Erasmo da Rotterdam: vita, libero arbitro ed Elogio della Follia

Erasmo da Rotterdam: vita, libero arbitro ed Elogio della Follia A cura di Chiara Colangelo.

Erasmo da Rotterdam: vita, libero arbitro ed Elogio della Follia. Tutto sul pensiero e filosofia dell'intellettuale olandese

1Erasmo da Rotterdam: la vita e i rapporti con Lutero

Ritratto di Erasmo da Rotterdam
Ritratto di Erasmo da Rotterdam — Fonte: ansa

Geert Geertz – che in seguito, come molti umanisti, cambiò il suo nome in Desiderius Erasmus Roterdamus (da cui il nome, Erasmo da Rotterdam, con il quale è conosciuto in italiano) – nacque a Rotterdam, nei Paesi Bassi, nel 1466. Rimasto orfano in giovane età, fu educato in convento agostiniano, dove gli fu impartita un’istruzione classica e umanistica. Nel 1492 fu ordinato sacerdote. Nello stesso periodo iniziò a viaggiare in tutta Europa: in Francia, in Inghilterra, dove strinse amicizia con Tommaso Moro, e in Italia, dove si laureò in teologia. Tornato in Inghilterra, Erasmo da Rotterdam nel 1509 vi scrisse quella che diventò la sua opera più famosa: L’elogio della follia. Dopo questa pubblicazione si stabilì a Basilea, in Svizzera. 

Criticando la Chiesa di Roma, Erasmo da Rotterdam aveva anticipato alcune questioni che furono poi poste da Martin Lutero e dalla Riforma protestante. Tuttavia Erasmo da Rotterdam, nonostante le pressioni di Lutero, non si schierò mai con essa, ma non appoggiò neanche la reazione cattolica: lo scontro tra le diverse confessioni cristiane, infatti, rappresentava per lui quel trionfo della violenza e del dogmatismo a cui, in nome della tolleranza, si era sempre opposto. Il suo rifiuto di schierarsi gli fece guadagnare l’antipatia tanto di Lutero e dei protestanti quanto dei cattolici: Erasmo da Rotterdam morì nel 1535 a Basilea, solo e abbattuto per il conflitto che si era sviluppato tra le confessioni cristiane. 

Erasmo da Rotterdam è considerato una delle figure più grandi dell’Umanesimo europeo. La sua opera più famosa, L’elogio della follia, ebbe uno straordinario successo e, grazie alla recente invenzione della stampa (1455), fu tradotta e pubblicata in tutta Europa. Una diffusione altrettanto straordinaria ebbe anche un’altra delle sue opere, i Colloqui (1517-1530): solo l’edizione del 1522 vendette quasi 25mila copie. Il pensiero di Erasmo da Rotterdam, tuttavia, fu osteggiato tanto da Lutero quanto dalla Chiesa cattolica, che inseguito inserì tutte le sue opere nell’Indice dei libri proibiti. I suoi ideali di concordia, pace e tolleranza, però, continuarono a diffondersi e a dare i loro frutti in tutti i secoli successivi.

2La critica alla Chiesa e il rinnovamento della coscienza cristiana

Come, in seguito, riconobbe lo stesso Lutero, Erasmo da Rotterdam anticipò nelle sue critiche alla Chiesa molti dei temi che poi furono alla base della Riforma protestante. L’umanista olandese, infatti, era un fermo sostenitore della necessità di una profonda riforma religiosa e morale, che doveva essere basata sul ritorno alle fonti del cristianesimo. Questo concetto era evidentemente influenzato dalla sua cultura umanistica, che dava molto importanza alla filologia: alle polemiche tra i teologi e alle prescrizioni ritualistiche dei monaci (quante volte pregare, cosa mangiare, ecc.), Erasmo da Rotterdam opponeva la «filosofia di Cristo», intesa come recupero dell’autentico messaggio di Gesù attraverso un ritorno al cristianesimo primitivo.  

Secondo Erasmo da Rotterdam, il ritorno alla lettura delle Scritture – e, in particolare, del Vangelo – avrebbero consentito una restaurazione dell’autentica natura umana e un rinnovamento della coscienza cristiana. In questo senso, la sua è anche una polemica contro la Scolastica: mentre la dottrina dei Padri della Chiesa si ispirava direttamente alle fonti cristiane, e quindi era autentica, la speculazione scolastica aveva smarrito il senso originario del cristianesimo.

Il filologo Erasmo da Rotterdam si propose, così, di confrontare l’originale greco delle Scritture con la versione in latino che era considerata ufficiale dalla Chiesa: nel 1516, pubblicò un’edizione critica del Nuovo Testamento, in cui evidenziò le distorsioni operate dalla Chiesa, che aveva oscurato il messaggio di Cristo mischiandolo con la filosofia di Aristotele. Anche se affermava che le Scritture dovevano essere lette e comprese da tutti, Erasmo, al contrario di Lutero, rifiutò la traduzione della Bibbia in tedesco: egli, infatti, era convinto che il latino fosse una lingua universale mentre le diverse lingue nazionali in cui le Scritture avrebbero potuto essere tradotte dividevamo e non univano la Cristianità. 

