Eugenio Montale: biografia e poesie

Eugenio Montale: biografia e poesie A cura di Silvia Corelli.

Biografia di Eugenio Montale: approfondimento sulla vita dell'autore, la poetica e le sue opere più importanti, come la raccolta di poesie "Ossi di seppia"

1La vita di Eugenio Montale

Il Novecento è un periodo molto turbolento: fra episodi tragici come quelli delle due guerre mondiali, le nuove scoperte della fisica e della tecnologia, gli uomini si trovano sconvolti ma anche carichi d'idee nuove. In questo contesto, Eugenio Montale è stato un poeta che ha saputo descrivere in pieno le inquietudini del momento. 

Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896 da una famiglia benestante. Ha però un’adolescenza difficile per problemi di salute e questo lo porta a trovarsi spesso solo e lontano dalla vita borghese, ma allo stesso tempo lo rende molto attento al dolore che caratterizza la condizione umana. È quindi già da ragazzino molto sensibile e tendente all’introspezione.  

Eugenio Montale
Eugenio Montale — Fonte: ansa

Dopo la Prima Guerra Mondiale, Montale comincia ad avvicinarsi al mondo intellettuale ligure: conosce Camillo Sbarbaro e pubblica la sua prima raccolta poetica sotto il titolo Ossi di Seppia (siamo nel 1925), opera che avrà un grande successo, e firma poi il Manifesto degli intellettuali antifascisti dichiarandosi quindi contrario alla dittatura. In questi anni comincia a conoscere e apprezzare anche la scrittura di un altro importante autore italiano che non tutti tenevano in considerazione, cioè Italo Svevo che proprio Eugenio Montale aiutò a far conoscere agli intellettuali e agli editori del suo tempo.             

Dal 1927 Montale si trasferisce a Firenze e qui passa degli anni molto impegnati e vivaci: collabora con importanti riviste del tempo e soprattutto dirige il Gabinetto Vieusseux, un’istituzione culturale fiorentina nata nel 1819, ancora oggi riconosciuta come un importante punto d’incontro culturale anche fra italiani e letterati stranieri. Tuttavia nel 1938 viene allontanato dall'incarico: il Fascismo domina in Italia e tutti coloro che non sono iscritti al partito vengono rimossi dalle cariche pubbliche.
Nonostante questo ritiro sono anni molto importanti per il poeta: nel 1939 pubblica una nuova raccolta, Le Occasioni, e conosce Drusilla Tanzi che sarà sua moglie e il grande amore di tutta la sua vita. Dopo la guerra torna a Firenze, dove s'iscrive al Partito D’Azione e partecipa alla vita politica che, però, presto lo delude spingendolo a un ulteriore ritiro.          

Una nuova importante stagione comincia a partire dal 1948 quando, trasferitosi a Milano, inizia a collaborare con il Corriere della Sera. Per questo giornale scrive reportage di viaggio, critiche letterarie e ovviamente vati tipi di articoli molto importanti. Contemporaneamente pubblica altre poesie e la sua opera è tanto amata che nel 1975 gli viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura.
Muore il 12 settembre 1981 a Milano.

Andiamo ora a conoscere le opere e le poesie di Eugenio Montale.     

2Le poesie di Eugenio Montale

Montale in una foto d'archivio
Montale in una foto d'archivio — Fonte: ansa

Eugenio Montale è insieme un poeta e un critico, è molto attento cioè a guardare, giudicare e interpretare le opere di autori affermati o giovani emergenti per capire il loro valore ed esaltarlo. Questo significa anche che il nostro autore è molto sensibile a quello che accade nel mondo culturale a lui contemporaneo e recepisce tutto ciò che si avvicina alle sue idee poetiche e che trova utile riutilizzare.    

Vediamo ora, schematicamente, quali sono queste idee e cosa recepisce dalla cultura europea per inserirlo nelle sue poesie.           

