Ecco perché l'ora di religione dovrebbe essere obbligatoria (cit.)

Di Valentina Vacca.

La citazione è di una portavoce del Vaticano, Lucetta Scaraffia, la quale ha esposto nelle pagine del Messaggero le ragioni per le quali l'insegnamento della religione cattolica dovrebbe essere obbligatorio

Dopo le ultime dichiarazioni del Ministro Profumo riguardo la sostituzione dell'ora di religione cattolica con storia delle religioni, il Vaticano mediante la sua portavoce Lucetta Scaraffia, ha rese note le ragioni per le quali invece l'insegnamento dovrebbe rimanere tale e quale.

La Scaraffia non ha bisogno di tante presentazioni: giornalista e collaboratrice delle più importanti testate cattoliche come L'Avvenire e l'Osservatorio Romano, si era allontanata dal cattolicesimo intorno agli anni '70 per militare all'interno del movimento femminista. Poi un giorno, mentre si trovava a Santa Maria in Trastevere per protestare contro l'iconografia "eccessivamente casta" di Maria, la Scaraffia a detta sua ha ritrovato la strada verso la fede.

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Nelle pagine del Messaggero la giornalista ha esposto i motivi per i quali l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole non solo non dovrebbe essere sostituito con storia delle religioni, ma dovrebbe addirittura essere obbligatorio alla pari delle altre materie. Ecco i motivi secondo la Scaraffia:

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Innanzi tutto, infatti, gli studenti italiani dovrebbero conoscere la religione cristiana e la Bibbia, anche per sole ragioni culturali, per capire, cioè, i soggetti delle opere conservate nei nostri musei e gran parte della letteratura, e più complessivamente il retaggio su cui è costruita la nostra civiltà. Poi, ovviamente, sarebbe bene che anche gli studenti stranieri, proprio perché vivono in Italia e speriamo diventino presto cittadini italiani, devono avere la stessa preparazione.

La conoscenza del Corano o di altre religioni, sicuramente interessante e utile, viene quindi dopo nell’elenco delle priorità. Maho detto dovrebbero conoscere, perché questo non avviene: lo vedo nelle molte centinaia di studenti che in questi anni di insegnamento di storia alla Sapienza sono venuti a frequentare le mie lezioni. Il minimo accenno a qualche concetto cristiano, anche elementare – per esempio, anche solo un’allusione alla parabola del Figliuol prodigo – si scontra con sguardi vuoti: nessuno sembra averne mai sentito parlare, tranne una striminzita minoranza.


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So benissimo che toccare il tasto dell’obbligatorietà dell’ora di religione significa mettere in discussione tutti gli equilibri: non si potrebbe più lasciare alla Chiesa il controllo degli insegnanti, bisognerebbe riaprire la questione alla radice, rivedere l’accordo. Ma penso che ne varrebbe la pena se anche solo metà dei ragazzi italiani uscisse dalle scuole con una conoscenza, anche superficiale, di Gesù e delle sue parole. Almeno non si muoverebbero come alieni nel mondo in cui vivono, almeno non crederebbero a chi dice che l’Europa non poggia su radici cristiane. Almeno capirebbero Dante e Manzoni, la cappella Sistina e il Requiem di Verdi, e forse potrebbe perfino venir loro voglia di saperne di più.

Cosa ne pensi delle dichiarazioni di Lucetta Scaraffia? Ha ragione?