La popolazione greca è caratterizzata da una forte omogeneità etnica, che è il risultato di complesse vicende storiche.

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L'ultima omogeneità etnica, e non certo fra le meno drammatiche, fu lo scambio di popolazione tra la Grecia e la Turchia compiutosi nel 1923, alla fine della guerra greco-turca (1921-23), sotto il controllo della Società delle Nazioni, in applicazione del Trattato di Losanna: in quell'anno infatti 607.000 Turchi lasciarono la Grecia e 1.222.000 Greci provenienti dalla Turchia giunsero in Grecia e furono sistemati per più della metà nella Tracia occid. e nella Macedonia nelle zone lasciate dai profughi turchi, arrecando notevoli vantaggi all'economia di vaste aree in precedenza male e poco valorizzate.
Quanto alla consistenza demografica, l'incremento dalla metà dell'Ottocento in avanti è stato veramente cospicuo: la popolazione, che alla metà del secolo scorso si aggirava intorno a 1.020.000 ab., risultava raddoppiata all'inizio del secolo attuale e toccava i 10.450.000 nel 1995. La densità (76 ab. per km 2 ) è assai elevata, se considerata in rapporto allo sviluppo dell'economia greca che non è in grado di offrire redditi adeguati e decorose condizioni di vita alla manodopera in continuo aumento.
Il tasso di natalità è sceso, dopo il 1951, a valori inferiori al 20? e, negli anni più recenti, ha mostrato la tendenza a decrescere ancor più rapidamente per stabilizzarsi intorno ai livelli dei Paesi europei più sviluppati (10,8? nel 1988). Parallelamente la mortalità è passata dal 20-18? dell'anteguerra all'attuale 9,3?. L'emigrazione, che nei primi decenni di questo secolo privava il Paese in media di 30.000 unità all'anno (dirette in prevalenza verso l'America), è tuttora un fenomeno rilevante, anche se il flusso dei lavoratori verso l'estero è in gran parte compensato dal numero dei rimpatri, determinati dai mutamenti economici avvenuti in Europa.
Ingenti permangono i movimenti migratori interni dalle aree esclusivamente agricole e silvo-pastorali a scarso reddito verso le pianure più fertili e specialmente verso i centri maggiori economicamente più sviluppati; in alcune regioni il numero degli emigranti ha superato il saldo naturale positivo. Ne consegue che il già forte squilibrio nella distribuzione della popolazione tende ad accentuarsi ulteriormente, incrementando il fenomeno dell'urbanesimo e aggravando i problemi socio-economici a esso collegati.
Le aree più densamente abitate sono attualmente l'Attica, specialmente per la presenza della conurbazione di Atene, le Isole Ionie (specie Corfù), quelle orient. di Lesbo, Chio e Samo, il Peloponneso occid. e le pianure della Macedonia, rispettivamente con i centri di Patrasso e Salonicco; quelle meno popolate sono le zone montuose più impervie dell'interno, specie nell'Epiro. I maggiori poli di attrazione delle migrazioni interne sono Atene, Salonicco e Patrasso, tutti centri portuali dotati di vari complessi industriali. Atene soprattutto ha conosciuto un'ingente espansione demografica ed edilizia passando dai 100.000 ab. della fine del secolo scorso alla grande conurbazione con Il Pireo che raggiungeva al censimento del 1981 i 3.027.000 ab., corrispondenti al 31% della popolazione di allora.
Nello stesso periodo le conurbazioni di Salonicco e di Patrasso raggiungevano rispettivamente i 706.000 ab. e i 155.000 ab. Pochi, invece, i centri che superano i 50.000 abitanti (Volo, Candia, Larissa, La Canea, Kavála) nonostante il crescente aumento della popolazione urbana. Secondo una stima del 1995 la Grecia ha raggiunto i 10,4 milioni di ab., con una densità di 79 ab./km 2.
Dai primi anni Novanta il declino del tasso di natalità (9,8?) è stato compensato da un consistente flusso di immigrazione (in parte clandestina) proveniente dalle aree di crisi dei Balcani, dai Paesi dell'ex U.R.S.S., dell'Asia sudorientale e del Vicino Oriente. Nel 1997 è stata annunciata la regolarizzazione degli immigrati clandestini, che si calcola siano per la metà albanesi e che forniscono un elevato numero di manodopera a basso costo, e l'anno successivo si è avuta l'abolizione della norma che permetteva di privare della cittadinanza i Greci "non etnicamente ellenici". Il riesplodere della questione del Kosovo e gli eventi bellici che ne sono seguiti nei primi mesi del 1999 hanno riacutizzato il problema della pressione dei profughi e della loro accoglienza.