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L'oasi nel deserto rimane un miraggio

Intervista al Professor Stefano Mancuso, Dipartimento di Ortoflorofrutticultura dell'Università di Firenze

di Universitarea 18 dicembre 2007

Ottobre 2003. Nell’enfasi dei progetti che stanno coinvolgendo l’ex area Fiat e in un Polo Sociale nuovo di zecca, viene organizzato un convegno aperto alla cittadinanza per spiegare anche ai più restii gli effetti positivi delle trasformazioni in corso. Al microfono, tra gli altri, il Professor Stefano Mancuso, a presentare i risultati della ricerca da lui svolta sui benefici delle aree verdi nella città. E’stata l’agenzia Immobiliare Novoli a contattarlo, e lui ha preso l’occasione al volo. 

Conosco l’architetto Isola, il professore di architettura di Torino che ha progettato il parco; il progetto del parco è bello. Il progetto. La sua realizzazione non so”, ci dice il prof. Mancuso, centrando in pieno i nostri dubbi. Il ritardo con cui il parco verrà realizzato (il primo albero è stato piantato a maggio di quest’anno, dopo una lunga dilazione nel tempo), la presenza di un parcheggio al di sotto della sua superficie e l’inevitabile colpo d’occhio di una Novoli che è ancora un cantiere aperto, ci fanno chiedere se tutto andrà come sarebbe dovuto andare.

“Penso che probabilmente non ci sia stata un’adeguata attenzione da parte dell’Amministrazione affinché il parco fosse portato a termine così come era stato progettato; probabilmente alla fine lo sarà, del resto è difficile che le dimensioni varino rispetto al piano. Ma il fatto è che fare un parco può costare uno o può costare cento e rimane comunque un parco, questo è il nome. Il progetto di Isola prevedeva un parco serio, bello; erano previsti alberi grandi, ad alto fusto, tanti. Li metteranno o no tutti questi alberi, o metteranno al loro posto dei cespuglietti?”. 

Infatti, lo studio del professore sugli effetti benefici del verde richiede condizioni ambientali rispetto alle quali non si può prescindere: “I benefici sono gli stessi qualunque sia la specie dell’albero, il punto importante è la c.d. superficie fogliare: maggiore è tale superficie, maggiore è l’effetto “benefico” che questi alberi svolgono”. E il parcheggio, allora, non rischierà di essere un ostacolo alla “utilità” del parco? “E’ chiaro che se mettono siepi o prato molto dell’effetto di cui abbiamo parlato si riduce, dal punto di vista dell’assorbimento degli inquinanti etc. Se non è un parco cambia tutto. Bisogna vedere diversi fattori: qual è l’estensione del parcheggio, ad esempio”. 

Inevitabilmente, ci chiediamo perché il parco non sia stato costruito prima: “Io lo avevo proposto, dato che l’area del parco era ormai individuata. Ricordo però che nel progetto c’era una notevole quantità di terra da spostare”. A nostro personale avviso, una delle ragioni del ritardo potrebbe essere stata l’intenzione di privilegiare la costruzione degli impianti privati, quelli che portano soldi e li portano subito. Anche Mancuso ha un’idea simile: “Se c’è qualcosa da limitare, se serve più spazio o bisogna fare una nuova strada, si leva spazio al parco. Non è una buona pratica di progettazione ma è quello che di solito si tende a fare […] Il problema è che il verde è considerato una cosa secondaria, uno spreco di soldi, invece bisognerebbe far capire che è un vantaggio per tutti, anche da un punto di vista economico. In qualsiasi altro paese civile, accanto a un polo universitario dove trafficano diverse migliaia di studenti, si sa che è ovvio che vi devono essere diversi ettari di parco. Anche perché il verde è spesso funzionale alla situazione dello studente”. 

Il vantaggio economico sta nella riduzione dei costi di acquisto di alberi giovani, oltre al fatto che “un conto è vendere case con un parco davanti, altra cosa è venderle con davanti un deserto dei tartari”. E c’è un’altra cosa: “Questo parco nacque da una lotta tra l’Amministrazione [comunale] e l’Immobiliare Novoli, perché ovviamente ogni metro quadro di parco era un metro quadro in meno di costruzione e loro [l’Immobiliare Novoli] non avevano alcun interesse a fare un parco, mai, nessuno ce l’ha a meno che non sia obbligato”. 

Tirando le somme, l’effetto prioritario di tutti questi ritardi è il mancato godimento del benessere che un’area verde di tale portata genererà una volta realizzata; una mancanza per il quartiere e per gli studenti, quotidianamente avvinghiati dal cemento. A tal proposito, dopo avergli raccontato un paio di aneddoti divertenti sul Polo Sociale, come la mancanza delle maniglie alle finestre affinché queste non vengano aperte col rischio di far saltare tutto il circuito di ricambio dell’aria, o le piante posizionate ad hoc (e poi subito rimosse) nell’edificio D6 per alleviare la vista ad alcuni ospiti in auto blu, Mancuso ci lancia un ultimo, disperato consiglio: “La progettazione del Polo non è stata fatta in maniera corretta perché non si può vedere soltanto cemento; del verde era fondamentale. Ora non è tutto perduto: forse si può pensare ad avere un arredo verde, grandi vasi, alberi, aiuole. Potrebbe almeno servire ad ammorbidire l’impatto”. Almeno.

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