I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

La Giustizia nei Promessi Sposi

Le vicende di Renzo, dal matrimonio fallito ai tumulti di Milano, permettono a Manzoni di introdurre il tema della giustizia. Dopo la fuga da Milano, tutti i compaesani di Renzo erano stati interrogati dalla giustizia e la sua casa era stata perquisita. Dopo la liberazione di Lucia, Agnese ed il cardinale Borromeo faticano a trovare notizie di Renzo. E quelle che trovano sono vaghe e contraddittorie. Saputo che la giustizia ricercava Renzo anche in territorio bergamasco, Bortolo aveva fatto trasferire il cugino in un paese limitrofo, facendolo assumere in una filatura sotto il falso nome di Antonio Rivolta. La vicenda permette al narratore di ironizzare sui meccanismi della burocrazia e della giustizia. Fin dalle prime pagine del romanzo, Manzoni presenta una società violenta, dove le questioni non si discutono in termini di torto o di ragione, ma in termini di forza. I principali responsabili di questa drammatica situazione sono, secondo l'Autore, i vari signori e signorotti locali, che, disponendo di un'elevata influenza sulle istituzioni giudiziarie e protetti da piccoli eserciti personali di bravi, eludono con facilità le gride (cioè le leggi) per far valere il proprio potere d'oppressione sulla popolazione. Il clima d'ingiustizia e di violenza è quindi determinato dall'ancora forte potere feudale, personificato nella figura di don Rodrigo, e dalla totale inefficacia dell'apparato giudiziario spagnolo, la cui organizzazione burocratica, lenta e macchinosa, non riesce a garantire ai cittadini la protezione necessaria. Così, l'unica "giustizia" rispettata è quella di don Rodrigo e di quelli che, come lui, dispongono della violenza come strumento di dominio. Ma non basta. Anche gli intellettuali e gli uomini di chiesa sono asserviti alla causa del potere e sono costretti ad accettarne le logiche di sfruttamento. Don Abbondio e l'Azzecca-garbugli, uomini comuni di per sé innocui e lontani dal sangue e dalla violenza, diventano le vittime e gli strumenti dell'oppressione. Gli oppressori non si limitano a esercitare la violenza sui deboli, ma coinvolgono nelle loro logiche anche uomini prima estranei al terribile sistema dell'ingiustizia organizzata. Oltre agli intellettuali che diventano uno strumento nelle mani del potere, Manzoni si riferisce anche a un altro tipo di induzione alla violenza e all'odio: quella che i quotidiani episodi d'oppressione suscitano nella povera gente. Dalla base della piramide sociale, si vedono salire infatti, oltre alle lacrime dei deboli sfruttati, anche le loro parole di rabbia, di odio, di indignazione, di vendetta. Infatti, dopo aver appreso che il suo matrimonio con Lucia è impedito dal volere di don Rodrigo, la prima reazione di Renzo è quella di progettare tremendi propositi di vendetta. E quel giovane "pacifico e alieno dal sangue" che era si trasforma in un aspirante assassino. È il circolo vizioso dell'odio e della violenza (il forte opprime il debole che impara ad odiare a sua volta) che trasforma la storia umana (non solo quella del Seicento) in una immensa carneficina e in una grande valle di rabbia e oppressione. Rabbia che sfocia poi nel Tumulto di Milano, al quale assiste lo stesso Renzo. L’ordinamento sociale e la vita economica del paese sono ridotti in tale miserevole stato per incapacità e cattiva volontà dei governatori e l’uomo onesto riconosce necessario un mutamento ed è pronto a compiere un atto di violenza per attuarlo. Questo convincimento, frutto di un sordo rancore per tante ingiustizie e per tanti torti subiti, fa sì che Renzo prenda parte ai tumulti: vuole anch’egli operare per una società migliore e per un vivere fondato sulla giustizia. Alla fine solo la Provvidenza Divina promette al debole la redenzione e il riscatto dall'oppressione, a patto che sia lui il primo a interrompere il circolo di sangue, non rispondendo alla violenza con altra violenza. Alla fine quindi Manzoni lascia un profondo messaggio: la fiducia nella giustizia divina come unico mezzo di ribellione alle logiche della violenza che, in ogni minimo sopruso, alimentano lo spettro del male che aleggia su tutta la storia umana.