La cultura greca durante l'ellenismo

Di Barbara Leone.

Sviluppo e caratteristiche dei vari aspetti della cultura greca durante il periodo ellenistico, tra il 323 ed il 31 avanti Cristo. Il termine viene utilizzato per indicare il periodo della letteratura greca che va dalla morte di Alessandro Magno alla battaglia di Azio. La cultura ellenistica è caretterizzata da caratteri fortemente discordanti tra loro: il cosmopolitismo e l'individualismo. Il cosmopolitismo nasce dal diffondersi delle istituzioni, della lingua e della cultura tra i popoli di origini e culture diverse

Con il termine "periodo ellenistico" si indica quel periodo della letteratura greca che va dalla morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. alla battaglia di Azio nel 31 a.C. La cultura ellenistica è caretterizzata da caratteri fortemente discordanti tra loro: il cosmopolitismo e l'individualismo. Il cosmopolitismo nasce dal diffondersi delle istituzioni, della lingua e della cultura tra i popoli di origini e culture diverse. La cultura dell’impero presenta tratti tendenzialmente uniformi, che derivano dall’esportazione della cultura greca da parte di Alessandro in tutto il mondo conquistato. C’erano profonde differenze tra regione e regione, ma anche uniformità dal punto di vista culturale. Nel mondo ellenistico un macedone, uno spartano, un siriano, un persiano, un egiziano erano accomunati dalla stessa educazione e dalla stessa lingua, anche se non tutti avevano la stessa cultura. C’era infatti una borghesia cittadina che aveva le stesse abitudini e che parlava la "koinè". Questa lingua attica aveva via via perso le sue caratteristiche più peculiari e si era arricchita di tratti ionici. La koinè era utilizzata in genere per i componimenti in prosa, con qualche eccezione, come nella prosa di tipo medico, che era scritta in ionico. In poesia invece si continuavano ad utilizzare le lingue letterali (dialetti):
- epica: lingua omerica (ionico-eolico);
- lirica monodica: eolico;
- lirica corale: dorico.

Ciò che faceva la differenza tra greci e barbari era la "paideia"?, ossia l’educazione ricevuta. Con l’Ellenismo le "poleis" non scompaiono, ma diventano il modo ideale per fondare nuove città. Questa presenza ha consentito ai greci di non essere schiacciati da altri elementi, la "polis" è gelosa della proprie tradizioni e ciò ha fatto sì che il patrimonio greco si conservasse. Lo scrittore greco del IV e del V secolo aveva una vita strettamente legata alla città, mentre nelle monarchie ellenistiche la vita politica è interamente nelle mani del sovrano, che si fa aiutare da ministri, ma è esclusivamente lui che comanda. Dunque il greco non è più un cittadino, ma un suddito. Il greco quindi, escluso dalla vita politica, è portato a non pensare più in termini di città, ma in termini di mondo. E si arriva di fronte ad un forte allargamento degli orizzonti. Il poeta si rivolge al mondo intero, a tutti coloro che possono capirlo. Lo scrittore non è più un educatore, ma uno specialista, un dotto.

La polis solo inizialmente può offrire al letterato un’educazione ed un pubblico, ma una volta raggiunta la fama costui si sposterà nei grandi centri culturali delle grandi città. Attività letteraria e scientifica arrivarono infatti a grandi risultati, poiché il re è un mecenate e mantiene l’artista all’interno della corte offrendogli tutti i mezzi di cui ha bisogno. All’interno della corte poi l’artista entra in contatto con altri intellettuali, con i quali instaura un rapporto di confronto che comporta un notevole scambio di cultura. Si formarono così classi di intellettuali divise per settore di specializzazione che andarono a creare delle vere e proprie associazioni, che organizzavano scuole, biblioteche, sale di anatomia con il sostegno finanziario dal sovrano. Nasce così una letteratura cosmopolita.

