L'ateneo si adegua ai decreti Mussi

Commento del professor Sandro Rogari, Prorettore alla didattica dell'Università di Firenze, che si è impegnato per far attuare la riforma Mussi nell'ateneo

di UniversitArea 11 aprile 2008

Sandro RogariL’Università italiana sta attraversando l’ennesimo periodo di riforma, e ancora una volta uno dei maggiori rischi sembra essere quello di un’informazione scorretta o incompleta. Ne abbiamo parlato col professor Sandro Rogari, Prorettore alla didattica e ai servizi agli studenti dell’Ateneo fiorentino, che probabilmente sarà il primo in Italia ad adeguarsi alle nuove direttive ministeriali. La conferenza di Ateneo del 12 dicembre 2006, infatti, ha già tracciato le linee-guida da percorrere, tutte in direzione di “un accorpamento e massimizzazione delle risorse”, che tradotto in termini più concreti significa un rilevante ridimensionamento del numero dei corsi di laurea – il Senato accademico approva il passaggio da 169 a 119 corsi tra lauree e lauree magistrali – ed anche una profonda riorganizzazione del corpo docente, volta ad attenuare lo “squilibrio tra docenza strutturata e quella a contratto”.
Tutto questo ad eccezione della Facoltà di Medicina e Chirurgia, ancora in attesa delle nuove tabelle ministeriali.

Obiettivo dichiarato sembra essere una consistente semplificazione dell’offerta formativa: “La riforma del 1999” – dice il prof. Rogari – “costringeva uno studente 19enne ad una doppia scelta, sulla propria formazione ma anche sul post-lauream; ora si cercherà di spostare in avanti la scelta professionale, focalizzando l’attenzione sulla formazione di base”. Il che vuol dire primo anno comune a corsi di laurea affini, così da permettere allo studente di riflettere e maturare la decisione successiva sul prosieguo degli studi.
Uno dei motivi per i quali l’Università di Firenze intende mettersi in linea in fretta con le nuove disposizioni sta nel voler abolire quanto prima la ormai famosa frammentazione degli esami, forse il punto più controverso e criticato del cosiddetto “Nuovo Ordinamento”. “Mi sono impegnato perché passasse subito la riforma” – fa notare il Prorettore – “in modo da non lasciare che uno spirito di disimpegno, magari sull’onda della recente crisi di governo, prendesse il sopravvento”. La regola generale è stata quella di assegnare un corso ad ogni classe di laurea; sia nell’ottica di una risposta alla crisi economica che da anni investe l’Università italiana, sia in quella di fornire una più trasparente e semplice offerta formativa, così da cercare di invertire il trend negativo che vede l’Ateneo toscano ai primi posti per numero di studenti fuoricorso.

Insomma, dopo l’approvazione, a fine marzo, dei regolamenti applicativi di Facoltà, e la definitiva risposta del CUN (Consiglio Universitario Nazionale), a fine aprile, dovrebbe essere varata l’offerta formativa finalmente riformata. Tuttavia, nella speranza che questo nuovo rimescolamento delle carte approdi davvero alle tanto agognate stabilità e chiarezza nel panorama universitario, resta una fondamentale domanda: cosa devono aspettarsi i tanti studenti “di mezzo”, ossia quelli che, schiacciati tra il Vecchio Ordinamento e la “Last Revolution” in arrivo (che si sono ritrovati a fare i conti con le molteplici incertezze e i cambiamenti in itinere del Nuovo Ordinamento)?
Cosa si può dire loro, per non lasciarli nel timore di essere, di fatto, laureati “a metà”? “Purtroppo, possiamo solo lavorare su ciò che già c’è, per migliorare la nostra offerta formativa, ma” – annuncia il prof. Rogari – “studierò un modo per permettere a chi lo desideri di trasmigrare dall’attuale ciclo a quello nuovo”.
Sembra dunque che non si possa rimediare agli errori commessi in passato; restiamo fiduciosi almeno sul fatto che si cercherà di non commetterne altri in futuro.

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