Hegel: vita, opere e pensiero di un idealista

Di Barbara Leone.

Il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel è considerato il rappresentante più importante dell'idealismo che si è sviluppato in Germania tra il Settecento e l'Ottocento

Nato nel 1770 a Stoccarda e morto nel 1831 a Berlino, Hegel ha condotto la normale vita di un intellettuale e si è spostato molto in funzione della sua carriera universitaria. La sua filosofia viene definita “Panlogismo”, una teoria secondo la quale tutto ciò che è, è razionale ed è espressione della ragione infinita. Nei suoi scritti giovanili il tema dell’unità finito-infinito è riconosciuto e celebrato dalla religione di Cristo. Negli scritti della maturità lo stesso tema è celebrato dalla filosofia, l’unica in grado di riconoscerlo in maniera adeguata. Tra gli scritti giovanili (1793-1800) spiccano “La vita di Gesù” e “Lo spirito del cristianesimo e il suo destino”. La fase di Jena rappresenta la piena maturazione del suo pensiero hegeliano e di questo periodo si ricordano: “Fede e sapere” (1802-1803) e “La fenomenologia dello spirito” (1807) che segna il distacco della sua filosofia da quella di Schelling. La fase sistematica (1808-1818) rappresenta il periodo in cui il filosofo costruisce il suo grande sistema filosofico ed è rappresentata dalle opere “La scienza della logica” e “L'enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio”. Nella fase berlinese, dal 1818 alla morte, Hegel diventa il filosofo ufficiale dello stato prussiano. Questa fase è rappresentata dall'opera “Lineamenti di filosofia del diritto” (1821). Dopo la sua morte, i suoi studenti hanno pubblicato le sue lezioni: “L’estetica”, “La filosofia della storia” e la “Storia della filosofia”.

Tesi di fondo del sistema hegeliano
La filosofia di Hegel è un esempio di elaborazione sistematica. Il suo sistema riesce ad offrire un’interpretazione unitaria di tutti i temi presi in considerazione, vi è una forte coerenza interna e lo sviluppo della sua ricerca filosofica è molto rigoroso. Il sistema hegeliano si basa sulle seguenti tesi:
- risoluzione del finito nell’infinito;
- funzione giustificatrice della filosofia;
- identità tra ragione e realtà.
Finito è letteralmente ciò che ha termine, quindi il concetto si lega bene alla realtà, caratterizzata dalla morte, dal particolare e dal caduco. L’infinito è ciò che vorremmo essere e che non ha limite. Con un’operazione originale, Hegel afferma che il finito è un aspetto dell’infinito e ripropone la visione di Spinoza. Deduce il finito dall’infinito e non viceversa. Osserva che dimostrare l’esistenza di Dio a partire dalla contingenza del mondo significa relativizzare l’infinito.

Il realismo di Hegel
“Tutto ciò che è razionale è reale - e tutto ciò che è reale è razionale”: celebre aforisma contenuto nelle pagine introduttive della Filosofia del diritto, che riguarda il rapporto tra ragione e realtà. La ragione è il principale strumento di comprensione. Con questa affermazione Hegel intende che tutto ciò che si può capire, perché ha un senso, è reale. Ma in primis sottolinea la ragione. Questa teoria implica che così si può giustificare tutto e si può pensare che anche il male abbia un senso. Hegel si difendeva distinguendo ciò che è accidentalmente reale da ciò che lo è effettivamente. Bisogna, però, spiegare perché l’accidentale sia reale. Per esempio, il fatto che un albero sia vicino a una casa è accidentalmente reale, il fatto che la materia abbia una sua organizzazione logica è effettivamente reale. Si considerano certi aspetti marginali e non decisivi, altri caratteristici e principali.

Il problema del realismo di Hegel è irrisolto, ma la sua posizione è significativa: pur essendo un filosofo realista assume toni di crudo realismo. Intende la filosofia come pensiero del mondo, che pensa la realtà quando essa si è completamente sviluppata (“La filosofia è come la nottola di Minerva che comincia il suo volo su far del crepuscolo”). Paragona la filosofia ad un uccello notturno che veglia quando gli altri dormono e lo accosta a Minerva, dea della saggezza. Il pensiero filosofico capisce la realtà dopo che essa ha compiuto il suo svolgimento e non può indicarle come debba essere. “Essere e dover essere coincidono”: significa che la realtà è sempre come deve essere, senza mai uno scarto tra le due cose, tagliando le gambe alla speranza. C’è un’amara saggezza e anche rassegnazione.