L'individualismo nasce dal fatto che l’uomo ellenistico, costretto a non occuparsi più di politica, è obbligato al solo dovere di essere un suddito nei confronti del sovrano. Avendo perso la dimensione politica deve trovare altri spazi: si ripiega così su se stesso e cerca la felicità non più nella vita politica, ma nella tranquillità della propria casa e della propria anima. L’uomo intraprende viaggi, ama l’avventura, la novità, il conoscere. La filosofia epicurea (filosofia individualista per eccellenza) insegna al singolo uomo ad essere felice e la sua felicità sta nell’atarassia. L’uomo si stacca dal mondo e vive le gioie della contemplazione.

Lo studio della filosofia è nato per l’esigenza dell’uomo di avere delle risposte riguardanti un mondo che diventava sempre più inquieto. L’uomo si chiedeva: “dove sta la felicità?”, ”cosa si deve fare per essere felici?”. I filosofi diventano dei modelli di vita oltre che dei maestri di vita. L’uomo non trova una spiegazione e un aiuto nella religione, così li ricerca altrove: nella filosofia. La filosofia ellenistica perde di elevatezza di pensiero, non si trovano più grandi sistemi filosofici come quello platonico o quello aristotelico. La filosofia conquista gli animi con un fascino più profondo e soppianta in alcuni casi la religione. Esistono varie scuole di filosofia (stoicismo, epicureismo e cinismo) e ciò porta ad un ecletticismo, una mescolanza di elementi.

Il sentimento nei confronti della natura era molto profondo. Anche in Omero ed in Saffo sono presenti belle descrizioni, ma manca il senso intimo di comunione tra natura e uomo. Ora invece la natura diventa rifugio ed evasione dalle difficoltà della vita: l’uomo acquieta le proprie passioni immergendosi nella natura. Il paesaggio naturale corrisponde ai sentimenti dell’uomo. Nasce il paesaggio lirico. Nell’arte figurativa sono presenti due tendenze opposte:
- tendenza volta al fastoso, al grandioso, al barocco. Un esempio è l’ara di Pergamo;
- tendenza volta a tutto ciò che è piccolo, raffinato, cesellato ed elegante.

Nel campo della prosa c’è una tendenza barocca rappresentata dall’asianesimo. È un barocco diverso da quello dell’ara di Pergamo, non è né grandioso né fastoso, ma tende ad arrivare a punte acute, poiché l’autore vuole raggiungere alti livelli di raffinatezza piuttosto che di grandiosità. In queste opere è presente una forte musicalità. Solo dal I secolo a.C. si sviluppa una prosa rivolta alla grandiosità e all’enfasi. Sempre nella prosa, accanto a quella barocca, ce n’è poi una asciutta e nuda. È la prosa scientifica o delle autobiografie o delle memorie storiche, che tende a descrivere il fatto senza aggiungere nessun altro elemento. In poesia il carattere predominante è il labor limae, una particolare attenzione alla finezza e alla elaboratezza. In entrambi i generi c’è una tendenza al realismo, ma si può parlare di vero e proprio realismo solo nelle arti figurative. Infatti nella letteratura il realismo è solo apparente e superficiale.

Nel III secolo l’attività letteraria è particolarmente intensa, nonostante la produzione sia andata quasi totalmente perduta, a causa anche dell’atticismo, che ha condannato il periodo. Tra le opere in prosa sono giunte fino ai giorni nostri soltanto le lettere di Epicuro; una parte dell’opera storica di Polibio e di Diodoro Siculo; alcuni scritti scientifici di Euclide ed Archimede. Si conosce invece meglio la poesia. La poesia classica rispecchiava regole, aspirazioni e problemi della polis: la lirica corale le feste della polis, mentre quella monodica i sentimenti dell’uomo. Il cittadino respirava l’aria della propria città. Ora vive frequentando le biblioteche, non impara più dalla vita, ma dai i libri; non scrive più per i cittadini, ma per la corte e per il mondo dei dotti letterati e rivali in particolar modo. Prima il poeta era anche un "sofos" ?e un "politikos"; ora invece il poeta si stacca e diventa uno specialista. Non è più il poeta del popolo, ma solo il poeta. L’arte non ha più un fine educativo, ma è fine a sé stessa, è l’arte per l’arte. La letteratura ellenistica esprime una letteratura raffinata, individualista e cosmopolita: si sofferma sull’individualità, sul concetto di uomo e per questo anche sul mondo degli umili che ritrae con simpatia, sente il rapporto con la natura ed il bisogno di tornare alla campagna. È per questo un’arte con molti scorci paesaggistici ed ha come tema preferito l’amore con gelosie, gioie e dolori.

