Esami di notte alla Sapienza. E all'Università di Padova inizia lo sciopero della fame di tre professori

Di Andrea Maggiolo.

A prender parte alla protesta sono la ricercatrice Chiara Maccato e i professori ordinari Maurizio Casarin e Giorgio Moro. "Cari colleghi - scrivono in una lettera aperta, come auspicato nelle mozioni recentemente approvate dalla facoltà di Scienze e dal Senato accademico, riteniamo sia indispensabile informare l'opinione pubblica agendo in maniera incisiva". E a Roma iniziano gli esami all'aperto e in notturna

Le proteste contro il ddl Gelmini proseguono in tutta Italia. Ieri alla Sapienza di Roma alcuni professori hanno tenuto sessioni di esame all'aperto, e sono iniziati anche gli esami in notturna. I motivi della protesta meritano di essere ripetuti per l'ennesima volta: tagli, mancate assunzioni dei giovani, blocco dei compensi e ridimensionamento della figura del ricercatore.

Come vi avevamo preannunciato la scorsa settimana, sono iniziati gli esami di notte nel primo ateneo romano. Dalle 21 alle 2 di notte: 5 ore in cui più di 200 studenti hanno sostenuto gli esami. Cattedre spostate nei corridoi, commissioni schierate e studenti con i libri in mano pronti a farsi interrogare: alle 21 è arrivato anche il rettore Luigi Frati che, nonostante le perplessità iniziali, ha corretto il tiro in serata: "Stop dalla parte dei ricercatori che lavorano e i ricercatori hanno approvato la mozione sottoscritta in Senato accademico: in una situazione di questo tipo, l'anno accademico non può iniziare".

Nella mattinata di martedì 13 i presidi della Sapienza avevano sostenuto pubblicamente tramite un documento ufficiale le proteste di chi fa ricerca: "Non è possibile sostenere l'offerta formativa prevista per il prossimo anno accademico con grave danno per gli studenti, per le loro famiglie e per il Paese tutto. Si prevede che nei prossimi anni verranno soppressi numerosi corsi di studio e saranno fortemente ridotte le possibilità di accesso all’università pubblica".

L'Associazione Link ribadisce il sostegno alle mobilitazioni di questi giorni
perché "con i tagli e l’approvazione del Ddl per molti atenei a settembre sarà impossibile iniziare l’anno accademico. Chiusura delle facoltà, spacchettamento degli atenei, entrata dei privati nei CDA degli atenei, delega in bianco sul diritto allo studio, precarizzazione della ricerca: l’università italiana è una bomba pronta a scoppiare! In tutte le città d’Italia qualcosa si sta muovendo: studenti, dottorandi, ricercatori e studenti stanno organizzando le mobilitazioni con il chiaro obiettivo di fermare le politiche del governo!".

Secondo l'Associazione studentesca infatti "questa riforma non combatte i privilegi baronali ma li potenzia, limitando la democrazia degli atenei, il potere decisionale degli studenti e aumentando quello del rettore e dei privati! Questa riforma non premia “i meritevoli” come dice il ministro Gelmini, ma stravolge il diritto allo studio sancito dall’art 34 della Costituzione, attraverso l’istituzione di prestiti d’onore e il Fondo per il Merito!". Per questo motivo "l'università precipita nel buio ma le proteste si riaccendono", partendo dall'illuminazione simbolica della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza.

Anche le altre facoltà dell'Università di Roma si stanno mobilitando: i Consigli di Facoltà di Sociologia, Scienze della comunicazione, Economia ed Ingegneria hanno discusso della possibilità di bloccare la didattica dal mese di settembre per continuare la protesta.

A Padova intanto la protesta di alcuni professori contro i tagli diventa più radicale. Tre docenti del Dipartimento di Chimica hanno fatto partire da questa mattina la loro protesta, per dire un secco no al blocco degli stipendi dei ricercatori. Sono loro stessi a chiarire i motivi dello sciopero della fame: "Informare la cittadinanza sulla condizione attuale degli atenei italiani e sui pericoli che ne minano la sopravvivenza". La protesta dei tre si svolgerà tra palazzo Moroni e il Bo, nel centro di Padova.

A prender parte alla singolare protesta sono la ricercatrice Chiara Maccato e i professori ordinari Maurizio Casarin e Giorgio Moro. "Cari colleghi - scrivono in una lettera aperta, come auspicato nelle mozioni recentemente approvate dalla facoltà di Scienze e dal Senato accademico, riteniamo sia indispensabile informare l'opinione pubblica agendo in maniera incisiva. A tal fine ci facciamo promotori di un'iniziativa di sciopero della fame da parte di ricercatori e professori della nostra Università".

Lo sciopero della fame dei tre prevede la presenza pubblica per 24 ore nella piazzetta tra Comune e palazzo del Bo, previa sistemazione di una tenda, tavolino con sedie, strutture per esposizione di manifesti. Durante los ciopero i professori e la ricercatrice spiegheranno a tutti coloro che dimostreranno interesse il vero significato del ddl Gelmini e i tagli che minano il futuro della ricerca nel nostro paese.

Fonte: Il Mattino e Corriere