  • La poesia e il linguaggio poetico sono ormai in decadenza, questo perché il linguaggio in generale non è più aulico e sublime come quello dei tempi passati e inoltre ci sono troppi poeti e troppi componimenti in circolazione. La poesia allora deve parlare proprio di questo: serve per dichiarare che la Poesia sta morendo.
  • Per quanto riguarda il linguaggio, Eugenio Montale sviluppa quella che viene chiamata dagli studiosi “la poetica dell’oggetto”. Questo è un sistema di scrivere che il nostro poeta riprende dal poeta e scrittore inglese Thomas S. Eliot che aveva teorizzato la poetica del “correlativo oggettivo”. In cosa consiste tutto questo? Si tratta di avvicinare oggetti e figure che fra loro hanno delle analogie e che, letti uno accanto all’altro suscitano direttamente un’emozione senza bisogno di aggiungere altro. Usare uno stratagemma del genere fa in modo che il linguaggio poetico risulti molto diretto e schietto eppure tanto carico di significati. Una bella trovata insomma!
  • Rassegnazione e negatività caratterizzano la poesia di Eugenio Montale: la vita appare priva di un senso profondo, c’è una grande disillusione verso la realtà.
  • È distante dagli eccessi delle Avanguardie che in quel periodo sperimentavano una nuova poesia, a volte con immagini e linguaggi anche aggressivi ed esuberanti. Montale è molto più pacato ma non c’è meno forza nei suoi versi.

Chiariti i termini di base della poetica di Eugenio Montale vediamo da vicino le sue raccolte di poesie osservandole in ordine cronologico.           

3Ossi di seppia

Paesaggio ligure
Paesaggio ligure — Fonte: istock

La raccolta di Montale dal titolo Ossi di seppia, come abbiamo visto, compare nel 1925, comprende ventitré poesie suddivise in cinque sezioni tematiche, e già ci mostra un poeta maturo e pienamente consapevole delle sue idee.
La visione della vita che traspare in questa raccolta ci fa subito capire che Montale vede l’esistenza come qualcosa senza un senso e comunque caratterizzata da una serie di eventi decisamente negativi e dolorosi. Troviamo soprattutto rappresentato il paesaggio ligure, sia marino che montuoso. Il linguaggio si presenta subito diretto e preciso: parlando del mondo vegetale e animale l’autore usa anche dei termini tecnici.

Il paesaggio è molto importante perché appare secco, abbandonato, battuto dal vento e il poeta fa spesso riferimento anche alle ore del primo pomeriggio in estate quando tutto è fermo, assolato e quasi morto. In questo senso spesso gli studiosi hanno visto Ossi di seppia come una raccolta vicina all’Alcyone di D’Annunzio, qui però vengono ribaltati i significati perché il paesaggio naturale non è pieno di vita ma appunto carico di presagi di morte.     

Uno dei componimenti più rappresentativi di Montale in Ossi di seppia è Non chiederci la parola: qui il poeta dichiara che la poesia e i poeti non sono più capaci di dire all’uomo in che modo si possa vivere, loro non hanno una soluzione al male di vivere.

Troviamo poi molto interessante anche Meriggiare pallido e assorto. Ecco il testo:   

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.  

Vediamo meglio questo componimento:          

  • Il verso è libero: sono alternati endecasillabi, decasillabi e novenari.
  • Il poeta si trova ad osservare il primo pomeriggio estivo e tutto appare fermo, morto. Osserva file di formiche, ascolta il suono delle cicale che si mischia con il rumore delle onde in lontananza e vive questi elementi con profonda inquietudine perché sembrano tutti elementi fermi, abbagliati dal sole a picco, e in fin dei conti privi di senso.
  • Significativa è l’immagine di un muro che ha sopra dei cocci rotti di bottiglia: la vita stessa è come quel muretto, camminiamo in mezzo a dei vetri rotti e non possiamo che ferirci.

Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

Eugenio Montale, Non chiederci la parola

4Le occasioni

Le occasioni, la seconda raccolta di poesie di Eugenio Montale, viene pubblicata nel 1939 e comprende cinquanta componimenti. Il tema cambia rispetto alla raccolta precedente e ci si concentra qui su una figura femminile, chiamata Clizia, che sta simboleggiare una figura amata e lontana. Bisogna dare molta importanza a questo personaggio femminile, che è più che altro un simbolo cui il poeta si affida per essere sollevato dal vuoto dell’esistenza.    

Per quanto riguarda il linguaggio dobbiamo appuntarci che, in questa seconda raccolta, si fa ancora più essenziale e soprattutto qui viene espressa per la prima volta la poetica del “correlativo oggettivo”, spiegato poco sopra, e che da ora in poi caratterizzerà il linguaggio poetico di Montale.
Un’altra cosa da sottolineare è che in questa raccolta i significati delle poesie di Montale sembrano molto difficili da decifrare, e per questo motivo molti hanno visto in essa un’eco dell’atteggiamento poetico che prende il nome di ermetismo.    

