Il Vertice mondiale sull'alimentazione ed il Forum for Food Sovereignity

Di Gabriele Desiderio.

Seconda parte dell'approfondimento di Studenti.it sull'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura

Nella nostra civiltà consumistica ci sarà ancora spazio per una soluzione del problema della fame nella misura in cui gli interventi delle numerose agenzie umanitarie, prima fra tutte la FAO, saranno non guidati esclusivamente dai criteri dell'economia occidentale, ma si baseranno su un dialogo aperto e costruttivo con le popolazioni di quei paesi. Inoltre lo sviluppo delle tecnologie informatiche e comunicative ormai rende impossibile ignorare questa situazione di subalternità che tradotta in termini reali vuol dire: povertà, fame, malnutrizione e malattie endemiche come Tubercolosi, Malaria e Aids che stanno falciando milioni di persone.
Certo alcune di queste agenzie umanitarie sono guidate spesso da esclusivi interessi economici o politici: mentre da un lato dicono di voler combattere veramente questi problemi, dall'altro non esitano, anche in collaborazione con il FMI, la Banca Mondiale e numerose multinazionali, ad imporre i propri criteri di sviluppo e le condizioni attraverso cui far arrivare gli stanziamenti finanziari. Ma non basta. La maggiorparte dei soldi che arrivano vanno a finire nelle mani di classi politiche locali corrotte che investono molto in armi, necessarie al mantenimento di apparati statali dittatoriali e repressivi, e poco sul miglioramento delle condizioni materiali delle loro popolazioni. Le ricchezze provenienti dallo sfruttamento di numerose risorse naturali di cui continenti come l'Africa e l'America latina sono ricchi non ricadono sulle condizioni di vita delle popolazioni locali, bensì nelle mani di politici e militari, soprattutto occidentali, corrotti e senza scrupoli.
Insomma i circa 800 milioni e più di persone che secondo le statistiche patiscono la fame nel mondo si stanno chiedendo se ci sia o meno una volontà politica ad una lotta effettiva alla povertà e alla fame nel mondo, ma dal loro punto di vista la risposta non può che essere negativa. Che allora abbia ragione Braudel? "Strutturalmente divisa tra privilegiati e non privilegiati..."

Il Vertice mondiale sull'alimentazione ed il Forum for Food Sovereignity
Pochi giorni fa a Roma si è tenuto, dall'8 al 13 giugno, il World Food Summit (WFS), un incontro tra i rappresentanti dei 185 paesi aderenti alla FAO. Lo scopo è stato quello di tracciare un bilancio delle attività svolte dal 1996 (data del precedente summit) ad oggi per combattere il problema della fame nel mondo e di lanciare nuove proposte d'intervento. Un appuntamento ignorato dai vertici politici delle nazioni ricche, che accusano l'agenzia ONU di inefficienza, e contestato dal summit parallelo sulla "Sovranità alimentare" delle organizzazioni non governative, molto critici sulle aperture proposte da alcuni documenti della FAO sui prodotti geneticamente modificati (OGM).
Il bilancio, al di là dei buoni propositi, è stato molto deludente. L'obiettivo che era stato fissato nel Piano d'Azione del WFS del '96 di dimezzare il numero degli affamati in 15 anni è ben lontano dall'essere raggiunto. Con il WFS del '96 inoltre fu approvata la Dichiarazione di Roma in cui si affermavano alcuni diritti essenziali alla crescita individuale degli abitanti dei paesi sottosviluppati, tra cui "il diritto di ogni persona ad avere accesso ad alimenti sani e nutrienti".
Un risultato deludente perché, come annunciato dal direttore della FAO Jacques Diouf, il dimezzamento dei circa 800 milioni di persone che patiscono la fame nel mondo richiederebbe una riduzione annua di 20 milioni, mentre dal '96 ad oggi questa è stata di appena 6 milioni l'anno. Inoltre l'ONU fa sapere che per raggiungere tale obiettivo servirebbero altri 24 miliardi di dollari l'anno. Gli obiettivi prefissi, dunque, sono molto lontani dall'essere raggiunti e gli impegni, soprattutto dei paesi più sviluppati sono stati onorati solo in una minima parte.
Insomma il WFS del 2002 si è chiuso con grandi dichiarazioni di lotta alla fame, ma come da più parti affermato esso è condannato a rimanere una dichiarazione politica e morale, senza alcun vincolo giuridico per i paesi partecipanti al summit, soprattutto per quei paesi che grazie proprio sullo sfruttamento di risorse altrui hanno costruito nel tempo le loro fortune coloniali, prima, ed industriali, poi.

Contemporaneamente al Vertice mondiale sull'alimentazione, si sono ritrovate, sempre a Roma, le Organizzazioni sociali e non governative (NGO/CSO) di tutto il pianeta, che già da marzo del 2000 avevano avviato l'organizzazione del "NGO Forum for Food Sovereignity". Il loro obiettivo è quello di esercitare una funzione di pressione e controllo sulle attività dei governi nazionali e della FAO, con la quale collaborano attivamente nella realizzazione di progetti umanitari. Con il Forum per la Sovranità alimentare, le ONG hanno espresso il loro rifiuto all'apertura verso gli OGM e ribadito il loro impegno in favore del diritto al cibo e alle risorse (compreso il diritto alla terra, all'acqua, alla biodiversità; i diritti dei lavoratori del settore agroalimentare, i diritti dei popoli nativi), nei confronti dell'adozione di modelli alternativi di agricoltura (con una critica al modello industrialista) e per la Sovranità alimentare (intendendo con essa la partecipazione ed il diritto dei popoli a decidere la propria politica alimentare, di sviluppo agricolo, di mercato e dei prezzi).

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