Francesca, ricercatrice a Valencia. Ecco perchè ha scelto la Spagna

Di Marta Ferrucci.

Una laurea all'Università Politecnica delle Marche ed un Erasmus a Valencia -città che l'ha conquistata per l'alta qualità della vita e per l'ottimo funzionamento del suo ateneo- che l'ha richiamata anche per il dottorato. Ecco la storia di Francesca e le motivazioni che l'hanno portata a trasferirsi in Spagna: "In Italia non avevo garanzie lavorative, tutto era già deciso e io non ero compresa. In Spagna sono stata contesa dai professori"

"Eccomi qua, l’ennesima residente all’estero. Come tanti, dopo l’Erasmus ero rimasta affascinata dalla Spagna, come qualità della vita ma soprattutto come gestione dell’Università: niente barriere burocratiche, concorsi puliti, professori sempre disponibili, materiali e tecnologie (sono biologa) che in Italia semplicemente ci sogniamo.

Ritornata in Italia giusto per fare la tesi e laurearmi, ero rimasta in contatto con i miei professori spagnoli, loro mi avevano parlato per primi delle borse di studio e offerte dalla Generalitat Valenciana, Universitat de Valencia oppure dal Ministero, per cui ho ripreso l’aereo, un volo di sola andata. Il mio professore, conoscendo il mio percorso di studi e il voto altissimo con cui mi candidavo, era certo che avrei ottenuto la borsa di studio.
In meno di un mese, tempo di sbrigare le pratiche e fare domanda, ecco il primo risultato: passo la prima selezione per la borsa di studio del Dottorato, mi mancava solo l’esame di lingua spagnola, il DELE.
Il concorso è stato molto semplice: il mio curriculum, i miei certificati, le mie conoscenze tecniche, 1 carta di presentazione mia e 2 da parte dei professori, italiani e spagnoli. Una commissione mista, che non conosce i candidati e i professori, valuta solo il progetto di tesi dottorale, il CV del candidato e il prestigio dell’Istituto o Dipartimento dove si vuole effettuare la tesi. Con il DELE ho avuto ufficialmente via libera al Dottorato. Per ora studio la bibliografia, ma dato che sono nello stesso Istituto dove durante l’Erasmus avevo fatto ore e ore di pratica, prima per dovere (il tirocinio italiano, 160 ore) e poi per piacere (avevo tanto tempo libero!) so già che mi troverò bene, il progetto che mi hanno assegnato mi piace.

Valencia la conosco benissimo ormai, vivo nello stesso quartiere dell’Erasmus, esco con gli stessi amici e ne ho trovati altri, continuo a fare sport nello stesso gruppo di dove ero prima.
Ogni tanto sento i miei amici italiani, io non ce l’ho proprio fatta a rimanere in Italia, anche se mi manca l’Università Politecnica delle Marche. Là però non avevo garanzie lavorative, tutto era già deciso e io non ero compresa. Non potevo permettermi di lavorare gratis in Dipartimento perché ero fuori sede e la città e i ritmi di lavoro rendevano impossibile riuscire a trovare un lavoretto per mantenersi.

Qua in Spagna la borsa di studio iniziale non è altissima, sui 1000 euro al primo anno e il rimborso spese di immatricolazione, la borsa è comunque destinata a salire per contratto fino a 1500 euro al mese nei prossimi 2 anni. Esistono poi altre convenzioni che permettono ad un dottorando di ricevere borse di studio integrative e borse di collaborazione, ovvero prestare servizio anche in altri Dipartimenti dove hanno bisogno di manodopera esperta (sempre previo concorso, ma meno complicato del precedente) per qualche mese e poter guadagnare altri 600 euro al mese. Io infatti, proprio perché per adesso leggo e basta, ho una borsa di collaborazione presso la Facoltà di Medicina dell’Universitat de Valencia, in cui collaboro nello studio degli effetti dei farmaci antiretrovirali. L’unica cosa che mi disturba un po’ è la sperimentazione in vivo sui topi, non avevo mai visto il sacrificio di un topo.

I professori qua hanno bisticciato per me, perché facessi domanda di borsa di studio in ognuno dei loro gruppi: per mettere pace, faccio il dottorato da una parte e la collaborazione dall’altra!

Tornare in Italia? Mi piacerebbe, là c’è la famiglia, il fidanzato, gli amici, ho già sperimentato cosa vuol dire vivere fuori di casa, ma adesso è tutto un altro vivere rispetto all’Erasmus. Questa è una scelta più radicale, quasi definitiva, ma io non dispero, una volta finito il Dottorato, di tornare all’Università di Modena o di Ancona, per fare il post-doc.

Non smetterò mai di ringraziare i miei professori italiani e che mal se ne dica, finché non distruggeranno completamente l’università italiana, nel campo scientifico siamo preparati in maniera eccellente: basti pensare che in Spagna, i ragazzi si laureano senza tesi, quindi mancano della formazione più importante per un laureato in materie scientifiche, ovvero la forma mentis del ricercatore, della gestione di un laboratorio e di una linea di ricerca. Sono tutte cose che qua imparano durante il Master o il Dottorato. Ciò che mi ha aiutata a raggiungere questo traguardo qua è stato proprio questo, quell’anno di laboratorio matto e disperatissimo in Italia (oltre a mesi e mesi di pratiche qua e là) i cui risultati sono sulle riviste scientifiche più importanti (Nature e Molecular Ecology).

Andare all’estero non è una passeggiata, io dico sempre che mi sento quasi cacciata dall’Italia, veramente! Almeno sono quella che è rimasta più vicina, ho ex compagni di corso ora divisi tra Australia e Stati Uniti, ma io preferisco stare sul Mediterraneo!"

Un saluto

Francesca