La verità in Hegel
Il vero è l’intero: è un’idea non più centrata sulla corrispondenza tra verità e realtà, ma sull’assoluto. Vero è il pensiero che abbraccia l’intera totalità della realtà e del pensiero stesso. In definitiva si perde la distinzione tra vero e falso. L’assoluto, come l’incondizionato, è la totalità, di cui il pensiero filosofico è lo strumento privilegiato di espressione. Valuta tutte le epoche storiche come epoche dello spirito, momenti in cui si manifesta l’assoluto. Ed alla luce di questa convinzione critica l’Illuminismo che ha demonizzato il Medioevo.

I momenti dell’assoluto
L'assoluto si identifica in tre momenti: idea, natura e spirito. Termini con i quali Hegel indica la struttura logica della realtà, l’esteriorizzazione della logica e la consapevolezza dell’assoluto. La natura si costituisce come l’idea che si fa altro da sé. Hegel introduce la processualità: tutti gli aspetti della realtà sono i risultati di un processo. Secondo gli interpreti più favorevoli a Hegel, la processualità non avrà mai fine, ma egli ritiene che la propria filosofia sia “il verbo che ha espresso l’assoluto” e dunque abbia raggiunto l’intero. La comprensione dell’idea può avvenire solo a processo compiuto, poiché è nel risultato che si vede l’estrinsecazione dell’idea. Con i tre momenti, Hegel cerca di comprendere l’intera realtà nel suo aspetto logico, materiale ed intellettuale. I tre momenti si tengono insieme secondo un’articolazione triadica e circolare. La triade consta di tesi, antitesi e sintesi. Lo spirito, attraverso l’attività intellettuale, è una ricomposizione dei due primi momenti: la successione non è cronologica ma logica.

Terminologia hegeliana
La terminologia di Hegel è la stessa di Kant ma con significati diversi. Nella dialettica trascendentale Kant esaminava la contraddizione della ragione nel suo uso puro, Hegel invece tratta una logica incentrata sulla contraddizione, di cui tenta una rivalutazione. La contraddizione non è più un tabù. La dialettica consta di tre momenti: astratto-intellettuale (tesi), negativo (antitesi) e positivo-razionale (sintesi). Il momento astratto-intellettuale è quello che individua le contraddizioni mantenendole separate, il momento negativo coglie le relazioni, il momento positivo-razionale vede la realtà come un intero. È una caratteristica dell’intelletto considerare gli aspetti della realtà astrattamente, separatamente ed unilateralmente. La dialettica è allo stesso tempo un processo logico e reale. La comprensione della realtà è la realtà stessa. Nell’Enciclopedia fornisce una trattazione sistematica della dialettica. Ritiene che la realtà vada avanti secondo schemi dialettici ed identifica opposizione e contraddizione: solo così processo reale e processo logico possono coincidere. Credeva che la propria filosofia fosse concludente e che la processualità dovesse giungere a un traguardo. Riteneva che l’infinito fosse realtà sempre in atto e compiuta. L’infinito come processo aperto è, invece, una “cattiva infinità”.

La critica delle filosofie precedenti

Prende polemicamente posizione contro gli illuministi, Kant, i romantici, Fichte e Schelling. Rimprovera all’Illuminismo l’arroganza della ragione, che si permette di giudicare la storia: la verità è figlia del suo tempo e nessun uomo può permettersi di oltrepassarlo. Si fa forte della sua convinzione che essere e dover essere coincidono e qualifica come “saccente” il punto di vista del dover essere degli illuministi. Smonta la filosofia del limite e la teoria della conoscenza di Kant con una battuta: la paragona “a quello scolastico che voleva imparare a nuotare prima di arrischiarsi nell’acqua”. Contesta un particolare aspetto del circolo dei romantici, che aveva frequentato a Francoforte: la soggettività e il sentimento. Anche se la sua esaltazione dell'infinito è sostanzialmente romantica. Ritiene che in Fichte vi sia un errore nella contrapposizione tra io e non-io e nella concezione dell’infinito come missione. Sostiene infine che la concezione di Schelling dell’Assoluto sia “una notte in cui tutte le vacche sono nere”.

Approfondimenti:
- La Fenomenologia dello Spirito
- L'Enciclopedia delle scienze filosofiche