Espressionismo nell'arte: dal movimento tedesco a quello astratto

Espressionismo nell'arte: dal movimento tedesco a quello astratto A cura di Sonia Cappellini.

L'Espressionismo nella storia dell'arte: dal movimento tedesco a quello astratto, passando per il periodo francese. Caratteristiche da Kirchner a Matisse

1Espressionismo vs Impressionismo

Primo in ordine cronologico tra le avanguardie storiche, il movimento dell'Espressionismo apre il ‘900 con un grido, rabbioso, potente a volte drammatico. La corrente raccoglie diversi nuclei che si sviluppano soprattutto nell’Europa del nord, accomunati dall’esigenza di esprimere attraverso l’arte figurativa stati d’animo più che oggetti o fenomeni della visione.
Primi isolati tentativi di rottura con la tradizione e di liberazione dell’interiorità si verificano già alla fine dell’800: pensiamo alle vorticose pennellate di Van Gogh, alla ricerca di essenzialità di Gauguin, alle scosse emotive di Munch, artisti che non a torto sono riconosciuti come precursori del linguaggio espressionista, come sue indispensabili premesse.

Il termine Espressionismo rimanda e nello stesso tempo si contrappone a Impressionismo.
La pittura vivace di Monet e compagni aveva portato avanti con coraggio e determinazione una rivoluzione tutta basata sui principi retinici: l’artista si pone davanti alla realtà con gli occhi spalancati, pronto a raccoglierne tutti gli effetti di luce, tutte le variazioni e vibrazioni di tono, ciò che gli occhi raccolgono viene poi rapidamente riportato sulla tela, in modo da non perderne l’immediatezza. Il termine esprime dunque un moto dall’esterno verso l’interno, la luce giunge dagli oggetti, gli occhi e la mano del pittore si fanno strumenti ottici ad essa sensibili. 

Il cavaliere azzurro di Wassily Kandinsky, olio su tela
Il cavaliere azzurro di Wassily Kandinsky, olio su tela — Fonte: ansa

Esattamente l’opposto avviene con l’Espressionismo. Gli artisti non si limitano a guardare la realtà ma la vivono, ne colgono le contraddizioni, ne sentono il dramma e dalla realtà a volte si sentono respinti. Indagano nelle proprie emozioni, nelle speranze così come nelle paure e, raffigurando la realtà, la deformano sull’onda della propria interiorità. È ciò che sta dentro dunque che viene fuori. Il flusso viaggia in direzione contraria.

Wilhem Worringer, il critico che ha costruito la teoria più calzante sull’Espressionismo, individua i punti fondamentali di questo nuovo linguaggio:

  • ritorno ai primitivi;
  • rivalutazione dell’arte gotica;
  • valorizzazione dell’arte popolare e folkloristica;
  • liberazione della forza del colore;
  • distorsione ed esagerazione dei tratti figurativi;
  • eliminazione dell’illusionismo prospettico;
  • rappresentazione della natura in senso simbolico e panteistico.

2L’Espressionismo in Germania

La Germania d’inizio secolo vive un periodo apparentemente pacifico dopo la fine dei conflitti che avevano contrapposto Francia e Prussia. La politica espansionistica di quest’ultima porta inoltre alla nascita di uno stato unitario e allo sviluppo di un forte pensiero nazionalista. Il rigido regime monarchico favorisce, dal punto di vista economico e sociale, i militari e gli aristocratici esercitando sulla popolazione un pesante controllo burocratico. Un clima che nel complesso può essere definito reazionario e repressivo che certamente non favorisce la libera espressione del pensiero e dell’arte. Persino la pittura impressionista, ormai accettata in Francia, è osservata con sospetto.

È dunque facile comprendere come nascano gli atteggiamenti di ribellione all’arte ufficiale degli artisti più giovani e il rifiuto verso ogni sorta di conformismo.
Nella Germania d’inizio secolo si agitano quindi tensioni politiche, sociali e anche personali più brucianti che altrove. Tutto questo spiega come nelle opere degli espressionisti tedeschi sia presente un grado di aggressività, estetica e morale, un uso violento del colore, un impatto emotivo, un desiderio di provocazione e polemica sociale estranei agli artisti francesi contemporanei.

