L'esame di diritto civile: un peso sulle spalle degli studenti

Di Aurora Borghesani.

Nel ciclo unico l'esame ha raggiunto 15 crediti ma l'insegnamento non si è adeguato

Uno degli esami più impegnativi della laurea a ciclo unico in Giurisprudenza è diritto civile. Purtroppo questo insegnamento è anche uno tra i più intricati dal punto di vista organizzativo. L’esame Principe della facoltà (lasciamo il posto di Re a chi di diritto) si svolge su due semestri e prevede 15 CFU, una quantità di crediti formativi pari a nessun’altra materia: gli altri esami raggiungono massimo 12 crediti. Ma a differenza di ogni altro corso i semestri in cui è suddivisa questa materia non si trovano all’interno di uno stesso anno accademico (insegnamenti come diritto costituzionale e diritto del lavoro svolgono una parte delle lezioni nel primo e una parte nel secondo semestre), bensì nello stesso semestre di due anni consecutivi.

Il corso di diritto civile prevede alternativamente lo svolgimento delle lezioni della parte generale o della parte speciale. Così facendo se ci si iscrive nell’anno “giusto” si affronta prima il corso di parte generale e l’anno successivo di parte speciale, mentre se malauguratamente si “sbaglia” l’anno di iscrizione al corso di diritto civile ci si troverà a seguire prima le lezioni sui singoli contratti mentre saranno rimandate all’anno successivo le spiegazioni delle caratteristiche del contratto in generale. Quindi si può sostenere l’esame solo un anno dopo aver seguito il corso. Un problema a cui alcune cattedre (ma non tutte) hanno cercato di porre rimedio prevedendo alla fine della prima parte del corso un compito scritto che permetta di considerare già superata quella porzione del programma, non concedere a tutti questa agevolazione è un’ingiusta discriminazione.

Questa situazione è invivibile e inaccettabile per gli studenti. I rappresentanti studenteschi, spronati dalle numerose lamentele degli studenti, hanno sollevato la questione chiedendo che l’organizzazione di questo corso venga al più presto modificata. Le soluzioni prospettate sono diverse. Per esempio la semplice separazione del corso in due esami diversi (sul modello degli esami di diritto privato I e II), ma questa ipotesi sebbene elimini il problema di discriminazione tra le cattedre si indirizza verso una frammentazione della didattica negativa perchè non permette una preparazione organica e continuativa della materia e non ottiene in ogni caso un insegnamento costante e a frequenza annuale di uno dei corsi più caratterizzanti della facoltà.

I rappresentanti di Sinistra Universitaria mirano a ottenere una struttura simile a quella attuata per l’esame di diritto costituzionale, la parte generale insegnata nel primo semestre a conclusione della quale è previsto una prova intermedia e la parte speciale spiegata nel secondo semestre dello stesso anno accademico cosicché il percorso di studio sia progressivo e costante.