I generi letterari della poesia restano quelli tradizionali, ma sono trasformati dallo spirito di un’epoca antieroica, disincantata, razionalista. La commedia antica era una commedia politica ed i temi erano quelli della città (pace, guerra, personaggi di spicco). La commedia nuova è una commedia borghese, che tratta temi borghesi. L'epica antica era un epos di lunghissime dimensioni. Nell'epica nuova nasce l’Epidillio, un carme di piccole dimensioni caratterizzato dalla brevitas, che ha come personaggi quelli del mito, anche se viene presentata la loro parte umana ed il mito in sé è trattato con grande libertà. La tragedia continua sul modello di Euripide. Gli eroi provano sentimenti umani. C’è un contrasto tra il privato e la dimensione pubblica del mito classico. Si dà origine ad una poesia diversissima rispetto a quella antica.

L'elegia nuova sembra non aver nulla in comune con quella antica. Questa è un’elegia narrativa. Gli alessandrini volevano collegare la loro opera con quella di Mimnermo, i Namnatio Namnoi (per la donna amata), e la Lide di Antimaco di Colofone. Infatti questi erano stati tutti poeti d’amore. Le elegie precedenti, eccetto Mimnermo, erano o politiche, come quelle di Solone, o guerriere, come quelle di Callino. L’amore è trattato facendo ricorso a miti rari o a leggende poco conosciute. Le storie d’amore si preferivano molto patetiche con un amore rovinoso e fatale. Particolare tipo di elegia è l’elegia eziologica dove viene spiegata "l’aition" di un mito. La passione per l’erudizione fa crescere la passione per collegare un mito ad un’etimologia, ad un uso o ad una festa locale.

L'epigramma antico in origine era un’iscrizione, un componimento brevissimo di due versi. Era scritto su un ex-voto o su tombe ed era sempre legato ad un’occasione pratica e concreta. L'epigramma nuovo non è più legato ad un’occasione pratica, ma diventa l’espressione di un sentimento soggettivo. Il poeta finge di scrivere per altri, ma, in realtà, ora non c’è più un’occasione pratica e concreta. È solo un genere letterario del quale il poeta si serve per esprimere i propri sentimenti. Esiste poi l’epigramma letterario in cui il poeta si sfoga contro i suoi avversari o loda un’opera. Diventa un modo per esprimere la poesia in senso lato. Anche se gli epigrammi si distinguono per genere (erotici, cristiani, votivi, ecc.), sono sempre frutto della fantasia del poeta.

Nella poesia realistica si distinguono il mimo (è ambientato in città e i personaggi sono i borghesi della vita quotidiana) e l'idillio (è ambientato in campagna e i personaggi sono pastori, anche se comunque appartenenti alla media borghesia). È una poesia destinata alla lettura, una poesia libresca, solo eccezionalmente è cantata, recitata o letta in pubblico. Ciò provoca tutta una serie di conseguenze. Il poeta non è più vincolato ad un solo genere letterario, come in passato in cui si dedicava ad un solo genere specifico, ora si dedica a tutti i generi. È, inoltre, una poesia che dà molta attenzione alla psicologia. I poeti analizzano con molta precisione i moti del cuore ed è proprio per questo motivo che la poesia risulta più intima e più umana, sebbene perda di fantasia, acquista la particolare caratteristica di essere più vicina al popolo. È una poesia riflessa, riflette cioè quello che c’era prima. Il poeta ellenista ha in mano una grande eredità del passato che costituisce la sua base culturale. In epoca classica, nel trattamento di un soggetto, il poeta era condizionato dal tipo di esecuzione: se si doveva scrivere un inno per Atena in occasione di una festa esso doveva avere stile e metro della lirica corale. Il poeta ellenistico, invece, può usare vari stili ed è libero di allacciarsi ad uno o più filoni di una tradizione ricca. Si può ispirare a vari generi, non è più vincolato dalla circostanza e dall’occasione pratica in cui il componimento deve essere svolto.