Scienza e Tecnologia
Negli anni fra il 1870 e il 1900 fecero la loro prima apparizione una serie di
strumenti, di
macchine, di
oggetti d'uso domestico che sarebbero poi diventati parte integrante della nostra vita quotidiana: la lampadina e l'ascensore elettrico, il motore a scoppio e i pneumatici, il telefono e il grammofono, la macchina da scrivere e la bicicletta, il tram elettrico e l'automobile.
E' stato soprattutto a questo proposito che si è parlato di seconda rivoluzione industriale: una rivoluzione che fu forse meno radicale della prima quanto alle conseguenze di lungo periodo, ma che certo fece sentire i suoi effetti su un'area più vasta ed ebbe una diffusione più capillare,
mutando le abitudini, i comportamenti, i
modelli di consumo di centinaia di milioni di uomini e di donne. Ma la vera novità di questo periodo non consistette tanto nelle conquiste della scienza, quanto nell'
applicazione su sempre più larga scala delle scoperte (recenti o meno recenti) ai vari rami dell'industria, nel legame sempre più stretto che si venne a creare fra
scienza e tecnologia e fra
tecnologia e mondo della produzione. Nessun settore produttivo rimase estraneo all'ondata di rinnovamento tecnologico degli ultimi decenni dell'800. Ma gli sviluppi più interessanti si concentrarono in
industrie relativamente "giovani" come quella chimica o come quel particolare ramo della metallurgia dedito alla produzione dell'
acciaio. Furono questi settori - assieme a un altro completamente nuovo come l'
elettrico - a svolgere nella seconda rivoluzione industriale quel ruolo trainante che cent'anni prima, in Inghilterra, era stato svolto dall'industria del cotone e poi da quella meccanica.
Sviluppo industriale e razionalizzazione produttiva
A partire dalla fine del secolo,
l'economia dei paesi industrializzati conobbe una
fase di espansione intensa e prolungata, interrotta solo da una breve crisi nel 1907-8. Se il periodo 1873-95 era stato caratterizzato soprattutto dalle innovazioni tecnologiche, dall'affermazione di settori "giovani" (acciaio, chimica, elettricità) e dalla crescita di nuove potenze industriali (Germania e Stati Uniti), gli anni
1896-1913 furono segnati da uno
sviluppo generalizzato della produzione che interessò quasi tutti i settori e toccò anche paesi "nuovi arrivati" come la Russia e l'Italia. In queto periodo, l'indice della produzione industriale e quello del commercio mondiale risultarono più o meno raddoppiati. I
prezzi crebbero costantemente, anche se lentamente, dopo il 1896. Ma crebbe anche, e in misura più consistente, il
livello medio dei salari, e il
reddito pro-capite dei paesi industrializzati aumentò nonostante il conntemporaneo, cospicuo aumento della popolazione.
La crescita dei redditi determinò a sua volta
l'allargamento del mercato. Le industrie produttrici di beni di consumo e di servizi si trovarono per la prima volta a dover soddisfare una domanda che sempre più assumeva dimensioni di
massa. Beni la cui produzione era stata fin allora assicurata solo dal piccolo artigianato o dall'industria domestica (abiti e calzature, utensili e mobili) cominciarono a essere
prodotti in serie e venduti attraverso una rete commerciale sempre più estesa e ramificata: nelle città, ma anche nei piccoli centri, si moltiplicarono i negozi; i grandi magazzini crebbero in numero e in dimensioni; si aprirono nuovi canali di vendita a domicilio e per corrispondenza, con forme di pagamento rateale che rendevano gli acquisti più accessibili ai ceti meno abbienti; i muri dei palazzi e le pagine dei giornali si riempirono di annunci e cartelloni pubblicitari.
Le esigenze della produzione in serie per un mercato di massa spinsero le imprese ad accellerare i
processi di meccanizzazione e di
razionalizzazione produttiva. Nel 1913, nelle officini automobilistiche Ford di Detroit, fu introdotta la prima
catena di montaggio; un'innovazione rivoluzionaria che consentiva di ridurre notevolmente i tempi di lavoro, ma che,
frammentando il processo produttivo in una serie di piccole operazioni, ciascuna affidata a un singolo operaio, rendeva il
lavoro ripetitivo e spersonalilzzato. La catena di montaggio fu del resto il culmine di una serie di tentativi volti a migliorare la produttività non solo mediante l'introduzione di nuove macchine, ma anche attraverso un più razionale controllo e sfruttamento del lavoro umano. Il tentativo più organico e più fortunato in questo senso lo si dovette a un ingegnere statunitesne,
Frederick W. Taylor,autore nel 1911 di un libro intotolato "Principi di organizzazione scientifica del lavoro". Il metodo di Taylor (
taylorismo) si basava sullo studio sistematico del lavoro in fabbrica, sulla rilevazione dei tempi standard necessari per compiere le singole operazioni e sulla fissazione, in base ad essi, di regole e ritmi cui gli operai averebbero dovuto uniformarsi, eliminando le pause ingiustificate e gli sprechi di tempo.
Il periodo compreso compreso tra il 1896 e il 1913 vide anche la trasformazione scientifica della
medicina, dovuta a quattro fattori: prevenzione e contenimento delle malattie epidemiche attraverso la diffusione delle pratiche igieniste, l'identificazione dei microrganismi, i progressi della farmacologia, la nuova ingegneria ospedaliera.
I progressi della medicina e dell'igiene, sommandosi allo sviluppo dell'
industria alimentare, determinarono in Europa una riduzione della mortalità. Nonostante il calo delle nascite verificatosi nei paesi economicamente più avanzati (dovuto alla diffusione dei metodi contraccettivi e a una nuova mentalità tesa a programmare razionalmente la famiglia), si ebbe così un sensibile
aumento della popolazione.
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