La riforma ha previsto un sostanzioso taglio dei docenti
acontratto; tra questi, lei.

Le
facoltà hanno spesso una percentuale altissima di professori
a contratto ed è un’anomalia; ma l’altra
anomalia è che la maggioranza dei professori a contratto
sono degli accademici, non vengono chiamati pro tempore
perchè specialisti. Però non
c’è posto per sistemarli
nell’università e allora si fanno questi contratti
che poi diventano una forma di schiavitù moderna: il
professore a contratto precario è uno che sta ancora
aspettando di diventare di ruolo. Oltre alla precarietà ci
sono problemi legati ad uno stipendio inadeguato (a Firenze per un
corso di 48 ore si prendono 500 euro), e poi
c’è il grave problema della
ricattabilità. Quando si vive in un mondo in cui non si ha
un’identità precisa è chiaro che si
diventa più vulnerabili e quindi più ricattabili.
Il
Senato accademico ha approvato il taglio del 25% dei corsi di laurea;
non si rischia di impoverire l’Università?
Bisognerebbe vedere cosa è proliferato in questi anni e cosa
viene tagliato adesso; la facoltà di Scienze Politiche di
Firenze è uno dei fiori all’occhiello
dell’Università italiana, ma altrove sono stati
inventati dei corsi incredibili. [NdR il corso della professoressa
Dundovich non è stato tagliato]. Il taglio risponde a un
criterio economico e di accorpamento dei corsi, però in
Italia c’è il problema dell’assenza di
controllo sui docenti.
Se la Cesare Alfieri dovesse riproporle un incarico?
Se mi proponessero un corso lo riprenderei volentieri. Per me
è stato uno strappo non soltanto professionale ma anche
emotivo, sono nata alla Cesare Alfieri, mi sono laureata che
c’era ancora Spadolini, mi ricordo che arrivava con la
scorta.. ho avuto come professori Rogari, Lotti, tutta la
“vecchia” generazione. Sono andata via a
malincuore. E poi avevo un ottimo rapporto con gli studenti. Certo, ci
sono tantissimi docenti che lavorano in altre città,
però è chiaro che quando si sta nella stessa
città si ha una dimestichezza, una complicità
diversa, anche con gli studenti.. e poi forse non è solo una
questione di città, è che di anno in anno si era
creata una rete di rapporti che è stato faticoso per me
lasciare.
Riforma universitaria: entro il 2010 le
novità introdotte dai decreti Mussi