Don Chisciotte della Mancia di Miguel De Cervantes: trama, personaggi e significato

Don Chisciotte della Mancia di Miguel De Cervantes: trama, personaggi e significato A cura di Silvia Corelli.

Don Chisciotte della Mancia, l'eroe dei mulini a vento: significato e personaggi del celebre romanzo di Miguel de Cervantes

1Introduzione al Don Chisciotte della Mancia

Ritratto di Miguel de Cervantes
Ritratto di Miguel de Cervantes — Fonte: ansa

Nel 1605, all’età di cinquantasette anni e dopo una vita piena di spostamenti e di tormenti, Miguel de Cervantes Saavedra scrive la storia di quello che sarà uno dei più amati e famosi protagonisti della letteratura mondiale: Don Chisciotte della Mancia.
A questo nome si collegano alcuni modi di dire che oggi tutti conosciamo, si pensi ad esempio al motto “lottare contro i mulini a vento” che fa riferimento proprio ad un episodio del Don Chisciotte e che indica la lotta di qualcuno contro una causa persa: proprio quello che il disgraziato protagonista fa per la maggior parte della narrazione.  

Conosceremo subito questo personaggio e i compagni delle sue avventure per passare poi a chiarire quale significato l’autore ha pensato per la sua opera, un’opera geniale che mischia elementi del romanzo picaresco e della tradizione cavalleresca, e che piacque tanto da attraversare i secoli e giungere fino ai giorni nostri (ci sono stati numerosissimi adattamenti cinematografici del Don Chisciotte, spettacoli teatrali, riprese nella letteratura e anche un cantautore nostrano, Francesco Guccini, ha dedicato al protagonista di Cervantes una bellissima canzone).  

2Don Chisciotte: trama e personaggi

2.1La trama

Statua di Don Chisciotte e Sancho Panza
Statua di Don Chisciotte e Sancho Panza — Fonte: istock

L’opera si divide in due parti, una pubblicata nel 1605 e una nel 1615

La prima parte dell’opera si apre con una spiegazione da parte dell’autore sul racconto che sta per farci: la vicenda non è frutto della sua immaginazione ma un resoconto contenuto in un manoscritto arabo ritrovato e da lui adesso tradotto. Da questo topos parte poi la narrazione vera e propria.    

Don Alonso Quijano, è un hidalgo, cioè un nobile, che vive nella regione spagnola della Mancia ed è un accanito lettore di romanzi cavallereschi, il suo amore per queste narrazioni è tanto grande che non riesce più a distinguere la realtà dalle storie che legge e si convince un giorno di essere lui stesso uno dei cavalieri protagonisti di quelle avventure letterarie. Come per i paladini da lui tanto amati Alonso ha bisogno di alcuni elementi fondamentali: un cavallo, uno scudiero, una nobildonna da amare e nel cui nome combattere, un re che lo nomini cavaliere. Parte allora con il suo ronzino, un cavalluccio di poco conto chiamato eloquentemente Ronzinante, dandosi il nome di Don Chisciotte della Mancia, e decide di affrontare mille imprese e pericoli in nome della sua amata Dulcinea del Toboso, che in realtà è una povera donna di nome Aldonza Lorenzo.  

Don Chisciotte in metallo
Don Chisciotte in metallo — Fonte: istock

Trova poi un contadino che, in cambio delle grandi ricompense che il nostro protagonista promette, lo segue e accetta di fargli da scudiero, Sancho Panza. A breve si farà poi nominare cavaliere dal proprietario di una taverna, completando così la sua immagine di cavaliere errante. Il giorno dopo la finta investitura Don Chisciotte comincia il suo viaggio e compie la prime inutili imprese: salva un ragazzo da un contadino che lo sta picchiando ma appena lasciati soli i due ricominciano con la zuffa. Il cavaliere incontra poi dei mercanti di Toledo e, secondo una delle tradizioni cavalleresche, li obbliga ad affermare che Dulcinea del Toboso sia la dama più bella che si sia mai vista sulla faccia della Terra ma i mercanti infastiditi lo prendono a bastonate. Il nostro protagonista a questo punto viene riconosciuto da un contadino e riportato a casa, dove il nipote di Alonso e la sua governante bruciano tutti i suoi romanzi sperando che, in questo modo, il finto cavaliere guarisca e lasci da parte la sua mania di imitare quei paladini che esistono solo in vecchi libri. 