5La bufera e altro

Pubblicata nel 1956 e divisa in sette sezioni, questa raccolta ci fa notare un cambiamento nella poetica di Montale: dopotutto sono trascorsi gli anni della Seconda Guerra Mondiale e del dopoguerra e nel poeta si è fatta più forte la sensazione del male di vivere.
La prima sezione della raccolta riporta proprio gli scritti che il poeta compone nei primi anni della Guerra.   

È una sezione che più delle altre si avvicina a un racconto quasi romanzesco: le poesie si susseguono come un racconto mentre nelle sezioni successive si avverte un’angoscia indeterminata   

Immagine di Dante che incontra Beatrice, raffigurata dal poeta come una figura angelica
Immagine di Dante che incontra Beatrice, raffigurata dal poeta come una figura angelica — Fonte: ansa

È ancora presente la figura di Clizia ma qui questa donna ricorda più da vicino la donna-angelo caratteristica dei poeti – ormai antichissimi rispetto a Montale – dello stil novo fiorentino. Clizia diviene cioè un vero e proprio messaggero divino che accompagna il poeta attraverso l’orrore che lo circonda. Oltre a Clizia, che è una figura simbolica e quindi non realmente esistente, in questa raccolta compare però anche la figura di un’altra donna, la moglie di Montale, che assume un ruolo diverso da Clizia: la moglie serve al poeta per confrontarsi con il mondo terreno, mentre Clizia rappresenta una riflessione più che altro spirituale.

Attraverso queste figure in questa importantissima raccolta troviamo:          

  • L’orrore per la guerra appena terminata che lascia il poeta sospeso tra la sensazione di angoscia e di speranza per un mondo diverso.
  • La ricerca di un linguaggio basso, inquietante e realistico, in grado di trasmettere il tormento del poeta: Montale evita i giri di parole e ricerca termini che siano chiari il più possibile.

Con l’ultima sezione, intitolata Silvae, viene poi espressa una disillusione finale: il poeta si rende conto che non c’è via d’uscita da questa situazione d’inquietudine e sofferenza.     

6Satura

Friedrich Nietzsche ritratto da Edvard Munch
Friedrich Nietzsche ritratto da Edvard Munch — Fonte: ansa

Questa raccolta compare dopo un lungo periodo di silenzio. Esce infatti nel 1971 e le idee di Eugenio Montale risultano radicalmente cambiate, influenzate maggiormente dalla cultura europea. Diventano in effetti ancora più pessimiste (come se non bastasse, dopo tutto quello che abbiamo visto!). Il linguaggio si fa sempre più semplice e cerca di eliminare ogni ambiguità.     

Riassumendo schematicamente i temi affrontati:

  • Per Montale, ormai anziano, diventa molto importante il ruolo della memoria: fa spesso riferimento alla sua giovinezza, la confronta con la sua immagine attuale di vecchio e si rende conto che anche da giovane era già presente in lui l’oscurità della vecchiaia.
  • La società ha perso ogni valore: la cultura europea, sulla scia della filosofia di Nietzsche, ha accolto il concetto della “morte di Dio”. Se a molti questo traguardo sembra una liberazione per Montale in realtà l’uomo non ha più nulla a cui affidarsi.
  • Esiste un fantasma che governa la nuova società di massa, fatta di nuove tecnologie e di amministrazione che l’uomo non capisce. L’essere umano è confuso e non ha valori profondi a cui aggrapparsi.

L’evoluzione della poesia di Eugenio Montale quindi passa per i seguenti punti:         

  1. Paesaggio ligure: serve per avvicinare il vuoto della vita e dell’anima al vuoto del paesaggio esterno.
  2. La figura della donna Clizia accompagna il poeta in un mondo sempre più vuoto che culmina poi nell’orrore della guerra e nella perdita di ogni speranza.
  3. L’intera società appare ormai priva di valori: dal paesaggio ligure si passa a un paesaggio universale che non ha più alcun modo di salvarsi.

7Conclusioni

Eugenio Montale rappresenta un poeta straordinario nel nostro Novecento. È stato in grado di interpretare elementi importantissimi presi dalla cultura europea come il correlativo oggettivo e la morte di Dio. Ha ripreso poi i temi della poesia italiana più antica, come quello della donna-angelo e, con il suo linguaggio secco e asciutto, ha interpretato anche la crisi in cui si trova la poesia: il linguaggio poetico è in decadenza e non si può cercare una terminologia aulica o pomposa!