Il femminismo in Italia e negli Usa

Di Carlotta Ricci.

Il movimento di emancipazione femminile è un fenomeno tipicamente moderno anche se è possibile individuare fenomeni significativi anche nel mondo antico. Seconda parte dell'approfondimento di Studenti.it

Il femminismo in Italia

Dopo la Prima Guerra Mondiale le suffragette ottennero i primi successi: dovettero sostituire gli uomini partiti per il fronte, lavorando nelle fabbriche e assumendo i ruoli chiave della società. Quando il conflitto ebbe termine non fu più possibile negare loro il diritto di voto. Nel 1919 le donne ottennero l’emancipazione giuridica, ampliando le funzioni di tutela, vedendosi riconosciuta la facoltà commerciale e facendo abolire l’obbligo dell’autorizzazione maritale sulla gestione dei propri beni e per rendere testimonianza in giudizio. Nel 1923 le donne italiane ottennero il diritto di voto alle elezioni amministrative, ma tale diritto non trovò applicazione a causa della riforma fascista degli enti locali.

L'Italia ha raggiunto l' unità solo nel 1861: prima di allora, dalle alpi alla Sicilia, era frazionata in un mosaico di stati e staterelli talvolta persino ostili tra loro; un simile stato di cose non facilitava certo la diffusione della coscienza femminile. Nel nostro paese, quindi, la lotta per l' emancipazione della donna si accese in ritardo rispetto al resto dell' Europa, anche perché la rivoluzione industriale vi giunse solo verso la fine del secolo scorso; ma quando anche l'industria italiana dovette contare su un'alta percentuale di manodopera femminile la "questione donna" cominciò a interessare un po' a tutti. Il quadro sociale era complessivamente molto arretrato, anche per il forte influsso conservatore della Chiesa cattolica: alle donne venivano sconsigliate le attività fuori casa, le letture libere, l’istruzione superiore e universitaria.

Ai primi nuclei femminili organizzati aderirono in un primo tempo le donne della borghesia alle quali si affiancarono successivamente le masse femminili cattoliche e socialiste.
Tra queste ultime, sostenute dal partito socialista, si distinsero in modo particolare Giuditta Brambilla, Carlotta Clerici e Anna Kuliscioff; un notevole contributo alla divulgazione della condizione femminile, da secoli relegata in uno stato di assoluta inferiorità, giunse anche dal romanzo autobiografico "Una donna" di Sibilla Aleramo.

Nel 1910 le rappresentanti delle associazioni femminili italiane parteciparono al Primo Congresso Internazionale Femminile di Copenaghen, durante il quale l'8 Marzo fu dichiarato Giornata Nazionale della Donna. Anche le nostre suffragette, tuttavia, dovettero attendere ancora dei decenni prima di ottenere il diritto al voto. Questo venne infatti riconosciuto solo nel 1945 da un decreto di Umberto di Savoia, ultimo re d'Italia. In realtà, una proposta in tal senso era già stata fatta nel 1912 durante il governo Giolitti, che aveva concesso proprio in quell'anno, il diritto di voto a tutti gli uomini maggiorenni: ma il nostro Parlamento aveva bocciato tale proposta.

Nonostante tutte queste dure lotte, però, possiamo affermare con certezza che la vera parità dei sessi sia stata raggiunta solo sulla "carta": cioè la stabilisce la legge ma non l' opinione pubblica; non è raro, infatti, notare persone stupirsi nel vedere una donna guidare un aereo, una nave, ...
L' antifemminismo è ancora vivo, dunque, presso larghi strati della società: persino in coloro che -a parole - si proclamano favorevoli alla parità.

Il femminismo negli USA
Nel gennaio del 1918, il Senato degli Stati Uniti d'America approvava, con la prescritta maggioranza dei due terzi dei presenti, il diciannovesimo Emendamento costituzionale che poneva termine, dopo settant'anni, alla lunga lotta condotta dalle suffragette americane per ottenere il diritto di voto. L'Emendamento di cui si parla così recitava: "Il diritto di voto conferito ai cittadini degli Stati Uniti non potrà essere negato o limitato dagli Stati Uniti o da uno degli Stati in considerazione del sesso". La nuova disposizione, per il vero, entrò definitivamente in funzione solo il successivo 26 agosto 1920, quando il Tennessee, secondo la procedura richiesta dalla Carta costituzionale, la ratificò, ultimo tra gli Stati.

Da allora, le donne americane ottennero (peraltro, precedute da poche altre fra cui le neozelandesi e le australiane) di poter votare senza alcuna limitazione. In realtà, si può dire che fu la prima guerra mondiale ad imprimere una improvvisa accelerazione alla questione e a portare alla vittoria il movimento suffragista. Infatti, quando Woodrow Wilson era entrato alla Casa Bianca il 4 marzo 1913 - dopo avere sconfitto Theodore Roosevelt e William Taft l'anno precedente - per prima cosa, aveva respinto un altro Emendamento inteso a dare il voto alle donne sostenendo che dovevano essere i singoli Stati dell'Unione e non il governo federale a controllare e decidere il diritto di voto. Un po' meno di cinque anni dopo, però, quando i soldati americani cominciarono a morire in Europa, tutto cambiò e, improvvisamente, lo stesso Wilson - confermato alla Casa Bianca nel 1916 - fu autore di una inattesa apparizione al Senato per appoggiare proprio l'approvazione di quello che diventerà il diciannovesimo Emendamento.

Nel corso dei secoli la donna è potuta diventare qualcuno, nonostante ciò, le antiche difficoltà non sono ancora completamente scomparse. La presenza della donna, più frequentemente di un tempo, nelle professioni e nelle funzioni prima riservate all'uomo, indica che la condizione femminile è senza dubbio migliorata.

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