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La riforma Mussi e i criteri minimi di docenza: saltano le prime cattedre universitarie

Intervista ad Elena Dundovich, ex docente presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Firenze: è una delle prime "vittime" dei tagli previsti dalla nuova riforma universitaria per le docenze a contratto

di UniversitArea 3 aprile 2008
La riforma ha previsto un sostanzioso taglio dei docenti acontratto; tra questi, lei.
l'UniversitArea - informazione universitaria a FirenzeLe facoltà hanno spesso una percentuale altissima di professori a contratto ed è un’anomalia; ma l’altra anomalia è che la maggioranza dei professori a contratto sono degli accademici, non vengono chiamati pro tempore perchè specialisti. Però non c’è posto per sistemarli nell’università e allora si fanno questi contratti che poi diventano una forma di schiavitù moderna: il professore a contratto precario è uno che sta ancora aspettando di diventare di ruolo. Oltre alla precarietà ci sono problemi legati ad uno stipendio inadeguato (a Firenze per un corso di 48 ore si prendono 500 euro),  e poi c’è il grave problema della ricattabilità. Quando si vive in un mondo in cui non si ha un’identità precisa è chiaro che si diventa più vulnerabili e quindi più ricattabili.

la professoressa Elena DundovichIl Senato accademico ha approvato il taglio del 25% dei corsi di laurea; non si rischia di impoverire l’Università?
Bisognerebbe vedere cosa è proliferato in questi anni e cosa viene tagliato adesso; la facoltà di Scienze Politiche di Firenze è uno dei fiori all’occhiello dell’Università italiana, ma altrove sono stati inventati dei corsi incredibili. [NdR il corso della professoressa Dundovich non è stato tagliato]. Il taglio risponde a un criterio economico e di accorpamento dei corsi, però in Italia c’è il problema dell’assenza di controllo sui docenti.

Se la Cesare Alfieri dovesse riproporle un incarico?
Se mi proponessero un corso lo riprenderei  volentieri. Per me è stato uno strappo non soltanto professionale ma anche emotivo, sono nata alla Cesare Alfieri, mi sono laureata che c’era ancora Spadolini, mi ricordo che arrivava con la scorta.. ho avuto come professori Rogari, Lotti, tutta la “vecchia” generazione. Sono andata via a malincuore. E poi avevo un ottimo rapporto con gli studenti. Certo, ci sono tantissimi docenti che lavorano in altre città, però è chiaro che quando si sta nella stessa città si ha una dimestichezza, una complicità diversa, anche con gli studenti.. e poi forse non è solo una questione di città, è che di anno in anno si era creata una rete di rapporti che è stato faticoso per me lasciare. 


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