Depositi a risparmio libero

Di Redazione Studenti.

I depositi a risparmio libero sono stati per tanto tempo la più comune forma di investimento per i piccoli risparmiatori e quindi anche il principale strumento di approvvigionamento per le banche.

Osservati dal punto di vista della banca, questi depositi sono operazioni di provvista caratterizzate da un'elevata giacenza media, il che vuol dire che le somme depositate sono in genere destinate a restare nel deposito per lunghi periodi in quanto si tratta spesso di risparmi delle famiglie durevolmente sottratti al consumo e depositati in banca affinché possano fruttare nel tempo degli interessi. D'altra parte però c'è anche un aspetto negativo, cioè gli interessi che la banca deve corrispondere su questi depositi sono più elevati di quelli che vengono corrisposti su altri depositi oggi maggiormente utilizzati, come ad esempio i conti correnti di corrispondenza passivi.

Osservati dal punto di vista del risparmiatore, sono operazioni di impiego del risparmio che garantiscono la disponibilità immediata delle somme depositate e un discreto tasso di interesse, ma presentano il grande svantaggio della scomodità: tutti i versamenti devono essere effettuati in contanti o con assegni emessi dalla banca presso cui è aperto il deposito a risparmio libero e tutti i prelevamenti devono essere effettuati in contanti, quindi non ci sono i servizi di domiciliazione delle utenze, i bonifici, le carte di credito, i bancomat, gli assegni, insomma tutti quegli strumenti che vengono offerti con i conti correnti di corrispondenza e che al giorno d'oggi sono largamente usati.
Al momento dell'apertura del deposito, l'incaricato della banca prende ovviamente le generalità del depositante il quale provvede al compimento della prima operazione che deve essere necessariamente un versamento (ricordiamo infatti che un'altra caratteristica fondamentale di questi depositi è che essi devono essere sempre attivi e, limitatamente ai libretti al portatore, non possono eccedere il saldo attivo di 20 milioni di lire, ovvero € 10.329 ). Al cliente viene quindi consegnato il libretto di risparmio sul quale verranno di volta in volta annotate tutte le operazioni di versamento e prelevamento compiute sul conto.

I libretti possono essere nominativi o al portatore.
Se sono nominativi significa che solo il cliente o un suo delegato può procedere ai prelevamenti mentre chiunque ovviamente può procedere a versamenti. In caso di smarrimento di un libretto nominativo, il cliente ne da comunicazione alla banca che mette un avviso nella filiale in cui invita il possessore a riconsegnarlo. Se questo non avviene, dopo 90 giorni il vecchio libretto diviene inutilizzabile e ne viene emesso un duplicato.
Se sono al portatore significa che chi ne ha possesso può procedere al compimento di prelevamenti e versamenti in tutta libertà. La banca non è tenuta a verificare che il soggetto che presenta il libretto ne sia il legittimo possessore, quindi c'è il grande problema che se il libretto viene rubato o perso il soggetto che ne entra in possesso può prosciugare il conto senza difficoltà. Anche la procedura di ammortamento in questo caso è più complessa. Infatti la denuncia va fatta sia alla banca che all'autorità giudiziaria, la quale eseguite le necessarie indagini dichiara nullo il libretto al portatore perso o rubato (decreto di ammortamento) e invita la banca a rilasciare un duplicato non prima che siano trascorsi 90 giorni e non oltre i 180 giorni dalla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale.
La ragione del termine minimo sta nel fatto che è previsto il reclamo da parte del possessore del libretto al momento dell'emissione del decreto di ammortamento (ovviamente se si tratta di un ladro il reclamo è piuttosto improbabile, ma se si trattasse invece di un legittimo proprietario che aveva ricevuto il libretto come mezzo di pagamento e poi se lo vede annullare, beh allora a quel punto il reclamo è il minimo che possa fare).
Per quanto attiene alla movimentazione del deposito a risparmio libero, va detto che tutti i prelevamenti devono essere effettuati in contanti (niente bonifici, assegni, carte di credito, bancomat e quant'altro) mentre invece per i versamenti si può usare denaro contante, ma anche assegni bancari emessi da un correntista della stessa banca su cui si trova il deposito a risparmio libero e anche assegni circolari ma solo se emessi dalla banca su cui si trova il deposito a risparmio libero. Tutti gli altri titoli di credito bancari possono essere riscossi a discrezione del dipendente della filiale presso cui è aperto il deposito e solo se il libretto del deposito è nominativo e di solito la valuta dell'accreditamento è di qualche giorno successiva al versamento (unico caso in cui la valuta e la data dell'operazione non coincidono).