3Die Brücke: i giovani del ponte

Il primo gruppo espressionista si forma a Dresda nel 1905 grazie a quattro giovani studenti. Citando un passo del Così parlò Zarathustra di Nietzsche si definiscono “artisti del ponte”, die brücke appunto. Il ponte è quello lanciato verso un futuro segnato dalla volontà di potenza, dalla forza d’animo, dalla rivolta verso chi cerchi di uccidere lo spirito dionisiaco e creativo e l’impulso alla vita con un moralismo rigido e invecchiato. 

«Con fede nel progresso e in una nuova generazione di creatori e spettatori chiamiamo a unirsi tutta la gioventù. In quanto giovani, noi siamo portatori del futuro e vogliamo creare per noi stessi libertà di vita e di movimento contro le forze vecchie da tempo vigenti. Chiunque riproduca ciò che lo porta alla creazione in modo diretto e autonomo, è uno di noi» (E. L. Kirchner).

Uno dei più famosi dipinti di Ernst Ludwig Kirchner
Uno dei più famosi dipinti di Ernst Ludwig Kirchner — Fonte: ansa

Queste le parole con cui si esprime Kirchner il promotore più convinto e appassionato del movimento. Nei dipinti le parole si traducono in immagini aggressive, dai contorni netti, segnati da neri profondi, da forti contrasti cromatici. Figure disarmoniche e graffianti che denunciano le falsità e le ipocrisie della società borghese.

Immagini e pensieri del gruppo vengono diffusi soprattutto attraverso la xilografia, una tecnica che risponde perfettamente alle esigenze estetiche e comunicative del linguaggio espressionista (segni scuri, profondi, linee spezzate, ecc.). L’uso della stampa consente inoltre di raggiungere un pubblico più vasto del quadro a olio: uno degli scopi programmatici del gruppo è infatti quello di coinvolgere più persone possibile e di attirare tutti gli elementi rivoluzionari in fermento.

4Focus – Ernst Ludwig Kirchner, Marcella, 1910

Ernst Ludwig Kirchner, Marcella
Ernst Ludwig Kirchner, Marcella — Fonte: ansa

Il dipinto ritrae una giovane prostituta. La ragazza è raffigurata senza abiti, seduta sul letto della sua stanza, con le braccia incrociate sul pube, in una posizione molto simile a quella della protagonista di Pubertà di Munch.
Il corpo è estremamente magro, appena abbozzato e privo di seno, particolare che evidenzia la giovane età. Tutta la figura è descritta da evidenti segni scuri, cifra stilistica che ricorda l’uso della xilografia presso gli artisti della Brücke. L’utilizzo del colore è aggressivo e dissonante, macchie di colore acido si contrappongono sulla superficie del dipinto: il rosa del corpo, il verde scuro tra i capelli e intorno agli occhi, il verde chiaro e l’arancio del fondo.
Nella zona del volto si concentrano il tono più alto, nel grande fiocco bianco, e quello più basso, negli occhi grandi e profondamente marcati. Le dissonanze e i contrasti formali servono ad esprimere la condizione di sofferenza della protagonista, poco più che bambina, come il suo corpo, il fiocco e gli occhi grandi e spaventati ci dicono, ma pesantemente truccata, con lo sguardo reso adulto da occhiaie verdi. È allo stesso tempo aggressiva e rassegnata, vittima e strumento di una società che l’artista intende denunciare.

5Der Blaue Reiter: cavalli e cavalieri

Wasilij Kandinskij, uno dei maggiori esponenti dell'Espressionismo
Wasilij Kandinskij, uno dei maggiori esponenti dell'Espressionismo — Fonte: getty-images

Il secondo gruppo dell'Espressionismo tedesco nasce dall’arrivo nella città di Monaco, molto più aperta e vivace rispetto a Dresda, di alcuni giovani artisti russi tra cui Wasilij Kandinskij.
Il gruppo nasce nel 1911 e viene chiamato der Blaue Reiter, il Cavaliere Azzurro, da Kandinskij, che in quel periodo dipinge soprattutto cavalieri al galoppo, e da Franz Marc, secondo il quale l’azzurro è il colore per eccellenza.
Si tratta di un gruppo cosmopolita la cui attenzione non si rivolge esclusivamente al linguaggio pittorico, ma anche a quello musicale e letterario.

