del poeta.

In Italia l’impulso al sorgere di un movimento romantico venne dato da un articolo di Madame de Stael in cui la scrittrice deprecava la decadenza della cultura italiana contemporanea ed invitava gli italiani a uscire dal loro culto del passato, aprendosi alle correnti più vive della letteratura europea moderna.

Tuttavia, nel nostro paese il Romanticismo ebbe un carattere moderato ed equilibrato rispetto a quello europeo per l’influenza tenace della tradizione classica, per la politica italiana e per la cultura illuministica ancora radicata negli scrittori del nostro paese.

I romantici italiani isolarono e svilupparono del Romanticismo soprattutto l’aspetto politico, quello che esaltava il sentimento nazionale e la libertà dei popoli oppressi, e si assunsero il compito di risvegliare la coscienza nazionale e l’amor di patria, di educare politicamente e di elevare spiritualmente il popolo italiano.

Rifiutarono invece il gusto del lugubre, l’irrazionale, i paesaggi foschi e gli stati d’animo esasperati, inquieti, e morbosi. I temi della poesia romantica sono molteplici. Fondamentale è il dolore, che deriva dalla coscienza del contrasto tra le aspirazioni dell’individuo verso l’infinito e la realtà angusta e meschina, in cui egli si dibatte.

Altro tema tipico della letteratura romantica è il senso del mistero che ci avvolge, del mondo presente al di là dei sensi e dell’esperienza, la brama dell’assoluto, di pervenire alla sorgente stessa del Tutto.

GIACOMO LEOPARDI, ROMANTICO PER ECCELLENZA

Giacomo Leopardi fu uno dei più significativi rappresentanti del Romanticismo italiano. Trattò nelle sue opere i temi centrali di questa corrente, come il sentimento drammatico e doloroso della vita, l’ansia religiosa, la ricerca di un fine e di un valore universale che dia un senso e un significato all’esistenza umana, ma furono temi trattati comunque in modo pacato, lucido, misurato ed equilibrato.

Giacomo Leopardi è ricordato per il suo pessimismo, che trae origine dalla concezione meccanicistica del mondo e dell’uomo, che egli aveva appreso dall’Illuminismo.

Secondo Leopardi, l’uomo è soggetto alle leggi di trasformazione della materia. Non solo è una creatura debole e indifesa, che dopo una vita di sofferenza si annulla totalmente con la morte, ma è anche un essere insignificante nel contesto della vita universale.

Ma se per i pensatori del '700 questa concezione era motivo di orgoglio e di ottimismo, per Leopardi è invece motivo di tristezza e di pessimismo, perché egli avverte dolorosamente i limiti della natura umana, tutta chiusa nella prigione della materia, in contrasto con l’innata aspirazione dell’uomo all’assoluto e all’infinito.

Accanto a questa genesi filosofica del pessimismo leopardiano, ne esiste un’altra di natura emotiva, nata un po’ per la rigidità e ottusità del contesto aristocratico familiare che non gli consentiva ampia possibilità di scelta, un po’ per l’angustia dello stesso ambiente paesano, che lo condannò all’isolamento e lo privò di rapporti umani e di esperienze concrete.

Alla genesi filosofica ed emotiva, se ne aggiunge un’altra di carattere storico. Leopardi intuì i risvolti negativi della Restaurazione e della civiltà borghese dell’800: l’egoismo, l’ipocrisia, la corruzione, l’industrialismo selvaggio, l’alienazione; tutti elementi che riducevano gli umili e i deboli in schiavitù, condannandoli all’infelicità e al dolore.
Questo indusse il Leopardi a farsi antagonista del suo secolo, fino a proporre all’uomo l’ideale di un' umanità rinnovata, fondata sul sentimento della solidarietà universale.

Gli studiosi hanno distinto tre aspetti del pessimismo leopardiano:

- Il pessimismo personale e soggettivo. Esso sorge quando il poeta è ancora un adolescente e già si sente escluso dalla gioia di vivere, che invece vede riflessa negli altri. A determinare questo sentimento concorrono un ambiente familiare ostile, una delicatissima sensibilità d’animo, acuita dal deperimento organico e dalle sofferenze fisiche.

- Il pessimismo storico o progressivo nasce in Leopardi dall'osservazione della condizione negativa del presente come effetto di un processo storico, di una decadenza causata dalla ragione

- Il pessimismo cosmico o universale. Qui l’infelicità non è più legata ad una condizione storica e relativa all’uomo, ma ad una condizione assoluta, diviene un dato eterno e immutabile di natura. Effetto del pessimismo cosmico, è per Leopardi la noia, la stanchezza del vivere, che il poeta definisce il più nobile dei sentimenti umani, che non porta però al suicidio.

Nel luglio del 1817 il Leopardi iniziò a compilare lo Zibaldone, diario sul quale registrerà fino al 1832 le sue riflessioni. Il periodo successivo al 1819 è ricco di esperimenti letterari, di questo fermento di prove, si concentrano due gruppi di poesie: le Canzoni e gli Idilli.

Le Canzoni sono componimenti di impianto classicistico, che impiegano il linguaggio aulico e sublime. Un carattere molto diverso presentano gli Idilli, sia nelle tematiche,intime e autobiografiche, sia nel linguaggio, più colloquiale e di limpida semplicità. L. definì gli idilli come espressione di “sentimenti, affezioni, avventure storiche del suo animo”.

Esemplare è l’Infinito, in cui compare una meditazione lirica sull’idea di infinito creato dall’immaginazione, a partire da sensazioni visive e uditive. Chiusa la stagione delle canzoni e degli idilli, comincia per L. un silenzio poetico. Egli lamenta la fine delle illusioni giovanili e lo sprofondare in uno stato d’animo di aridità e di gelo. Per questo nascono le Operette morali, dopo la delusione subita nel suo primo contatto con la realtà esterna alla “prigione” di Recanati.

Le Operette morali sono prose di argomento filosofico dove Leopardi vi espone il “sistema” da lui elaborato, attingendo al vasto materiale accumulato nello Zibaldone. A partire dal 1828 inizia il periodo dei Grandi idilli di cui fanno parte poesie come A Silvia, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio, Passero solitario.

L’ultima stagione leopardiana segna una svolta di grande rilievo rispetto alla poesia precedente.

L. ristabilisce un contatto diretto con gli uomini, le idee, i problemi del suo tempo; appare orgoglioso di se, pronto e combattivo nel diffondere le proprie idee. L’apertura si verifica anche sul piano interpersonale. Nasce a Firenze l’amicizia con Antonio Ranieri, e la sua prima vera esperienza amorosa. La cocente delusione subita in tale rapporto segna per L. la fine dell’ “inganno estremo”: l’amore.

Da questa esperienza nasce il “ciclo di Aspasia”, una poesia profondamente nuova, nuda, severa, quasi priva di immagini sensibili; compaiono atteggiamenti energici e combattivi, il linguaggio si fa aspro e antimusicale e la sintassi complessa e spezzata. Una vera e propria “nuova poetica”.