Le suffragette e il movimento di emancipazione femminile

Di Carlotta Ricci.

Il movimento di emancipazione femminile è un fenomeno tipicamente moderno anche se è possibile individuare fenomeni significativi anche nel mondo antico. Un approfondimento a cura di Studenti.it

Il femminismo: introduzione
Quasi tutti i popoli antichi ritenevano che la donna dovesse essere del tutto soggetta all'uomo: la famiglia di tipo patriarcale infatti, caratterizzava la società presso i persiani, i Greci, i Romani.

Quando, nel 200 a.C, si propose di abrogare la legge che vietava alle donne di possedere più di mezza oncia d'oro, di portare vestiti multicolori e di passeggiare in carrozza, le "femministe" della antica Roma inscenarono una manifestazione di piazza per difendere i loro diritti. Ma non riuscirono nel loro intento, per l'accanita opposizione del maschilista Catone, che sosteneva che gli uomini non dovevano far calpestare la loro indipendenza negli affari pubblici dalla prepotenza muliebre.
Né la situazione della donna mutò nel Medioevo quando, addirittura, alcuni "intellettuali" si imbarcavano in estenuanti discussioni per risolvere un problema che oggi può soltanto farci ridere: la donna era dotata di un'anima (come l'uomo) oppure ne era priva (come le bestie)?

Questa presunta inferiorità della donna era "riconosciuta" anche dalla legge.
Anche nel Rinascimento la condizione della donna non subì miglioramenti. Però, più numerose che nel Medioevo, ma soprattutto presso le classi più elevate, ci furono le donne che riuscirono a raggiungere i gradi più alti dell'istruzione e ad affermarsi in vari campi: dalla letteratura all'arte, dalla politica agli affari. Ma furono comunque delle eccezioni, in quanto la massa femminile avrebbe dovuto attendere ancora dei secoli per ottenere la parità con gli uomini.

Il movimento che si è proposto e si propone il preciso scopo di ottenere l'equiparazione della donna all'uomo sia nel campo civile che in quello socio-politico, e il diritto della donna di realizzare liberamente la propria personalità si chiama oggi femminismo.
Questo movimento è tipicamente moderno e nasce in Francia durante la rivoluzione francese, quando nel 1792 Olympe de Douges presentò al governo rivoluzionario una "Declaration des Droits des Femmes" nella quale venivano richiesti per le donne tutti i diritti civili e politici. Al di là della Manica, poi, circa una anno dopo, venne pubblicato un libro intitolato "Vindication of the Rights ofWoman" di Mary Wollstonecraft che segnò l'inizio del movimento femminista in Inghilterra.

Le suffragette
In seguito, grazie al testo dell'inglese Jhon Stuart Mill, "The Subjection of Woman" del 1869, le donne inglesi ottennero il diritto di voto nei consigli municipali e nei consigli di contea (1880). Nel 1903 sorse un movimento politico femminista che lottò, con comizi e manifestazioni pubbliche, per ottenere il diritto di voto, o suffragio, per le donne: le militanti furono chiamate suffragette. Per fare breccia nella resistenza della società britannica, esse ricorsero, alla lotta aperta. Disturbarono i comizi dei deputati, incendiarono negozi, edifici pubblici, fino ad ottenere, nel 1918, il diritto di voto.

Per tutto l'800, le femministe statunitensi lottarono non meno tenacemente di quelle inglesi, senza ricorrere, però, ad azioni violente: loro manifestazioni tipiche furono parate, cortei con fiaccole e striscioni, comizi e marce di protesta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica. Proprio negli Stati Uniti, tuttavia, si verificò, all'inizio del secolo, un terribile episodio che la giornata della donna ricorda tuttora: l'8 marzo 1908 morirono durante un improvviso incendio, in una azienda tessile di New York, 129 operaie riunitesi in sciopero all'interno dell'edificio.

Non riscontrando i risultati sperati, le suffragette inglesi passarono, così, a forme di protesta più violente; così nel 1912 proclamarono la "Guerra delle vetrine" prendendo a sassate ogni negozio londinese. Nel 1913 il movimento suffragista ebbe anche la sua prima martire: una giovane inglese, Emily Davinson, che si gettò sotto la carrozza reale durante un affollato derby e rimase uccisa.

Il movimento femminista aveva fatto, però, molta strada non solo in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma anche in quasi tutti i paesi d'Europa, dove le donne riuscirono ad eguagliare l'uomo in tutti i campi e ad ottenere, persino, il diritto di voto.
La donna nasce libera e ha gli stessi diritti dell'uomo. L'esercizio dei diritti naturali della donna non ha altri limiti se non la perpetua tirannia che le oppone l'uomo. Questi limiti devono essere infranti dalla legge, dalla natura e dalla ragione
(dalla dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, Francia 1789). Se la donna ha il diritto di salire sul patibolo deve avere anche il diritto di salire sulla tribuna (Olimpia de Gouges, autrice fatta ghigliottinare da Robiespierre nel 1793).

Durante la rivoluzione francese le donne cominciarono a rivendicare concretamente i propri diritti e la parità con l'altro sesso. La parigina Felicita de Keralio elaborò un "Quaderno delle rivendicazioni della Donna" nel quale si afferma che, facendo parte anch'essa della società, era logico che, accanto ai numerosi doveri, avesse anche dei diritti, primi fra tutti quelli politici. Furono quindi le parigine, soprattutto, a organizzare la loro protesta divulgando le loro idee e creando dei veri propri "Club Femminili". Ma i rivoluzionari uomini non accolsero le proteste, negando loro non solo il diritto di voto ma persino il diritto di associazione. I Club femminili furono quindi sciolti.

Nonostante l'insuccesso in Francia, il movimento di emancipazione femminile dilagò in altri paesi. In Inghilterra, nel 1792, apparve una " rivendicazione dei diritti della Donna", scritta da Mary Wollstonecraft, che nei paesi anglosassoni fu considerata la Bibbia del femminismo. Ma ci volle la rivoluzione industriale perché le donne potessero dimostrare concretamente l'importanza del loro ruolo della società.

La diffusione delle idee democratiche e socialiste e la crescita dei sindacati avevano prodotto un miglioramento delle condizioni di lavoro anche della donna. Nei paesi più avanzati, infatti, furono sancite innumerevoli leggi che controllavano il numero delle ore di lavoro svolte da tutte le operaie di sesso femminile, riconoscendo a esse anche i permessi di maternità. Tuttavia, però, la donna continuò ad essere tenuta in una condizione di inferiorità sia nella vita sociale che in quella familiare: nel lavoro, per esempio, erano meno salariate rispetto agli uomini, non potevano frequentare l'università e non avevano ancora ottenuto il diritto di voto in paesi come l'Italia. Proprio per rivendicare quest'ultimo diritto, nella seconda metà dell'Ottocento, nacquero i primi movimenti delle suffragette, così chiamate perché rivendicavano il suffragio femminile.

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