Don Chisciotte non si fa fermare da questo imprevisto e riparte con il fedele scudiero, Sancho Panza. È a questo punto della narrazione che il protagonista si scaglia contro i mulini a vento, immaginati come dei giganti da sconfiggere, ma proprio mentre cavalca contro questi mostri, una pala del mulino lo scaraventa a terra con tutto il cavallo, e anche questa impresa termina in modo ridicolo. Ancora altri episodi come quelli fin qui visti, attendono il povero cavaliere, e tutti terminano nello stesso inglorioso modo tanto che, Sancho Panza, decide di dare al suo padrone il soprannome di “cavaliere dalla triste figura”. Don Chisciotte è soddisfatto di questo epiteto, e in effetti spesso è anche così che ancora oggi ci si riferisce a lui, e, come simbolo della sua disgraziata esistenza, disegna un personaggio triste sul suo scudo.  

Cartello stradale che simpaticamente proibisce Don Chisciotte nei pressi di un mulino a vento
Cartello stradale che simpaticamente proibisce Don Chisciotte nei pressi di un mulino a vento — Fonte: istock

In seguito ad altre peripezie, Don Chisciotte decide a questo punto di nascondersi nel bosco e di inviare Sancho dalla sua amata, Dulcinea, con una lettera d’amore. Sancho finge di essere riuscito nell’impresa e intanto il curato e il barbiere del paese in cui Don Chisciotte viveva prima della sua folle partenza, cominciano a cercarlo per portarlo di nuovo a casa

La seconda parte del romanzo, Cervantes ci informa che intende riscrivere la vera storia del cavaliere fino al giorno della sua morte ma c’è una novità in questa seconda sezione: i personaggi che abbiamo incontrato fino ad ora, hanno letto la prima parte dell’opera, e sono tutti consapevoli di Don Chisciotte, che cade preda delle loro beffe

La storia comincia con una nuova fuga di Don Chisciotte e Sancho. Il cavaliere vuole incontrare la sua amata ma, non essendoci nessun castello nel paese in cui Dulcinea vive, Sancho, per evitare imbarazzi, convince Don Chisciotte ad aspettare la donna nel bosco e gli fa credere che la sua innamorata sia una contadinella che a causa di un incantesimo ha cambiato sembianze.

A questo punto fa il suo ingresso un personaggio amico di Don Chisciotte, Sansone Carrasco, che, per fare in modo che il cavaliere folle torni a casa, si presenta anche lui come un paladino, il Cavaliere degli Specchi, e sfida don Chisciotte a duello con l’accordo che il vincitore avrebbe dato ordini al perdente. Don Chisciotte stranamente vince il suo primo duello e il viaggio continua.
Presto il protagonista incontra un corteo di carri in cui sono presenti due leoni con cui Don Chisciotte vorrebbe battersi, ma le due bestie non prestano neppure attenzione a lui e anche questa scena risulta ridicola. 

Frontespizio del Don Chisciotte
Frontespizio del Don Chisciotte — Fonte: istock

Ancora dopo altre avventure Sancho Panza e il triste cavaliere incontrano un vero Duca e una duchessa, che li invitano a corte ma che in realtà, vogliono solo beffare Don Chisciotte. Inventano allora che ci sia un mago, Malabruno, minaccia una contessa e le sue dama. Don Chisciotte viene convinto a sconfiggerlo in sella ad un cavallo alato che in realtà è solo un cavallo di legno a cui sono stata attaccati dei petardi e su cui Don Chisciotte e Sancho vengono fatti salire bendati: l’esito è prevedibile, i due cadono in terra ma, ufficialmente, il mago è sconfitto e il duca, come ricompensa, assegna l’isola di Baratteria a Sancho Panza, ricompensa che il personaggio sognava tanto ma che ora rifiuta perché preferisce rimanere accanto a Don Chisciotte. I due si dirigono verso Barcellona, ma sulla strada incontrano ancora Sansone Carrasco, che stavolta si finge del Cavaliere della Bianca Luna, e sfida di nuovo Don Chisciotte con la stessa scommessa, chi perde dovrà ubbidire al vincitore. Simone Carrasco questa volta vince e riesce così a riportare a casa il suo amico. 