Secondo Erasmo da Rotterdam, il ritorno al cristianesimo originario si deve poi coniugare con una nuova educazione dell’uomo attraverso le bonae littarae. In altre parole, Erasmo si propone di costruire una società di uomini nuovi, di intellettuali, politici e prelati che, attraverso un ritorno alla natura razionale dell’uomo, potessero superare dispute e discordie.

3Erasmo da Rotterdam e L'elogio della follia

È nell’Elogio della Follia (1509), tuttavia, che sono contenute tutte le principali critiche di Erasmo da Rotterdam alla Chiesa cattolica poi riprese dai luterani. Già il titolo di questo volume è di difficile traduzione: chiamata in latino Encomium Moriae, la traduzione in italiano è certamente Elogio della follia, ma anche Elogio di More, cioè di quel Tommaso Moro, suo grande amico, filosofo e ministro del re inglese Enrico VIII. Protagonista immaginaria di quest’opera è Follia – figlia di Pluto, dio della ricchezza, e della Giovinezza, ma allevata da Ebbrezza, figlia di Bacco, e dall’Ignoranza, figlia di Pan – che espone tutte le bugie e le falsità per mezzo delle quali gli uomini nascondono il male del mondo. Attraverso le sue parole, Erasmo può così criticare la corruzione e l’immoralità del clero, i vizi del papato, la presunzione teologica e scolastica e la convinzione che alcuni segni esteriori di religiosità – puramente formali – siano sufficienti per guadagnarsi il Paradiso. Erasmo utilizza quindi la satira e il sarcasmo per mettere in mostra la decadenza morale della società del suo tempo, a partire dalla Chiesa. La morale del libro è che il mondo è dominato dalla follia: l’interpretazione di questa affermazione, però, non è semplice. 

Secondo Erasmo da Rotterdam, infatti, il rapporto tra follia e ragione è una relazione tra simili, come se una si specchiasse nell’altra. In questo senso, la Follia, nell’Elogio, non solo dice la verità sulla follia, ma anche sulla ragione.

4Il libero arbitrio in Erasmo da Rotterdam e Lutero

Ritratto di Martin Lutero
Ritratto di Martin Lutero — Fonte: ansa

Le controversie tra Lutero ed Erasmo, che pure da parte del secondo registrarono sempre toni pacati ed equilibrati, si acuirono intorno al tema del libero arbitrio: secondo il primo, infatti, l’uomo non aveva la possibilità di scegliere tra il bene e il male ed era completamente dipendente dalla volontà di Dio; secondo Erasmo da Rotterdam, invece, rifiutare il libero arbitrio significava negare la dignità e il valore dell’uomo, cioè i principi stessi dell’Umanesimo a cui si ispirava.

Come affermò nell’opera De libero arbitrio (1524), secondo Erasmo da Rotterdam l’uomo poteva, infatti, scegliere se salvarsi o dannarsi: la grazia divina è certamente la causa principale della salvezza, ma la libertà dell’uomo ne è la causa secondaria. La salvezza, dunque, non può che essere il risultato della collaborazione tra uomo e Dio.

5La pace e la tolleranza in Erasmo da Rotterdam

Statua di Erasmo da Rotterdam
Statua di Erasmo da Rotterdam — Fonte: shutterstock

Fin dalle sue opere giovanili, è presente in tutti i libri di Erasmo da Rotterdam un’appassionata difesa della pace: già nel 1486, infatti, scrisse «La guerra cambia gli uomini in bestie feroci. Io non esorto e non prego, imploro: cercate la pace». Le sue convinzioni pacifiste trovarono poi la forma più compiuta nell’opera Lamento della pace (1517), nella quale è la stessa personificazione della Pace a denunciare l’assurdità della guerra, cioè la più tragica tra le follie umane. Secondo l’umanista Erasmo, infatti, la guerra è un oltraggio alla ragione umana. Alla violenza e alla sopraffazione va sempre contrapposta l’arma della “ragione discorsiva”: la pace, quindi, non è solo assenza di guerra, ma anche esercizio di virtù morale.

Dopo i primi anni, Erasmo da Rotterdam abbandonò la sua disputa con Lutero, pensando che essa fosse contraria ai suoi ideali di pace e di unità. Erasmo, infatti, desiderava una cristianità unita nel recupero dei più autentici valori cristiani, libera dagli odi teologici, aperta alla tolleranza. Nel 1534, pubblicò l’opera De sarcienda Ecclesiae concordia, nella quale manifestò non solo la sua lontananza dalla violenza protestante ma anche la sua fiducia nella possibilità di una riforma graduale e pacifica: l’idea di tolleranza rappresentava, così, il coronamento all’ideale umanistico di Erasmo da Rotterdam.

Anche i grammatici hanno intuito la natura della guerra: alcuni sostengono che essa si chiama «bellum» per antitesi, perché non ha niente di buono né di bello [...] . Altri preferiscono far derivare la parola «bellum» da «bellua», belva: perché è da belve, non da uomini, impegnarsi in uno sterminio reciproco.

Erasmo da Rotterdam, Adagia