Se all'esame mi butto...

Di Luisa Ciucci.

Quasi il 66% degli studenti universitari ha tentato, almeno una volta, un colpo di fortuna presentandosi ad un esame senza studiare. Ecco come nasce un fenomeno sempre più diffuso

Andare preparati all'esame è sembra essere diventata un'eccezione. Quasi sette studenti su dieci infatti almeno una volta durante la loro carriera universitaria, si sono presentati ad un esame senza aver studiato in maniera adeguata sperando in un colpo di fortuna. Tale è il risultato di un sondaggio che ha visto, precisamente, il 65,6% degli studenti rispondere si alla domanda: Hai mai affrontato un esame giusto per provarlo?

SE E' SCRITTO MI CI TUFFO!

Studiare poco e male e presentarsi comunque davanti al prof. è quindi la normalità per molti degli studenti universitari. Negli esami scritti poi, "buttarsi" diventa quasi un'abitudine. Abbiamo raccolto alcune testimonianze. Francesca, 22 anni, iscritta alla Facoltà di Psicologia della Sapienza, ci ha provato spesso e volentieri ed i risultati non sono stati deludenti: "Spesso agli esami scritti tento il colpo di fortuna. Studiare molto per questi esami purtroppo non paga. Conta la memoria. I risultati non sono stati negativi. La maggior parte di questi esami li ho passati seppur con un voto basso". Una studentessa di Scienze dell'Educazione ci dice: "I quesiti non puntano a capire se uno studente ha capito il senso di quello che è scritto sui libri, vogliono solo metterlo in difficoltà chiedendo cose che non servono a far comprendere un concetto ma solo a sforzare la memoria e siccome molti non riescono ad imparare a memoria nomi, date, eccetera, preferiscono buttarsi e, a mio avviso, fanno bene". Una buona parte degli studenti che hanno l'abitudine di "provare a passare" un esame scritto dichiarano di farlo nella speranza di una sbirciatina sul foglio dell'amico secchione. Mario 24 anni di Economia dice: "Niente ipocrisie. Io mi butto agli esami scritti perché spero di riuscire a copiare. In particolar modo quando so che saremo in molti a passare quel tipo di esame" .

GLI ORALI PER I PIù TEMERARI

Se la maggior parte degli studenti universitari tenta la fortuna solo agli esami scritti, non è trascurabile la percentuale di temerari che usano buttarsi anche alle prove orali. Giulia, 24 anni, iscritta al terzo anno di Lettere dice : "Spesso i prof. fanno sempre le stesse domande, basta scriversele e il gioco è fatto". Una sua collega aggiunge: "C'è la possibilità che il professore ti faccia una domanda inusuale, ma durante l'esame deve per forza chiederti le cose più importanti. Sempre le stesse. Questo è il motivo per cui molti si buttano senza problemi."

LA COLPA? DEL 3+2 E DEL LAVORO

Il motivo principale di questo atteggiamento sempre più diffuso tra gli studenti, appare essere il 3+2. Con la riforma Berlinguer il numero di esami da sostenere è cresciuto. Tale frammentazione impone un confronto costante con i professori e se questo per molti è un bene, per altri è un problema. "Il 3+2 è stato un errore", dice Valerio 23 anni di Sociologia. "Gli esami sono raddoppiati e a volte non si ha il tempo materiale per prepararsi bene a tutti, così ci si butta". Non bisogna trascurare la percentuale di studenti lavoratori che non riescono a conciliare lavoro e studio. Giorgio di Studi Orientali dice: "Dagli studenti lavoratori non si può pretendere lo stesso livello di preparazione di uno studente a tempo pieno. Io mi sono buttato spesso e volentieri. Spesso questa è l'unica possibilità per laurearsi."

MA C'E' CHI DICE NO

Gli studenti che alla domanda del sondaggio hanno risposto "No" sono il 34,37%. Pur non dedicando un numero esagerato di ore allo studio, non vogliono presentarsi all'esame con una preparazione scarsa. Emma, 23 anni, di Scienze della Comunicazione ci dice: "Non riesco a presentarmi davanti ad un professore senza aver studiato. Devo essere in pace con la mia coscienza prima di fare un esame". Giacomo di Ingegneria aggiunge: "Non penso che in una Facoltà come la mia si possa tentare di passare un esame. Le cose si sanno o non si sanno non ci sono intermediari."

- Il parere del Prof. Francesco Mattioli che insegna Istituzioni di Sociologia presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza