I Fasci siciliani e la Guerra d’Abissinia

Di Elisa Chiarlitti.

Alla fine dell’800 braccianti e operari siciliani si aggregano per rivendicare migliori condizioni economiche. Sul versante internazionale, l’Italia subisce una pesante sconfitta in Abissinia

DA RUDINÍ A GIOLITTI - Il successore di Crispi fu Antonio Starabba marchese di Rudinì il quale fu sfiduciato nel maggio 1892 lasciando il suo posto a Giolitti. Nel 1892 un’inchiesta sulla Banca di Roma generò una crisi politica: fu dimostrato che numerosi politici tra cui Giolitti, erano a conoscenza che suddetta Banca autorizzata dal Regno a emettere valuta italiana per un ammontare complessivo di sessanta milioni di lire, emise in realtà il doppio di tale somma e parte di questa sovrapproduzione risultava essere falsa, ovvero le banconote riportavano la stessa matrice. Giolitti dovette dimettersi, Crispi riprese il suo incarico di Capo del Governo nel 1893. Riassunti e temi svolti: iscriviti al gruppo su Fb

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I FASCI SICILIANI- Nel 1892 in Italia nacque il Partito Socialista per merito di Antonio Turati, l’intento del partito era la difesa dei diritti dei lavoratori, su ispirazione di tale partito al nord d’Italia nacquero i movimenti denominati Fasci Operai vista la forte presenza di lavoratori impiegati nelle fabbriche e al sud d’Italia simili movimenti si diedero il nome di Fasci Siciliani per via della localizzazione geografica dei primi gruppi nati al sud. I Fasci Siciliani s’imposero sul piano politico con la loro prorompente forza d’aggregazione e organizzazione mettendo in dura crisi il Governo il quale non riuscì a gestire le numerose manifestazioni pro-secessioniste promosse dal movimento.

ITALIA TRA '800 E '900: MAPPA CONCETTUALE

L’intento dei Fasci Siciliani fu di ottenere migliori condizioni lavorative per gli operai, i braccianti agricoli e i minatori del sud d’Italia che mal sopportavano il divario non solo economico in cui era emarginato il sud ma soprattutto il divario sociale al quale le famiglie di tali lavoratori erano sottoposte e promossero l’idea del miglioramento attraverso la secessione del Sud dal Governo Regio di Roma. Crispi alle richieste dei lavoratori e alle loro manifestazioni rispose con la forza: ogni forma di ribellione fu soppressa con l’esercito, molti uomini persero la vita, i capi del movimento arrestati e condannati alla prigione.

Riassunto su Giolitti

LA GUERRA D’ABISSINIA E LA FINE DI CRISPI - Mentre in Italia la situazione politico-sociale veniva ripristinata con l’intervento dell’esercito, in Eritrea le nostre truppe furono fortemente messe in difficoltà dalle truppe dell’Imperatore Menelik il quale per via dell’ambiguità nella stesura di un articolo del trattato di Uccialli stipulato con il Regno d’Italia, intraprese una guerra contro l’esercito italiano. Nel dicembre 1895 scoppiò la Guerra d’Abissinia. Il conflitto si concluse nell’ottobre 1896 con la Sconfitta di Adua dell’esercito italiano. L’indipendenza dell’Eritrea fu formulata ufficialmente il 26 ottobre 1896 con la Pace di Addis Abeba. Successivamente alla sconfitta sul fronte coloniale Crispi rassegnò al Re le proprie dimissioni che furono puntualmente accolte.