Friedrich Nietzsche: un approfondimento

Una delle voci più innovative dell'Ottocento e non solo, Nietzsche ha messo radicalmente in discussione il pensiero moderno tracciando per l'uomo un nuovo orizzonte: Studenti.it gli dedica uno speciale

di Redazione Studenti 26 settembre 2007
Nietzsche: la concezione "tragica" della vita
Contro il pessimismo di Schopenhauer e in generale contro la visione pessimistica moderna (visione che potrebbe essere sintetizzata nella frase: la ragione quando illumina la vita scopre che essa o è male o non ha senso), Nietzsche oppone che: "Il pessimismo moderno è un’espressione dell’inutilità del mondo moderno, non già del mondo e dell’esistenza" (Nietzsche, La volontà di potenza, p. 48, Newton Compton)

E’ così che fin dalla sua prima opera, La nascita della tragedia (1872), Nietzsche supera la visione pessimistica di Schopenhauer con una concezione "greca" e "tragica" della vita, tesa ad accettare pienamente "l’eterna gioia del divenire" di un "mondo sciolto e scatenato", libero cioè da ogni legge e da ogni valore che non sia riconducibile alla vita; un mondo nuovo che gli si presenta come "danza divina e divino capriccio". Su un punto però Nietzsche non si discosta da Schopenhauer: quello che riguarda l’essenza costitutiva dell’uomo e in genere di ogni essere vivente. Per Schopenhauer era la volontà di vivere; Nietzsche la chiama volontà di potenza e, in definitiva, è la stessa cosa. Egli dice: "ogni volta che ho trovato un essere vivente ho anche trovato volontà di potenza". Ed è proprio sulla base di questa premessa e constatazione che egli procede poi ad una radicale opera di demistificazione, smascherando, in senso illuministico, gli aspetti più inquietanti e minacciosi dell’animale-uomo, per lungo tempo celati da uno strato rassicurante (ma anche falso e malato) di sistemi filosofici e concezioni religiose.

Tutta la storia della cultura e delle idee, se si eccettua la parentesi greca, dimostra, secondo Nietzsche, che l’uomo è un animale in decadenza, che non ama ma teme la vita, che apprezza ciò che è omogeneo, razionale, ordinato, mentre gli attributi della vita sono il contrario: rischio, disordine, insicurezza. Il cristianesimo poi è tra tutte le concezioni quella più lontana dalla vita: "schierato dalla parte di tutto ciò che è debole, miserevole e malriuscito" esso ci trasmette la diffidenza verso "la terra" (istinti, sessualità, passioni), svaluta come ingannevole la realtà del divenire e alternativamente addita un fantastico mondo dell’essere. Ma l’epoca del cristianesimo è, secondo Nietzsche, ormai al termine e lo stesso Dio "è morto" e con lui sono tramontati i vecchi valori e le certezze che avevano accompagnato l’umanità per duemila anni.

>> La morte di Dio >>
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