L’Università
italiana sta attraversando l’ennesimo periodo di riforma, e
ancora una volta uno dei maggiori rischi sembra essere quello di
un’informazione scorretta o incompleta. Ne abbiamo parlato
col professor Sandro Rogari, Prorettore alla didattica e ai
servizi agli studenti dell’Ateneo fiorentino, che
probabilmente sarà il primo in Italia ad adeguarsi alle
nuove direttive ministeriali. La conferenza di Ateneo del 12 dicembre
2006, infatti, ha già tracciato le linee-guida da
percorrere, tutte in direzione di “un accorpamento e
massimizzazione delle risorse”, che tradotto in termini
più concreti significa un rilevante ridimensionamento del
numero dei corsi di laurea – il Senato accademico approva il
passaggio da 169 a 119 corsi tra lauree e lauree magistrali –
ed anche una profonda riorganizzazione del corpo docente, volta ad
attenuare lo “squilibrio tra docenza strutturata e quella a
contratto”.
Tutto questo ad eccezione della Facoltà di Medicina e
Chirurgia, ancora in attesa delle nuove tabelle ministeriali.
Obiettivo dichiarato sembra essere una consistente
semplificazione dell’offerta formativa:
“La riforma del 1999” – dice il prof.
Rogari – “costringeva uno studente 19enne ad una
doppia scelta, sulla propria formazione ma anche sul post-lauream; ora
si cercherà di spostare in avanti la scelta professionale,
focalizzando l’attenzione sulla formazione di
base”. Il che vuol dire primo anno comune a corsi di laurea
affini, così da permettere allo studente di riflettere e
maturare la decisione successiva sul prosieguo degli studi.
Uno dei motivi per i quali l’Università di Firenze
intende mettersi in linea in fretta con le nuove disposizioni sta nel
voler abolire quanto prima la ormai famosa frammentazione
degli esami, forse il punto più controverso e
criticato del cosiddetto “Nuovo Ordinamento”.
“Mi sono impegnato perché passasse subito la
riforma” – fa notare il Prorettore –
“in modo da non lasciare che uno spirito di disimpegno,
magari sull’onda della recente crisi di governo, prendesse il
sopravvento”. La regola generale è stata quella di
assegnare un corso ad ogni classe di laurea; sia nell’ottica
di una risposta alla crisi economica che da anni investe
l’Università italiana, sia in quella di fornire
una più trasparente e semplice offerta formativa,
così da cercare di invertire il trend negativo che vede
l’Ateneo toscano ai primi posti per numero di studenti
fuoricorso.
Insomma, dopo l’approvazione, a fine marzo, dei regolamenti
applicativi di Facoltà, e la definitiva risposta del CUN
(Consiglio Universitario Nazionale), a fine aprile, dovrebbe essere
varata l’offerta formativa finalmente riformata.
Tuttavia, nella speranza che questo nuovo rimescolamento delle carte
approdi davvero alle tanto agognate stabilità e chiarezza
nel panorama universitario, resta una fondamentale domanda: cosa devono
aspettarsi i tanti studenti “di mezzo”, ossia
quelli che, schiacciati tra il Vecchio Ordinamento e la “Last
Revolution” in arrivo (che si sono ritrovati a fare i conti
con le molteplici incertezze e i cambiamenti in itinere del Nuovo
Ordinamento)?
Cosa si può dire loro, per non lasciarli nel timore di
essere, di fatto, laureati “a metà”?
“Purtroppo, possiamo solo lavorare su ciò che
già c’è, per migliorare la nostra
offerta formativa, ma” – annuncia il prof. Rogari
– “studierò un modo per permettere a chi
lo desideri di trasmigrare dall’attuale ciclo a quello
nuovo”.
Sembra dunque che non si possa rimediare agli errori commessi in
passato; restiamo fiduciosi almeno sul fatto che si cercherà
di non commetterne altri in futuro.