Gli artisti del Cavaliere Azzurro attribuiscono ai colori una valenza simbolica e il loro linguaggi, a differenza di ciò che avviene nel Ponte, tendono progressivamente all’astrazione.
Mentre il percorso intrapreso dalla Brücke porta a una forma di espressionismo realista, molto crudo e con forti connotazioni politiche, quello indicato dal Blaue Reiter ha in sé un forte senso lirico, poetico e spirituale.

6Focus - Franz Marc, Cavallo Blu, 1911; Grandi Cavalli Azzurri, 1911

Franz Marc, Cavallo Blu
Franz Marc, Cavallo Blu — Fonte: ansa

Gli animali per Marc non sono esseri dominati dall’istinto. Sono invece presenze simboliche che rappresentano lo slancio vitale, spiriti quasi divini che sono in sintonia con la natura e il cosmo.
Il primo dipinto è dominato dalla figura di un solo cavallo, reso in modo corretto dal punto di vista anatomico ma con i contorni sintetizzati da linee spezzate, quasi si trattasse di una figura ritagliata con le forbici. Esprime stasi e contemplazione. In primo piano semplici sagome verdi e filiformi descrivono la vegetazione, sullo sfondo una serie di linee curve sintetizzano un paesaggio collinare. Particolarmente rilevante l’uso del colore: dominano l’azzurro, il rosso, il giallo, colori primari. Evidente il contrasto tra l’azzurro e il rosso nella zona in cui lo zoccolo anteriore dell’animale poggia sul terreno sottostante. Secondo la teoria dei colori elaborata da Marc l’azzurro, principio creativo, è contrapposto al rosso, materia inerme da plasmare e dominare, metafora dell’artista stesso e della sua opera.

Gli stessi colori sono presenti nel secondo dipinto. I cavalli sono tre, raffigurati secondo diversi scorci prospettici, e sono in movimento. L’intera composizione è dominata dalla linea curva, ondulata, che esprime un moto rotatorio nella schiena dei cavalli, nelle colline retrostanti e nei tronchi d’albero.
Negli artisti del Cavaliere Azzurro, il gruppo espressionista di Monaco, non sono presenti le tematiche sociali come nel gruppo di Dresda. Maggiore è l’attenzione agli aspetti spirituali della forma e del colore, una ricerca che nel giro di pochi anni rinuncerà del tutto alla figurazione approdando all’Astrattismo.

7L’Espressionismo in Francia

Ben diversa la situazione francese, dove già dalla metà dell’800 gli artisti avevano combattuto e vinto la battaglia per la propria libertà espressiva.
In un clima più aperto e disteso si fa meno forte l’esigenza di denuncia sociale, tipica dell'Espressionismo tedesco, mentre avanzano le istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico.
Il colore diventa il mezzo espressivo principale. Secondo quanto aveva insegnato Gauguin, deve essere acceso, puro, senz’aggiunta di bianco, steso in campiture omogenee. La forma è ridotta all’essenziale. Nella sintesi il sentimento si concentra, si condensa, non si disperde.

8I Fauves

Foto di Henri Matisse nel suo studio parigino
Foto di Henri Matisse nel suo studio parigino — Fonte: getty-images

