I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

L'Innominato e la conversione

L'Innominato è un uomo di circa 60 anni e di straordinaria forza: il suo vangelo è sempre stato quello di fare ciò che è vietato dalla legge solo per il gusto di governare e di essere temuto dagli altri. La sua vita è quindi disseminata di violenze, morti (anche per commissione) e delitti: intorno a lui abita la paura (anche lo Stato si guarda bene dal fargli la guerra). Il suo castello, dove conduce una vita solitaria, si trova in un luogo elevato, selvaggio e aspro, dove solo gli amici ed i suoi uomini osano avventurarsi. Dopo aver accettato di far rapire Lucia, l'Innominato ripensa ai suoi crimini e si sente terrorizzato dall'idea della morte e del giudizio divino. Anche il pensiero del rapimento di Lucia lo turba, ma per non ascoltare la voce della propria coscienza invia subito il capo dei suoi bravi ad organizzare il rapimento. Quando vede la carrozza, che trasporta Lucia appena rapita, avvicinarsi al suo castello, è tentato di sbarazzarsi rapidamente della giovane donna e di farla condurre subito da Don Rodrigo. Ma la sua coscienza gli consiglia di tenerla ancora presso di sé. Il nobile manda dunque a chiamare una vecchia serva e le ordina di raggiungere la carrozza per fare coraggio a Lucia. Giunto alla presenza dell'Innominato, il Nibbio dice che tutto si è svolto secondo gli ordini, ma che Lucia l’ha mosso a una grande compassione. Non appena sente tali parole, l’Innominato manda il servitore a dormire e si reca dalla ragazza. Arrivato nella sua stanza, la vede rannicchiata per terra accanto alla vecchia. Lucia lo supplica di lasciarla libera, ricordandogli che "Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia", ma l'Innominato la esorta ad avere coraggio: le assicura che l'avrebbe rivista il giorno seguente e la lascia con la vecchia. L'Innominato trascorre una notte molto agitata: riflette su Lucia, che è stata l'unica a vederlo commosso, e medita sulla sua vita passata. Ma si sente sempre più responsabile e pentito dei crimini commessi. Pensa al suicidio, ma il dubbio di un'altra vita di cui ha sentito parlare da bambino lo fa rinunciare. Proprio in quel momento gli vengono in mente le parole della ragazza sul perdono di Dio, che gli infondono un po' di speranza e decide di liberarla. All'alba avverte uno scampanio e molta gente allegra per le strade: immediatamente invia un bravo per scoprire cosa sta succedendo. Viene quindi a sapere che i villaggi vicini sono in festa per la visita del Cardinal Federigo Borromeo, arcivescovo di Milano. Mosso dal desiderio di ascoltare parole di consolazione, decide di recarsi a colloquio dal vescovo. Prima di scendere in paese passa a far visita a Lucia. Trovandola addormentata, ordina alla vecchia di farle nuovamente coraggio, poiché egli farà tutto ciò che ella vorrà. L’Innominato giunge in paese tra lo stupore e il timore della gente, che non lo aveva mai visto senza i suoi bravi. Si reca nel luogo dove si trova il cardinale e chiede al cappellano crocifero di poterlo incontrare. Il cappellano crocifero avverte il cardinale Federigo della visita dell’Innominato e lo invita a non riceverlo perché si tratta di un uomo pericoloso. Federigo invece insiste per vederlo immediatamente. Il cardinale accoglie a braccia aperte l'Innominato, mettendolo a proprio agio ed inducendolo a rivelare i suoi turbamenti. Gli parla poi del perdono divino e a quelle parole l’Innominato scoppia in pianto: la sua conversione è avvenuta e i due possono abbracciarsi. In seguito l’Innominato convocherà i suoi bravi per comunicare la sua conversione e dare nuove disposizioni affinché nei suoi territori non si commettano più violenze e iniquità.