A questo punto, quando dovrebbe essere ormai al sicuro, Don Chisciotte si ammala di febbre e dopo sei giorni a letto il cavaliere grida di voler morire sostenendo di aver ritrovato la sanità mentale. Don Chisciotte si confessa e muore

Orbene, a tutto c'è rimedio meno che alla morte, sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia.

Don Chisciotte della Mancia

2.2I personaggi

Analizziamo i personaggi più importanti che abbiamo conosciuto in questa narrazione:

  1. Don Chisciotte: è il protagonista della storia, il suo vero nome è Alonso. È un nobiluomo, di buon cuore e determinato a realizzare i suoi sogni, vissuto sempre in campagna e appassionato di storie cavalleresche. Cambia la sua identità, e lascia la sicurezza della sua vita e del suo paese, per andare in cerca di avventure, appunto come un cavaliere errante, ma il mondo che si trova davanti non è più quello dei cavalieri che tanto amava leggere nei romanzi e le sue avventure finiscono tutte in modo ridicolo perché nessuno riconosce il valore dei suoi grandi ideali. Come ogni cavaliere crede infatti nella pace, nell’onore, nella difesa dei deboli, negli incantesimi e nella missione di dover sconfiggere i nemici saraceni (certo non più un pericolo reale). E' descritto come un uomo molto alto e magrolino, e, nonostante la sua follia è colto e intelligente.
  2. Sancho Panza: è un contadino che viene nominato da Don Chisciotte suo scudiero. Sancho non crede a tutte le fandonie che dice Don Chisciotte e lo segue solamente perché è convinto che andando dietro a questo folle potrà davvero arricchirsi. Rappresenta la parte “razionale” delle avventure narrate nel libro perché quando Don Chisciotte immagina scenari irreali e cavallereschi, Sancho nota sempre la realtà effettuale che hanno intorno anche se questo non convince mai il cavaliere a rinunciare alle sue missioni.
  3. Dulcinea del Toboso: è la donna di cui Don Chisciotte si crede innamorato, perché ogni cavaliere della letteratura ha bisogno, di regola, di una dama per cui combattere.
  4. Personaggi secondari che fungono da aiutanti per Don Chisciotte sono: il curato, il barbiere del paese e il suo amico Sansone, tutti interessati all’incolumità di Alonso.

3Significato del Don Chisciotte

Dipinto raffigurante Don Chisciotte, opera di Amos Cassioli
Dipinto raffigurante Don Chisciotte, opera di Amos Cassioli — Fonte: ansa

Al tempo di Cervantes i romanzi cavallereschi circolavano moltissimo e c’era una gran quantità di lettori accaniti proprio come Don Chisciotte, ma certo non folli come lui. Cervantes parte da questo grande amore che la sua epoca ha per i romanzi cavallereschi per mettere in ridicolo i cavalieri e i loro ideali: non lo fa perché li ritiene sciocchi ma perché capisce che la società, pur amando tanto queste storie, non ha niente a che vedere con la virtù dei cavalieri e non c’è più posto nel presente per la letteratura. L’inutilità degli ideali di Don Chisciotte si vede nel modo in cui tutte le sue avventure falliscono: parte sicuro, pieno di ideali, ma si scaglia contro cose di pochissimo conto e ne esce, per giunta, sempre ridicolizzato.  

Don Chisciotte, oltre a simboleggiare gli ideali passati e ormai insignificanti, rappresenta anche i contrasti che esistono fra realtà e finzione: per lui il rapporto con la realtà è distorto e filtrato dai canoni di comportamento della cavalleria. Non riesce a distinguere quello che è vero da ciò che è letteratura (e a volte è davvero difficile stabilire dove sia il confine). 

Il cavaliere non è però davvero “pazzo”, non si comporta cioè come qualcuno che ha perso la ragione anzi, si comporta in un modo impeccabile, segue a menadito tutti i dettami del codice cavalleresco ed è proprio da questo suo rigore, applicato a cause di poco conto, e in modi che ormai non sono più attuali, che emerge la sua stranezza e la sua follia.  

Non muoia, signor padrone, non muoia. Accetti il mio consiglio, e viva molti anni, perché la maggior pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così senza un motivo, senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e dall'avvilimento.

Don Chisciotte della Mancia