La
poliedricità di George Soros
è presente anche nelle finalità perseguite dalla
sua Fondazione: la Soros Foundation Network, che
mediante la Open Society Institute (OSI) opera con sedi in tutto il
mondo; dall’Africa al Sud Est asiatico, nell’Europa
dell’Est così come in Sud America.
Le attività svolte promuovono tanto il rispetto
dei diritti umani quanto la libera informazione, monitorando
con costanza il livello di democraticità dei paesi.
Nell’immaginario comune il nome Soros è,
però, legato al sorgere di gruppi di attivisti, finanziati
dalla fondazione, nati per favorire la transizione verso regimi
democratici nei paesi dell’Est europeo.
Nel 1998 nacque un progetto di addestramento per tecniche di
rivoluzione non violenta che culminò con la creazione della
Ong Otpor (Resistenza) che nel 2000, a Belgrado, favorì la
caduta del regime di Milosevic senza alcun ricorso alla violenza.
Tale esperienza spinse numerosi esponenti di gruppi democratici dei
paesi ex sovietici a contattare l’Ong, nel frattempo
discioltasi e divenuta un centro di addestramento alle
tecniche di resistenza non violenta, nella speranza di poter
riproporre nei rispettivi paesi quanto accaduto a Belgrado.
Così, anche in Georgia, il movimento pacifista Kmara
(Basta), sempre finanziato da Soros, scese in piazza per manifestare il
proprio dissenso in seguito alle elezioni che consentirono a
Schevardnaze di essere rieletto Presidente, nonostante le frodi
elettorali denunciate dall’Ocse.
Le proteste davanti al Parlamento si susseguirono per una settimana,
fino ad ottenere le dimissioni di Schevardnaze in favore del suo
rivale, nonché ex delfino, Saakachvili.
In Bielorussia e in Ucraina si crearono rispettivamente lo Zubra
(Bisonte) e il Pora (E’ ora), sostenuti dalla fondazione che,
diversamente da quanto accaduto in Serbia ed in Georgia, non riuscirono
ad ottenere il risultato sperato: in Bielorussia il Presidente in
carica dal 1994 Lukashenko, noto ai più come
“l’ultimo dittatore d’Europa”,
rispose alle manifestazioni pacifiche con la repressione.
I nobili intenti perseguiti dalla fondazione risultano certamente in
linea col finanziamento che lo stesso Soros ha fornito ai democratici
nella campagna elettorale statunitense per le elezioni politiche del
2004; nonostante ciò, però, alla luce del sostegno
che la fondazione fornisce al processo di democratizzazione perseguito
da Bush nel mondo, purché non violento, come non
interrogarsi circa la ratio di tali interventi?