Come diventare curatore di mostre

Di Gigiotto Del Vecchio.

Autoritratto sincero quasi d'autore

COME DIVENTARE CURATORE DI MOSTRE - Il lavoro di curatore, di critico d'arte è il riappropriarsi gentilmente ed in termini di collaborazione, dell'altrui lavoro e provare a contribuire alla sua diffusione. L'organizzazione di mostre, ma anche l'organizzazione di spazi in cui l'arte e gli artisti potessero esprimersi, mi fa sentire bene. Non c'è cosa più bella della condivisione di sogni e riflessioni.

Lavoro per Curatore di mostre - Tante opportunità nel CercaLavoro

La prima mostra l'ho curata in un piccolo spazio di Caserta, città da cui vengo. Andò bene, venne gente e fu un discreto successo. Il successo che bastava per capire che bisognava andare avanti e organizzarne ancora. Così feci. Intanto i miei rapporti di scambio e di collaborazione con giovani artisti amici si intensificavano. Loro creavano ed io organizzavo le mostre. Poi avviai uno spazio espositivo, sempre a Caserta, Mediarte.
come-diventare-curatore-mostreLì conobbi Achille Bonito Oliva, che all'epoca, siamo nel 1995, era una sorta di mito. Attraverso di lui iniziai a riflettere sulla professionalità di ciò che facevo, su come far diventare sempre più definiti, in termini qualitativi e di ricerca, i miei interessi e su come farli diventare lavoro. Si trattava ancora di sforzi, di tanti sforzi da fare per poterci essere per potermi finalmente iniziare a sentire un professionista. Poi tanto studio, tante mostre viste in giro, i primi viaggi finalizzati all'arte, sempre più studi di artisti visitati. Tanta umiltà ma anche tanta convinzione. Cercare di riconoscere i propri limiti ed errori e su questi lavorare. Fino al grande passo, all'epoca lo era, di lasciare la provincia per la grande città: Milano.

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Milano rappresentava il posto in cui si doveva essere se si voleva essere nell'arte. Se si voleva conoscere e capire il suo sistema, le gallerie, i curatori, gli artisti di cui si era solo letto sui giornali e sulle riviste specializzate. Cominciai e collaborare con Flash Art, le mostre che visitavo erano sempre più importanti e formative. E le cose che anche io organizzavo le volevo sempre migliori. Sentivo di dover essere sempre più esigente.

Potrei andare avanti e raccontare ogni singolo episodio, la decisione di aprire un altro spazio, (con la mostra di Annika Larsson) a casa di un artista, Manlio Caropreso : MC Magma, questo il nome e sempre a Milano. O potrei raccontare della mia prima mostra in una vera galleria d'arte, da Alberto Peola a Torino, titolo dell'esposizione: Silence. O la collaborazione con la Biennale di Venezia, o del mio ritorno a Napoli, etc. etc.

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Ma non credo sia questo ciò che realmente importi.

Si tratterebbe solo di una cronologia utile al racconto ma meno alla sostanza della testimonianza. L'importante è l'aver voluto fortemente lavorare e l'aver voluto fortemente capire, e ciò probabilmente rappresenta la differenza, di cosa mi stavo occupando e come poter raccontare ciò che vedevo, che sentivo.

E poi il rispetto per la cultura e per il pubblico che viene alle tue rappresentazioni.

Fino ad oggi, tra le tante cose di cui mi occupo, finalmente gestisco, con Stefania Palumbo , mia socia e compagna nella vita, uno spazio tutto mio di proposta culturale, a Napoli. Si chiama Supportico Lopez. Ci piace definirlo un'emergenza curatoriale, la prova che se a volte non ti organizzi, non inventi il tuo lavoro, nessuno ti dà nulla.

La mia esperienza lavorativa, ancora oggi dura e tutta da sostenere, può essere d'aiuto anche se sottolinea quella che in fondo è una banalità: si fa bene ciò in cui si crede. Ma non basta. Il lavoro, la conoscenza, l'approfondimento, danno piacere se con loro si ha un rapporto vero e naturale. Il proprio piacere se comunicato con verità può rappresentare il piacere altrui. A volte la banalità va tenuta in considerazione, può spiegare più di quanto si creda.