Speculatore,
filantropo, filosofo, convinto fautore della globalizzazione e
oppositore dei principi dei fondamentalisti, secondo cui il mercato
lasciato a se stesso garantirà l’allocazione
ottimale delle risorse. Stiamo parlando di George Soros, uno
degli uomini più ricchi e potenti al mondo.
Di lui se ne parla e se ne sparla da decenni. Più volte si
è autodefinito Re Mida, Boss del Papa,
sostenitore della società aperta e della legalizzazione
delle droghe. Nasce nel 1930 in Ungheria da una famiglia ebrea. A 13
anni il Paese viene occupato dai nazisti. Riesce a fuggire nel 1946 e
l’anno dopo è in Inghilterra dove, mantenendosi
con diversi lavoretti, si laurea nel 1952 alla London School of
Economics.
Qui entra in contatto con le idee del filosofo Karl Popper,
suo docente, e in particolare con la sua teoria della
Società Aperta che Soros riprende, definendola come
“una società che permette a tutti i suoi membri il
maggior numero di gradi di libertà nel perseguire il proprio
interesse compatibilmente con l’interesse altrui”.
Nel 1956 si trasferisce a New York dove inizia una carriera in finanza
che gli porterà grandi fortune. Creatore del
Quantum Fund nel 1969, fondo privato di investimento di sua
proprietà, e dell’Open Society Institute nel 1993,
istituzione questa dedicata alla realizzazione della società
aperta, ha ricevuto riconoscimenti onorari da diverse
università, tra cui nel 1995 la Laurea Honoris Causa
all’Università di Bologna.
Molte le polemiche mosse contro di lui. In particolare gli furono mosse
diverse accuse che lo vedevano protagonista della speculazione che nel
1992 provocò il crollo della sterlina e della lira,
forzandone la loro uscita dal Sistema Monetario Europeo (Sme). Time lo
definì “un moderno Robin Hood che ruba ai
ricchi per donare ai poveri, dove chi ne fa le spese sono le
banche centrali mentre lui investe i suoi guadagni nelle economie
emergenti per promuovere la sua utopia della società aperta,
qualcosa che si spaccia come cultura di sinistra”.
L’economista
statunitense Lyndon LaRouche ne denuncia le malefatte attraverso la sua
rivista, l’Executive International Review. Secondo LaRouche,
Soros ruba a tutti per una ristrettissima élite di ricchi.
Il Movimento Solidarietà, l’associazione di
LaRouche in Italia per i diritti civili, ha stilato un approfondito
rapporto, denominato Dossier Soros, che spiega come
la speculazione della lira fu complottata a bordo del Britannia, il
panfilo della corona inglese, nel luglio 1992, alla presenza della
regina Elisabetta II. Fu per accertarne il suo ruolo che furono aperte
due indagini, una dalla Procura della Repubblica di Roma e
l’altra da quella di Napoli.
Indagini sollecitate da un esposto di Paolo Raimondi e Claudio
Ciccanti, che al tempo rivestivano i ruoli di presidente e segretario
del Movimento Solidarietà, riportate anch’esse nel
Dossier Soros ma di cui non si legge l’esito (sempre che
esito ci sia stato). In questo Dossier vengono segnalati altri attacchi
monetari che Soros avrebbe condotto contro il marco tedesco, le monete
della Thailandia, Malesia, Indonesia e Messico.
In risposta alle accuse volte ad appurare la sua
responsabilità in molteplici disastri finanziari ha
dichiarato: “nella veste di operatore di mercato non
mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni
finanziarie”. Un uomo camaleonte, Soros, dalle
mille sfaccettature: polemiche, critiche e accuse da una parte;
donazioni per le cause più disparate, al fine di realizzare
la sua visione di società aperta, dall’altro.
Insomma, personaggio da sostenere o criticare? A voi la scelta.