Diversamente dai tedeschi gli espressionisti francesi non si costituiscono in gruppi organizzati, non redigono manifesti e riviste. Ciò che li accomuna è soprattutto l’intento di rinnovare il linguaggio impressionista. Van Dongen, uno dei principali artisti fauves, dichiara che ad unirli è soprattutto il pensiero che i colori usati dagli impressionisti non siano abbastanza accesi.
Il nome Fauves, belve, viene utilizzato per la prima volta nel 1905 quando Georges Desvallières, vice direttore del Salon d’Automne, invita Matisse, Derain, Roualt, Van Dongen, Vlamink, Braque e altri a partecipare all’esposizione e dispone le loro opere nella sala centrale detta “gabbia”.
Il pubblico, letteralmente esposto ad un fuoco di colori mai visto in precedenza, non apprezza immediatamente il nuovo linguaggio proposto dall'Espressionismo e, proprio come era accaduto per gli impressionisti, la critica più conformista definisce “buffoni” questi pittori e le loro opere «spatolate senza forma in blu, rosso, giallo e verde, tutti mischiati, macchie di colore giustapposte senza ritmo o ragione, lo sforzo brutale e ingenuo di un bambino che gioca con la sua scatola di colori».
Mercanti come Ambroise Vollard ne comprendono invece la portata innovativa e si fanno loro acquirenti e promotori.
La fine dell’esperienza Fauve avviene solo due anni dopo, nel 1907, quando una grande mostra retrospettiva di Cézanne, scomparso da un anno, indirizza molti artisti verso l’elaborazione del linguaggio cubista.

9L’ordine e l’armonia di Matisse

Nessun artista del ‘900 è stato in grado di esprimere la gioia quanto Matisse. La pittura rappresenta per lui la ricerca della serenità e della calma interiore e, a dispetto del nome “belve”, nei suoi dipinti traspare metodicità e amore incondizionato per la vita.
Così egli spiega la sua poetica: «Quello che io cerco è soprattutto l’espressione. Non sono capace di distinguere tra il sentimento che nutro per la vita e il mio modo di esprimerlo. L’espressione a mio avviso non consiste nella passione rispecchiata su un volto umano o tradita da un gesto violento. L’intera disposizione del mio quadro è espressiva. Il luogo occupato dalle figure e dagli oggetti, gli spazi vuoti intorno a essi, le proporzioni, tutto vi ha la sua parte. La composizione è l’arte di ordinare in maniera decorativa i vari elementi di cui il pittore dispone per esprimere i propri sentimenti».
Forma circolare e ripetizione ritmica sono due elementi ricorrenti nella sua pittura, sempre associati a sentimenti di vitalità primordiale.

10Focus - Henri Matisse, La danza, 1909-10; La musica, 1909-10

Henri Matisse, La danza
Henri Matisse, La danza — Fonte: ansa

Le due opere sono un pendant, commissionato all’artista da un collezionista russo.

Il primo dipinto riprende, ingrandendolo, un gruppo inserito nella Gioia di Vivere. Rappresenta sei corpi intrecciati in un girotondo, resi attraverso pochi tratti essenziali. L’essenzialità è l’elemento che contraddistingue il dipinto anche nell’uso del colore: un incarnato scuro per le figure, verde per il terreno appena calpestato, blu cobalto per il cielo, tutto senza ombre e senza chiaroscuro. La composizione e dominata dalla linea curva e dalla forma circolare che esprimono movimento e armonia. Sembra che Matisse voglia rappresentare un universo primordiale, una sorta di paradiso terrestre, privo di elementi artificiali e sovrastrutture (edifici, città, società, ecc.), i cui gli esseri umani, dei quali non è semplice stabilire il genere, vivono in sintonia tra loro e con la natura.

Il secondo dipinto è dominato dalla ripetizione ritmica. Cinque figure stanti sono disposte ad intervalli regolari, in posizioni che ricordano la dislocazione delle note musicali su un pentagramma. Il tema riprende quello tradizionale dei concerti campestri (si pensi a Giorgione e Tiziano), con due personaggi che suonano e gli altri che ascoltano, ancora in chiave di serenità e armonia, in una dimensione al di fuori del tempo in cui non esistono il dramma e la storia.
L’Espressionismo francese, nato in un clima di maggiore apertura culturale e sociale, dà spazio anche a sentimenti positivi che incarnano la ricerca della serenità e dell’equilibrio.

Occorre sapere ancora conservare quella freschezza infantile a contatto con gli oggetti, salvare questa ingenuità.

Foto di Henri Matisse nel suo studio parigino